La quinta ondata della pandemia: la salute mentale degli adolescenti.

AUTRICE: ANNAMARIA NUZZO

CO-AUTORE E SUPERVISOR: ANTONINO LA TONA

Claudio Mencacci, co-presidente Sinpf (Società italiana di Neuropsicofarmacologia), ha evidenziato l’attuale aumento dei casi di depressione e disturbi d’ansia, rispettivamente del 26% e del 28%, che colpisce soprattutto i più fragili, donne, anziani e giovani.

La conclusione a cui giunge Mencacci riguarda l’oggetto attuale della pandemia da covid-19: la salute mentale, già messa duramente alla prova dalle numerose restrizioni sociali, perdite economiche ed umane, avvenute negli ultimi anni, ma adesso in uno stato di profondo malessere, in una combinazione complessa di ipocondria ed iperallerta, abulia ed astenia a marcare la generale deflessione dell’umore, una pervasiva ansia sociale che comporta una tendenza ad isolarsi dal mondo esterno.

Adolescenti a rischio

La pandemia da covid-19 ha avuto un impatto particolarmente severo sulla salute mentale degli adolescenti, a causa dei vari lockdown che hanno drasticamente limitato la socializzazione e la libertà di movimento ed espressione, in relazione alla chiusura delle scuole e dei servizi educativi, oltre che di quelli socio-assistenziali rivolti a casi di specifica vulnerabilità (povertà, disabilità, violenza, difficoltà familiari).

In particolare, gli adolescenti hanno perso importanti opportunità di socialità e di relazione con i coetanei, con gli insegnanti e con i compagni/e di classe, confinando le esperienze di affettività ai ristretti nuclei familiari; inoltre, hanno ridotto drasticamente le attività sportive ed artistiche, le occasioni di rapporto con la natura, di sperimentazione all’aria aperta, di arricchimento culturale attraverso gite scolastiche, viaggi e vacanze con famiglia e amici.

Emerge con forza la disperazione degli ultimi due anni, che si traduce in un consistente aumento di richieste di aiuto e tentativi di suicidio in età adolescenziale (Longo, 2021).

I giovani spesso comunicano la loro sofferenza in maniera silenziosa, utilizzando il proprio corpo come megafono per un dolore muto che non trova parole: si chiarisce così l’aumento dei gesti autolesivi, come il self cutting, i disturbi della condotta alimentare e il ritiro sociale, come nel fenomeno degli hikikomori (Lancini, 2021).

Un’ampia metanalisi di 29 studi condotti su oltre 80.000 giovani, recentemente pubblicata su JAMA Pediatrics, ha dimostrato che oggi un adolescente su 4, in Italia e nel mondo, ha i sintomi clinici di depressione e uno su 5 segni di un disturbo d’ansia.

È bene evidenziare come la pandemia abbia esacerbato disagi e sofferenze in parte già presenti nel tessuto adolescenziale: la fragilità narcisistica, il timore di non trovare il proprio posto in una società così individualista e competitiva, un futuro incerto, il timore reale di non essere sufficientemente belli e di successo, animavano già la mente e le azioni dei giovanissimi (Lancini, 2021).

Adottando una prospettiva inedita, la pandemia potrebbe rappresentare un’occasione unica per ascoltare autenticamente l’appello dei ragazzi che riempiono le neuropsichiatrie di tutta Italia, che vivono un’ansia senza precedenti, che meditano di porre fine alla propria vita, che esprimono attraverso il proprio corpo un dolore pervasivo ma intraducibile a parole.