Ricordi: cosa fare quando arrivano

I ricordi sono preziosi alleati nella vita di tutti i giorni ed in un’ottica filogenetica, utili all’evoluzione della specie. Proviamo per un istante ad immaginare una vita in loro assenza, sarebbe difficile anche la minima azione, poiché non avremmo traccia dell’esperienza fatta e dell’insegnamento acquisito. I ricordi di esperienze sgradevoli possono essere da monito alla loro riproduzione così come quelli di esperienze piacevoli, incoraggiarci alla loro ripetizione.

Ma cosa accade quando certi ricordi affiorano in modo ripetitivo e prepotente?

Nel nostro organismo ogni reazione ed azione ha uno scopo preciso e l’emersione di specifici ricordi avviene perchè il cervello necessita dell’energia e sensazioni che abbiamo provato in quella situazione. La loro funzione è quindi orientata al futuro, mai al passato. “Mi è venuto in mente come giocavo da bambino, mi sono perso in quel ricordo e questo mi ha fatto venire un sacco di idee per il mio lavoro”. Questo l’atteggiamento giusto. Quando ci arriva un ricordo, la prima domanda da porci è: “dove mi vorrà portare? Cosa mi vuole fare scoprire?”. Occorre quindi approcciarsi a loro in chiave simbolica, mai letterale. Sono un messaggio da decifrare che il nostro mondo interiore usa per portarci su sentieri che ci appartengono ma che non abbiamo ancora intrapreso, specialmente quando sono ricorrenti: c’è qualcosa di intimamente nostro che dobbiamo intraprendere ma che continuiamo a rinviare. Il ricordo è il biglietto per il viaggio e fissarsi su di lui è come tenersi in tasca un biglietto già timbrato. Ma l’aereo deve partire.

Quello che occorre fare non è quindi riportare il passato nel nostro presente, bensì chiederci: “Cosa sto tralasciando nella mia vita di autentico, di spontaneo, di naturale?

Evitiamo quindi di:

1) Vittimizzarci:  Quando affiorano ricordi dolorosi proviamo a percepire la sensazione che proviamo, ad accoglierla e lasciarla espandere per qualche secondo per farle svolgere la sua funzione, che è sempre trasformativa, mai punitiva. I ricordi di esperienze dolorose ci riportano a una immagine di noi fragile: se in quell’occasione lo siamo stati non vuol dire che lo saremo sempre. A meno che non ci identifichiamo con quell’immagine di noi continuando a rievocarla.

2) Cercare spiegazioni: Non è sempre facile capire quali sono le ragioni di ciò che è accaduto. Non sarà scervellandosi e continuando a riportare alla mente tutti i dettagli che troveremo una spiegazione. Finiremo invece col costruircene una, di solito scorretta e fuorviante. La memoria non è fedele riproduttrice dell’esperienza, ed il cervello riempie i vuoti o le discordanze, con l’immaginazione.

3) Rifugiarci nella nostalgia: Capita soprattutto quando il presente è povero e deludente, tuttavia cercare conforto nel passato serve solo a farci sentire ancora più insoddisfatti e poco ricettivi verso ciò che ci circonda rinforzando la condizione stagnante nella quale ci troviamo.

Usiamo quindi l’energia del ricordo per orientarci nostro futuro, non per ricostruire il passato nel nostro presente.

 

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