POTREBBE ESSERE UN FUNGO LA CAUSA DELLA MALATTIA DI ALZHEIMER?

✍  Dott.ssa Isabella Inzuino

Supervisor: Antonino La Tona

I funghi sono da sempre più riconosciuti come possibili fattori scatenanti di comuni infezioni e condizioni infiammatorie croniche cutanee come la dermatite atopica (eczema), l’onicomicosi e le comuni condizioni infiammatorie della mucosa come faringite / laringite, esofagite, asma, rinosinusite cronica, vaginosi, e colite.

Allo stesso tempo oltre al loro ormai accertato coinvolgimento nelle malattie della mucosa e della cute, i funghi stanno emergendo come principali cause di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer e l’artrite reumatoide.

Ne è un esempio il comune fungo C. albicans.

Nei topi, il comune fungo C. albicans è in grado di penetrare nel cervello e innescare un processo infiammatorio, accompagnato dalla formazione di strutture di tipo granulare e di precursori della proteina beta amiloide simili a quelle che si osservano nei malati di Alzheimer.

Sono considerate uno dei rischi più importanti per i soggetti immunodepressi, e la loro prevalenza sta aumentando in diverse parti del mondo. Ma le infezioni da funghi potrebbero minacciare la nostra salute anche con meccanismi del tutto inattesi, stando ai risultati di uno studio condotto sui topi e pubblicato su “Nature Communications” da un gruppo di ricercatori del Baylor College of Medicine guidato da David Corry.

Gli autori hanno infatti scoperto che un comune tipo di fungo, Candida albicans, può innescare una risposta infiammatoria nel cervello. Quest’infiammazione si accompagna alla formazione di strutture granulomatose e a deficit di memoria, e un aspetto particolarmente interessante del risultato è che le placche osservate nel cervello dei topi sono assai simili alle tipiche placche che si riscontrano nel cervello dei malati di Alzheimer.

Da qui l’ipotesi, che dovrà essere approfondita con ulteriori studi, di una possibile correlazione tra infezioni fungine e degenerazione del sistema nervoso.

L’idea iniziale dei ricercatori era di sviluppare un modello animale di infezione da C. albicans non in grado di causare gravi malattie, ma con potenziali influenze negative per la funzione cerebrale. Hanno così inoculato C. albicans nel flusso sanguigno di topi a diverse concentrazioni e hanno scoperto che può attraversare la barriera emato-encefalica, il meccanismo protettivo che il cervello usa per respingere tutti i tipi di molecole grandi e piccole, oltre a un certo numero di microrganismi. Una volta penetrato nel cervello dei topi, il fungo ha attivato le cellule della microglia, che hanno una funzione immunitaria. Nell’arco di circa 10 giorni, la microglia è riuscita a combattere efficacemente l’infezione, ma è rimasta attiva anche dopo aver svolto il proprio compito, lasciando nel cervello alcuni materiali di scarto in forma di strutture di tipo granulare, che gli autori hanno battezzato granulomi gliali indotti dai funghi (fungus-induced glial granuloma, o FIGG).

La formazione dei granulomi, inoltre, era accompagnata dalla produzione di precursori della proteina beta amiloide, il cui accumulo nel cervello è uno dei segni caratteristici dell’Alzheimer.

La correlazione con questa malattia neurodegenerativa ha trovato poi conferma nei risultati di alcuni test condotti sui topi dopo aver indotto l’infezione: Corry e i suoi colleghi hanno scoperto che gli animali infetti avevano una memoria spaziale alterata, che ritornava normale una volta scomparsa l’infezione.

Questi risultati ci hanno spinto a considerare la possibilità che, in alcuni casi, anche i funghi possano essere coinvolti nello sviluppo di malattie neurodegenerative croniche come l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla: stiamo attualmente esplorando questa possibilità” ha spiegato Corry. “Se comprendiamo meglio come il nostro sistema immunitario affronta questa minaccia costante e quali sono i punti deboli della nostra difesa immunologica che accompagnano l’invecchiamento e che consentono alle radici di funghi di attecchire, allora probabilmente aumenteremmo la possibilità di trovare un modo per contrattaccare”.

Tutti questi risultati hanno spinto la comunità scientifica a considerare sempre più evidente la correlazione tra infezioni fungine e sviluppo di malattie neurodegenerative croniche come l’Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi multipla. Allo stesso tempo emerge un altro problema da affrontare circa la diagnosi dell’infezione da C. albican. Nello specifico, infatti, la diagnosi risulta estremamente complicata dal momento che i segni e i sintomi clinici sono spesso proteiformi e non specifici, presentandosi spesso in ritardo nel corso dell’infezione quando la terapia ha meno probabilità di efficacia.

Possiamo, quindi, concludere che sta emergendo come nuova sfida medica, una migliore comprensione della patogenesi, della diagnosi e della terapia fungina che potrebbe aiutare a ridurre l’indice di incidenza delle patologie neurodegenerative.

Fonte: Wu, Y., Du, S., Johnson, J.L. et al. Microglia and amyloid precursor protein coordinate control of transient Candida cerebritis with memory deficits. Nat Commun 10, 58 (2019). https://doi.org/10.1038/s41467-018-07991-4

✍ @obiettivoscienza

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Antonino La Tona