La mancanza di qualcuno che abbiamo scelto di perdere

mancanza di qualcuno

Ogni volta che una storia d’amore finisce si genera un vuoto. Anzi, si generano molti vuoti.

C’è il vuoto emotivo. Improvvisamente manca l’oggetto dell’amore, ma l’amore c’è ancora e non sappiamo più a chi darlo. Molti cercano di colmare questo vuoto con piccole avventure sentimentali.

C’è il vuoto fisico. La tenerezza delle coccole, il calore del suo corpo steso accanto al tuo, il letto vuoto sono tutte cose di cui il nostro corpo si accorge prima ancora che lo faccia la nostra mente.

C’è il vuoto fattuale. Tutti quei piccoli gesti della routine che prevedevano la sua presenza scompaiono assieme alla persona perduta.

Perché tutto quel male nel ricordo diventa bene.

Qui non si parla di qualcuno che ci è stato strappato via dagli eventi, parliamo di qualcuno che abbiamo deciso di non frequentare più perché con lui la vita stava diventando insopportabile.

Ma allora perché quando se ne va, il suo ricordo è così dolce?

Perché quando ci innamoriamo di qualcuno ci innamoriamo sempre dell’idea che ci facciamo di lui. Poi la vita, cioè la quotidianità si insinua in quell’idea e ci mostra la realtà. E certe volte la realtà è molto diversa da come l’avevamo immaginata.

Allora decidiamo di allontanare quella presenza negativa e liberarci in questo modo di tutta una serie di circostanze spiacevoli.

Però l’idea rimane. Resta nella nostra mente per molto tempo e ci ricorda incessantemente cosa ci aspettavamo di trovare in quella persona.

Le idee nei ricordi sono molto più forti della realtà. La realtà viene manipolato dal pensiero mentre l’idea è già pensiero.

 

 La mancanza di qualcuno che abbiamo scelto di perdere.

Quando sentiamo la mancanza di qualcuno che abbiamo scelto di perdere, sentiamo la mancanza dell’ideale che eravamo costruiti nella testa.

Non lo si può accettare volontariamente, deve intervenire il tempo per allontanare quell’idea grazie a tutte le cose nuove che ci capiteranno nella vita.

È difficile da capire, ma è meglio vivere nel ricordo doloroso di quello che poteva essere che ricadere in una nuova realtà sempre identica nel dolore.

La maturità emotiva è proprio questo, saper accettare e rispettare il dolore del vuoto causato dalla nostra idealizzazione di una persona, per fare posto a una felicità vera, consumata nella quotidianità di una storia d’amore che funziona nella realtà.

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Francesco Boz

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