L’ansia mi fa sembrare una stronza

Holly Riordan è una giovane blogger americana che ama scrivere.

Ama scrivere perché in questo modo riesce a comunicare quello che prova senza interferenze. Perché purtroppo, nella vita reale l’ansia la blocca e lei non riesce a relazionarsi con gli altri come vorrebbe. Sa di risultare antipatica, però non può farci nulla.

In questo breve scritto, Holly racconta cosa significa per lei convivere con l’ansia.

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L’ansia mi fa sembrare una stronza

Non riesco a comunicare con le persone.

Mi agita telefonare e parlare con gli sconosciuti. Mi spaventa anche scambiarmi messaggi con certi amici, ho paura che non si capisca il tono delle mie parole, magari poi risultano dure senza che io lo voglia. Come faccio in un messaggio a riproporre tutte le sfumature del linguaggio? Allora lo cancello e lo riscrivo più e più volte. Il tempo passa e la mia risposta non arriva. E così sembra che me ne frego di rispondere.

Non è così. È il contrario. Sono talmente coinvolta dalla necessità di rispondere che non ci riesco.

Sembra che me la tiro perché non rivolgo la parola quasi a nessuno e sorrido a fatica. Non me la sto tirando, cerco solo di sopravvivere, perché purtroppo per me le interazioni sociali sono difficilissime.

Per questo stesso motivo non ti guardo mai negli occhi quando mi parli. Piuttosto ti guardo le labbre, a volte il naso, spesso il muro dietro di te. Mi capita addirittura di guardare il telefono pur di non dover sostenere lo sguardo. Lo so, così sembra che non mi interessi quella conversazione e ciò che vuoi dirmi. Ma fuggire il tuo sguardo è l’unico modo in cui riesco a prestare attenzione alle tue parole. Potrei sforzarmi e guardati dritto negli occhi, ma la tensione mi impedirebbe di capire cosa dici.

Forse a causa di questi difetti, non ho molti amici. Sicuramente sono considerata una pessima amica.

Non dico la mia durante le conversazioni. In gruppo sto zitta. Le persone pensano che io sia seduta in silenzio a giudicarle quando in realtà sto solo cercando il momento opportuno per dire la mia. Raramente però ci riesco. E invidio chi ci riesce, lo invidio moltissimo.

Nessuno può immaginare che il mio comportamento sia colpa dell’ansia. Alcuni pensano che sia stanca, tranquilla, timida o solo antipatica.

D’altra parte come potrebbero mai immaginare che io sia una persona ansiosa. Non faccio nulla di plateale, come per esempio iperventilare dentro un sacchetto di cartone. La mia ansia è tutta dentro di me.

Prima di uscire con gli amici mi coglie una terribile ansia anticipatoria. Immagino tutto quello che può andare male. Mi vedo proiettata in situazioni imbarazzanti. Certe volte grido, perché quando sono sola posso sfogarmi.

Invece, quando arrivo dai miei amici, internalizzo tutto. Non lascio trasparire più nessuna emozione. Evito di attirare l’attenzione, per questo cerco di controllare il mio corpo, i tremori, nascondo i palmi delle mani sudate, scelgo le zone dove la luce è più bassa per nascondere il rossore. Ma anche se fuori sembro normale, dentro sono un vulcano.

L’ansia oggi non mi è ancora passata. Ma continuo a nasconderla per quanto mi sia possibile. Mi agito pensando a come gli altri mi vedono e cosa pensano delle mie parole. Per non parlare di quando mi convinco che qualcuno mi abbia guardato in modo strano.

Se l’ansia supera certi livelli allora scappo in bagno e mi sciacquo il viso con l’acqua fredda, respiro profondamente, mi calmo e torno tra le persone.

A loro sembra che vada tutto bene. Non va bene per niente. Non va mai bene.

Non riesco mai a godere niente della mia vita. Mi rendo conto di quante occasioni di felicità perdo e questo mi deprime. Una delle cose che mi affligge di più è non riuscire a dire quello che penso nei contesti sociali. Vorrei tanto condividere la mia opinione con gli altri.

E invece l’ansia mi fa sembrare una stronza.

Vi giuro che non lo sono. Sono solo una persona che prova a farsi accettare, ma si sente di non appartenere a nessuno per colpa dell’ansia.