Elogio della solitudine

Solitudine

La nostra epoca verrà ricordata dai posteri come il periodo dell’iper connessione sociale.

Nell’ultimo decennio, con l’arrivo di internet, si è creato un vero e proprio mercato della socialità. Non è una tendenza nuova, locali, discoteche, vacanze e tantissime altre attività ludiche da sempre vendono al pubblico uno spazio dove coltivare le relazioni interpersonali. Dopo il 2000 la novità è stata attribuire questa funzione di aggregazione a un non luogo: internet.

Come ci ha perfettamente spiegato il filoso francese Michel Foucault, esistono dei non luoghi, che lui chiama eterotopie, che non rispondono alle normali regole sociali. Foucault portava a sostegno del suo pensiero esempi propri del suo periodo, ospedali, cimiteri, manicomi, luoghi fisico dove nessuno si comporta come farebbe al di fuori di essi.

Oggi il non luogo per eccellenza è internet, nessuno nella vita vera può avere 5000 amici. Facebook però l’ha reso possibile.

Come ogni cambiamento epocale, anche l’era social richiede un periodo fisiologico di adattamento, un’evoluzione dei costumi e delle abitudini necessaria per adattarsi al nuovo ambiente.

Abbiamo la testa troppo piena.

I social network hanno spazzato via l’ozio. Oggi abbiamo la testa troppo piena di cose astratte. Ogni post che leggiamo sulla nostra bacheca accende un pensiero ipotetico, quasi sempre non finalizzato all’azione. Questo è molto pericoloso.

Esistono personalità più vulnerabili di altre ai rischi del pensiero astratto. Per esempio chi rimugina molto, chi è incline all’ansia o alla gelosia. Una frase letta nel limbo di facebook può diventare materiale per ore di ragionamenti inutili, in quanto privi di concretezza.

Perché ha scritto così? Voleva che lo leggessi io?

Come fa a permettersi quella vita, la vorrei anch’io ma non riesco a raggiungerla. Dove sbaglio?

Lei gli ha messo like, è solo un like o tra loro c’è qualcosa che non so?

Sulla base di pensieri simili si può costruire un castello di dolore, chiudersi dentro e gettare via la chiave.

 

Come fuggire da questa prigione di socialità.

L’unica via che conduce alla libertà è allontanarsi da tutto. Dobbiamo imparare a prenderci cura di noi e il primo passo per farlo è stare un po’ con noi, riscoprire l’ozio.

Via il computer, lo smartphone, i tablet e via anche le persone. Stenditi sul letto, su un prato, sul divano e ascolta il fluire dei tuoi pensieri. È questo il vero lusso che puoi concederti.

Stare soli con se stessi è difficilissimo perché non ci siamo più abituati. Dovrai imparare a farlo gradualmente. 5 minuti, poi 10, poi un quarto d’ora, fino a quando quegli attimi da strani e spiacevoli non diventeranno confortevoli.

 

Quali sono i vantaggi di stare soli con se stessi.

Purificare la mente.

Stando solo e isolato da tutto getti via la zavorra della vita. Tutti i pensieri non finalizzati che ingombrano la tua mente si sgretolano e lasciano spazio al ragionamento efficace.

Esaltare la creatività.

Non esistono persone poco creative, ci sono persone che hanno esercitato la propria creatività e altre che non ne hanno avuto tempo. Se cominci a ritagliarti del tempo per oziare, presto sentirai il bisogno di riempire quel tempo creando qualcosa.

Migliorare la fiducia in se stessi.

Siamo i migliori giudici di noi stessi. Il problema è che ci facciamo influenzare troppo dal mondo esterno e perciò la nostra mete non è abbastanza lucida per analizzare il nostro operato oggettivamente. Le opinioni che abbiamo di noi stessi sono la sintesi del pensiero di altri. Ritrovando noi stessi ritroveremo anche la lucidità mentale per capire dove siamo stati bravi e dove invece sbagliamo.

Facilitare la presa di decisioni.

Non diventa più preciso solo il giudizio su noi stessi, migliora anche l’analisi del mondo esterno. Chi deve prendere decisioni importanti dovrebbe sempre farlo dopo aver oziato.

Rafforza i rapporti con gli altri.

Gaber cantava, “la solitudine non è mica una follia, è indispensabile per stare bene in compagnia”. È vero. L’esaltazione dei rapporti interpersonali avviene quando abbiamo il tempo di capire cosa cerchiamo. Se non passiamo del tempo soli con noi stessi non possiamo capire quali sono le nostre necessità, cosa desideriamo trovare negli altri perché a noi manca.

 

I VANTAGGI DELLO STARE DA SOLI:

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Francesco Boz

Le cose vanno bene - rispondiamo sorridendo per rassicurare noi stessi

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