GASTRITE: IL FUOCO DENTRO DI NOI

La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica, la parete interna dello stomaco a contatto coi cibi, che causa bruciore simile ad una fiamma che divampa e “mangia” dall’interno. L’aumento dell’acidità gastrica equivale a un meccanismo autoaggressivo, ad un’esplosione che non trova altri sbocchi.

I sintomi correlati alla gastrite possono essere :

  •  nausea e vomito come tentativo di liberarsi di emozioni dolorose e inaccettabili.
  • gonfiore riempie lo stomaco di qualcosa di inesistente, aria, per colmare carenza emotiva e di autostima;
  • acidità rappresenta l’aggressività e la rabbia mai espressa, il dover ingoiare troppi “bocconi amari”, associati ad una mancanza di autostima e sicurezza di sé e del rapporto con gli altri tali da impedire uno sfogo esterno
  • esofagite da reflusso, un bruciore retrosternale che può salire verso la gola e la cavità orale, può simboleggiare la paura di affrontare qualcosa di nuovo, preferendo tornare sui propri passi, proprio quando si è spinti da una carica aggressiva verso la distruzione del vecchio in favore del nuovo.

Come è facile rilevare, l’emozione che veicola i suddetti disturbi è l’aggressività: ingoiare bocconi amari, mandare giù situazioni stressanti, fare qualcosa contro la propria volontà, o voler tenere tutto sotto controllo, porta ad una sua esacerbazione gran parte delle volte a carico delle mucose intestinali.  In questo modo la tensione crea rabbia che diviene energia pronta ad esplodere all’interno dello stomaco bruciandolo.

Basti pensare a quante volte abbiamo detto: “Questa cosa mi è rimasta sullo stomaco”, “il solo pensarci mi da la nausea”?, “E’ un colpo troppo duro da digerire”… Questi e tanti altri modi di dire simboleggiano la presenza di qualcosa che non riusciamo a metabolizzare dentro di noi, come un legame, un vissuto o un’emozione. Sin dai primi istanti della nostra vita abbiamo iniziato a relazionarci con la realtà attraverso l’esperienza del nutrimento, caricando di forti investimenti emotivi il cibo introiettato. Il cibo infatti non è mai separato dal contesto in cui viene assunto venendone quindi influenzato. Ad esempio sappiamo bene come un pasto possa divenire indigesto se consumato insieme a persone sgradevoli o in un’atmosfera di tensione, è stato addirittura osservato che in presenza di persone con cui non siamo a nostro agio la quantità di cibo assunto è maggiore proprio per compensare il senso di disagio.

Gli alimenti veicolano nel nostro stomaco le emozioni e i sentimenti a cui sono associati. È quindi importante comprendere che, se si ammala lo stomaco, ciò non dipende solo dal tipo di cibo ingerito, ma dal cibo simbolico, ovvero al nutrimento emotivo e affettivo. Pertanto, se è bene valutare quali cibi ci risultano indigesti,  sarà bene anche valutare di quali emozioni, persone, relazioni è opportuno liberarsi.

Partendo dal concetto che mente e corpo rappresentano un’unica entità, capirai bene che mettere a tacere il disagio con un antiacido rappresenta un palliativo di breve durata. E’ necessario prendere consapevolezza della situazione che ti sta creando un tale stress o una tale rabbia da abbassare le tue difese naturali. Cosa non riesci a buttare giù, cosa non riesci a digerire?

Tutte le patologie che interessano lo stomaco manifestano, dunque, un difficile rapporto con la digestione della vita che si sta vivendo, delle relazioni e delle esperienze con l’altro. Se il tuo corpo ti manda un segnale d’allarme, ascoltalo: non metterlo a tacere.

Le malattie dell’anima sono più pericolose e più numerose di quelle del corpo.
(Cicerone)