BONUS PSICOLOGO: ANALISI DI UNA PROFESSIONISTA SULLA MISURA APPENA INTRODOTTA

Autori: Vacchiano, Caruso.

Supervisor: La Tona, A.

Approvato tra il 16 e il 17 febbraio 2022 dalle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, l’emendamento al decreto Milleproroghe (convertito in legge e pubblicato in G.U. il 28 frebbaio) ha permesso al Governo di dare finalmente il via libera al c.d. bonus psicologo.

 Si legge nell’emendamento che il contributo servirà a pagare «sessioni di psicoterapia fruibili presso specialisti privati regolarmente iscritti all’albo degli psicoterapeuti».
Come evidenziato da una recente ricerca statistica del Sole 24 ore, sono milioni gli italiani che hanno sofferto o soffrono di forti disagi dopo due duri anni di emergenza sanitaria. Si legge infatti che «il 31% della popolazione al di sopra dei 18 anni ha una situazione di stress psicologico significativo. Al di sotto dei 18 anni questa percentuale sale al 50%.»

Il primo iniziale stanziamento per sostenere la misura è pari 10 milioni di euro, ai quali tuttavia si aggiungeranno ulteriori 10 milioni utili a potenziare i servizi di salute mentale presenti sul territorio nazionale.

Pur dovendo aspettare la pubblicazione del relativo decreto attuativo previsto per fine marzo, sono già emersi i primi dettagli circa le modalità di accesso e fruizione di questo tanto atteso contributo economico.

Si dovrebbe trattare di un voucher (verosimilmente telematico, alla stessa stregua del bonus vacanza), erogato su riscontro positivo del medico di base, il cui importo potrà arrivare al massimo a 600 euro all’anno, potendo soddisfare le richieste di circa 18 mila persone.
Punto fondamentale della misura che è che al bonus sarà possibile accedere in base alla situazione economica fotografata dai dati Isee: il tetto massimo è stato fissato a 50mila euro, puntando a favorire i redditi più bassi.

In attesa dell’apposito decreto attuativo da parte del Ministro della salute che chiarirà in via definitiva le modalità di presentazione della domanda, abbiamo contattato per una prima valutazione del provvedimento la dottoressa Caterina Caruso, laureata in “Scienze e tecniche psicologiche” e attualmente laureanda al corso magistrale di “Psicologia: neuroscienze cognitive” all’Università degli Studi di Napoli, Suor Orsola Benincasa.


Di seguito, si riporta il risultato dell’intervista che ne è seguita, foriera di spunti interessanti per comprendere fino in fondo la portata della misura introdotta.

Dottoressa, innanzitutto quali sono, a suo avviso, le difficoltà di natura psicologica maturate dalla popolazione a seguito della pandemia?

“Dobbiamo rimarcare la pericolosità delle patologie che stanno affliggendo gran parte della popolazione, soprattutto giovanile, a seguito dei vari periodi di lockdown che abbiamo subito. Prima fra tutte la c.d. sindrome della capanna, che costringe i giovani a trincerarsi in casa e ad avere paura della socialità, con inevitabili ripercussioni sulla vitalità di ognuno di loro.
Tengo a sottolineare un aspetto del discorso, che potrebbe apparire scontato: è necessario affidarsi ad esperti di cui si conosce a pieno la professionalità. Così come quando in caso di problemi fisici cerchiamo lo specialista più qualificato del settore di riferimento, anche quando dobbiamo affrontare patologie di natura psichica dobbiamo rivolgerci al giusto psicoterapeuta. Sembra superfluo ricordarlo, ma il rapporto paziente-analista è sempre un rapporto uno ad uno, per cui è doveroso scegliere la persona a cui dare fiducia.”

A questo proposito, è del parere che quanto fatto dal Governo col bonus psicologo di neo-introduzione sia economicamente sufficiente?

“Ritengo che lo stanziamento in parola sia stato quantificato sulla base della situazione economica recessiva del paese, già falcidiata dalle misure da pandemia da Covid 19.
Per quanto riguardo il limite legato alla capacità reddituale delle famiglie, sicuramente dare priorità ai contesti economicamente più deboli risulta fondamentale. Allo stesso tempo, voglio precisare che in questo senso potrebbe crearsi una spaccatura sociale, insinuando il dubbio che solo chi ha meno possibilità finanziarie ha bisogno del supporto psicologico. Prevedere un incentivo o una qualche forma di agevolazione anche svincolata dai dati ISEE, darebbe nuova luce alla figura della psicologo, elemento indispensabile nella vita di qualsiasi persona, a prescindere dalla classa socio-economica di appartenenza.”
 
Quindi si è già fatta un sua idea sulle prospettate modalità di erogazione del beneficio?

“Come anticipato, la volontà di stabilire come condizione un tetto ISEE prestabilito non è, almeno inizialmente, uno sbaglio da parte del governo. Errato, secondo la mia considerazione, è prevedere, come modalità di attuazione del beneficio, il rilascio di un voucher: è indubbio che in tal modo se ne renda più ostica la fruizione, soprattutto da parte di persone non ancora avvezze agli strumenti telematici.
Infine il limite massimo di 600 euro: in proporzione allo stanziamento dei dieci milioni stanziati (di cui auspico quantomeno il rinnovo per gli anni a venire), credo sia una quantificazione tutto sommato giusta, considerando già il notevole esborso statale per il reddito di cittadinanza. Tuttavia, se pensiamo che il costo minimo di una singola seduta è pari a 50 euro, la somma va necessariamente rivista, perché il privato può ambire ad un massimo di dieci, dodici incontri. Non si può assolutamente pensare che possa bastare.”
 
Infine, una chiosa sul rapporto medico-psicologo che necessariamente questa misura dovrà determinare. Il dato che suddetto bonus verrà erogato previa prescrizione del medico di base, potrebbe portare, a suo avviso, ad una consequenziale svalutazione, o peggio subordinazione del vostro ruolo?

“Non sono affatto di questa idea. Il medico di base rappresenta sempre un punto di riferimento per i pazienti, perché è sempre in grado di indirizzarli verso lo specialista più adatto. In questo caso, verrebbe a crearsi un utile punto di collegamento con la individualità dello psicologo, che spesso viene fraintesa o peggio sottovalutata.
Non vi è alcun rischio di svalutazione della nostra attività, figuriamoci pensare ad una sorta di subordinazione professionale dello psicologo al medico stesso.
Ricordiamo che solo il medico è competente a rilasciare prescrizioni:quest’ultimo avrà quindi solo il compito di indicare, previo riscontro iniziale col paziente, che sussistono i presupposti per accedere al bonus, indicando contestualmente qual è il professionista più adatto al caso di specie.
A costo di sembrare ridondante, voglio  quindi rimarcare la positività di questo contributo economico: guardo ad una possibile svolta, ad una prospettiva diversa che muti il modo di guardare al rapporto tra psicologo e paziente. Stiamo parlando di uno strumento volto a prevenire problematiche psichiche sia per le individualità, anziane o giovani che siano, sia per le stesse famiglie, al cui interno i rapporti durante la pandemia sono inevitabilmente cambiati.
Dobbiamo leggere questa misura come uno spiraglio di cultura, vederla in maniera positiva per avere maggiore positività in futuro. Chissà che questo sia il giusto punto di partenza per una nuova stagione di riforme in materia.”

Si ringrazia la dottoressa Caruso per l’apprezzabile contributo fornito.

Articolo di Giovanni Valentino Vacchiano.

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Antonino La Tona