Astrattismo in Malevic: un’arte emozionale

Malevic crea l’astrattismo puro. Cos’è? Come si può sostenere che sia arte un quadrato nero dipinto su uno bianco? Proviamo a scoprirlo in questo articolo

L’astrattismo fa la sua apparizione nel periodo che viene definito fin du siècle, a cavallo tra Ottocento e Novecento. In questo particolare periodo storico non furono pochi i trambusti: in ambito politico, scientifico, sociale e culturale. Il disfacimento degli imperi, le scoperte scientifiche, le rivoluzioni industriali… si aggiungevano ad una progressiva presa di coscienza per la situazione dei proletari, relegati ai margini.

La società appariva ad artisti e letterati ormai condannata, guastata dall’avidità e dal consumismo. Ed è in questa nuova consapevolezza che si inserisce l’astrattismo, che, come vedremo, arriverà a forme estreme con le opere derivanti dal suprematismo russo.

Nel 1913 il pittore russo Kasimir Malevic dipinge “quadrato nero su sfondo bianco”, un’opera lontana dalle rappresentazioni della realtà. Come interpretare quest’opera così lontana dai canoni classici? E come si spiega l’emozione che è in grado di suscitare nei suoi fruitori?

L’artista: la sublimazione degli istinti

Sono diversi gli approcci che la psicologia analitica utilizza per studiare l’arte. I protagonisti presi in esame, tuttavia, sono sempre 3: l’artista, l’opera e il fruitore. Focalizziamoci sul primo elemento d’esame: l’artista, il quale non comunica direttamente con il fruitore, ma usa l’opera come mezzo di contatto. L’opera, a sua volta, comunica con il fruitore attraverso caratteristiche strutturali, compositive e semantiche.

Analizzando l’opera di Malevic potremmo dedurre che l’artista veda nell’arte non un raggiungimento della bellezza, ma la capacità di liberare tensioni e conflitti presenti nel suo inconscio. Come teorizzerà Freud, vi è nella creazione artistica una sorta di meccanismo di difesa. L’arte risulta un meccanismo di sublimazione di spinte altrimenti distruttive, e non accettate socialmente. 

L’artista si discosta dalla realtà che lo circonda, non è interessato alla sua rappresentazione, e nemmeno a quella dell’Io, come vedremo meglio più avanti. L’arte è per lui un atto puro, in cui non si fanno collegamenti con la realtà oggettiva.

L’opera: dissolvenza dell’Io nel processo di creazione

Proseguiamo considerando il secondo soggetto: l’opera. Con l’astrattismo si giunge ad un’arte come mero <<atto>> espressivo: la pura canalizzazione dell’energia psichica nell’oggetto d’arte. Per Arnheim anche una linea tracciata su un foglio è come una pietra lanciata in uno stagno, nell’opera visiva si deve cogliere/vedere l’azione dell’artista. Secondo le teorie della Gestalt, l’arte è anche espressione soggettiva di una realtà oggettiva, ossia un vissuto condiviso da più persone: l’arte, compresa quella astratta – sebbene non intenda rappresentare la realtà – si configura dunque anche come mezzo per conoscere il mondo, analizzarlo.

Di fatti, Malevic non fu l’unico a giungere all’astrattismo nello stesso periodo, ma fecero lo stesso Kandinskij e Mondrian. L’arte aiuta dunque a comprendere le componenti psichiche e sociali degli individui in un dato periodo.

Si scorgono, nello stesso periodo, seppure in forme diverse, un progressivo allontanamento dalla rappresentazione della realtà anche in altre correnti artistiche. Nel rifiuto per la realtà, l’artista pone tutta la soggettività nell’opera che taglia fuori l’oggettivo, il concreto, il contingente, motivo di turbamento: quindi la realtà esterna, ma anche l’Io e i suoi conflitti.

Il fruitore: l’emozione

Concludiamo con l’ultimo elemento preso in esame: il fruitore.

L’opera d’arte di Malevic provoca un certo spaesamento. Perchè?

La Gestalt individua il “postulato isomorfismo”, secondo cui c’è una correlazione tra l’attività fisiologica del cervello e la percezione dello stimolo; per questo si instaura una sorta di relazione empatica tra l’opera d’arte (lo stimolo) e il fruitore (l’attività fisiologica del cervello), attraverso cui possiamo cogliere l’intento espressivo e rappresentativo dell’artista. Da un punto di vista neurologico/chimico, l’artista è dunque abile a trovare degli stimoli adeguati ad eccitare il cervello dello spettatore. Da un punto di vista psicologico, entra in gioco lo junghiano inconscio collettivo, che spiega in che maniera lo stimolo è colto da più individui.

Questo processo è possibile in quanto sono espressi nell’opera degli archetipi, forme di rappresentazione che fanno parte del nostro inconscio sovrapersonale, e primordiale: il tesoro nascosto al quale l’umanità ha via via attinto per creare e dal quale ha fatto emergere i suoi dei e demoni e tutte quelle idee possenti senza le quali l’uomo cessa di essere uomo, scrive Jung.

L’astrattismo con forme semplici (righe, forme geometriche, colori plastici) è capace di comunicare attraverso l’oggetto d’arte da inconscio a inconscio, senza la mediazione razionale della persona, dell’Io. Nel quadro “quadrato nero su sfondo bianco”, l’Io è rappresentato dal bianco, il non-colore, il nulla, ma compare in quanto colto per via del contrasto col nero. Nel quadro successivo “Quadrato bianco su sfondo bianco”, l’intenzione di Malevic è quella di far scomparire del tutto l’Io, istanza oggettiva, realtà, pensiero razionale. L’Io è il bianco, dunque scompare ogni rappresentazione alla vista, è il nulla.

http://psiche.org/pillole-di-psiche/lerrore-freud-paul-watzlavick/

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