𝗜𝗡 𝗖𝗛𝗘 𝗠𝗢𝗗𝗢 𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗥𝗘𝗦𝗦 𝗜𝗡𝗙𝗟𝗨𝗜𝗦𝗖𝗘 𝗦𝗨𝗟 𝗖𝗘𝗥𝗩𝗘𝗟𝗟𝗢

E’ ormai riconosciuto dal mondo scientifico e anche dalle persone comuni che lo stress influisce sulla nostra vita. Lo stress cronico può ridurre le dimensioni del cervello e persino alterare il suo DNA, bisogna pertanto crearsi una serie di strategie con le quali contrastare lo stress e i cambiamenti che esso provoca.

Lo stress non è di per sé negativo. La risposta che ognuno di noi dà ad esso può favorire il modo in cui affrontiamo le situazioni complicate; quello cronico però influisce in modo negativo sulla nostra resa fisica e psichica. Avere a che fare in modo costante con alti livelli di stress può portare il cervello a modificare le sue reazioni nel tempo amplificando nel corso della vita reazioni patologiche e di disagio psichico. Grazie alla plasticità del cervello ed alla sua capacità di adattamento è possibile cambiare il modo in cui rispondiamo allo stress e ridurre i suoi effetti negativi.

Lo stress può avere effetti sul cervello a breve e a lungo termine. Tutto ha origine dall’amigdala e la sua risposta ad esso che è caratterizzata da tre modalità: lotta, fuga o congelamento, a seconda del tipo di stimolo.
L’amigdala, una ghiandola simile ad una mandorla si trova nel cervello ed è coinvolta in emozioni come la paura o la rabbia, invia un segnale di pericolo all’ipotalamo che a sua volta regola, tra le altre cose, funzioni come la temperatura corporea e la frequenza cardiaca. Da qui si attiva il sistema nervoso simpatico, viene prodotta adrenalina ed il nostro corpo è pronto ad affrontare la potenziale minaccia. Passato il pericolo, l’ipotalamo attiva un altro meccanismo che mantiene in preallarme il nostro sistema nervoso. Viene rilasciato l’ormone del cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, che aiuta la mente e il corpo a gestire eventi stressanti a breve termine. Nel caso, però, di stress cronico il cortisolo può essere rilasciato a singhiozzo in risposta a più eventi e provocare un senso di malessere per la maggior parte della quotidianità. Mente e corpo vengono dunque messi a dura prova.

Che ruolo ha lo stress cronico?

Lo stress cronico ha un forte impatto sulla struttura fisica del cervello. Infatti può modificarne le dimensioni sul lungo termine agendo anche sul corredo genetico. Ciò a causa di elevati livelli di cortisolo e cambiamenti nel modo in cui il cervello reagisce ai periodi di stress prolungato. L’esposizione prolungata a livelli elevati di cortisolo può ridurre la corteccia prefrontale, l’area del cervello deputata alla pianificazione e ai processi decisionali. Un’altra teoria prende in considerazione il rafforzamento di alcune aree cerebrali a causa della loro elevata stimolazione, ad esempio l’amigdala. Di conseguenza, altre aree meno stimolate potrebbero ridurre la loro reattività e la loro consistenza ed estensione. 

Lo stress a lungo termine influisce anche sull’ippocampo, riducendone la capacità di memorizzare e anche di gestire le emozioni. Inoltre studi hanno permesso di rilevarne una diminuzione di consistenza.
Oltre alla struttura celebrale, anche il DNA del cervello può essere compromesso a seguito di eventi stressanti. Il tutto è collegato a quanto impatto ha su di noi l’ambiente che ci circonda e quanto esso può modificare, sopprimere o attivare i geni familiari. È il caso di traumi infantili che producono un forte stress generando cambiamenti epigenetici nel DNA del cervello compromettendone la risposta ad eventi stressanti.

Molte cose sono ascrivibili a modificazioni cerebrali dovute allo stress, ad esempio la difficoltà di elaborare emozioni. Una delle funzioni chiave del cervello può essere intralciata da prolungata esposizione al cortisolo perché quest’ultimo agisce sulla plasticità neurale. Infatti la ridotta capacità dell’ippocampo di cambiare per adattarsi fa nascere difficoltà a gestire le emozioni, causando fluttuazioni emotive e sensazioni di non riuscire a controllarle. È possibile anche cadere in schemi di pensiero come l’autocritica, il rimugino, frequenti preoccupazioni o sentimenti di solitudine.

Il nostro cervello è responsabile anche dell’autocontrollo, della memoria, delle capacità di adattamento, tutte attività di cui si occupa la corteccia prefrontale insieme all’amigdala e all’ippocampo. Forti emozioni e stress influiscono negativamente sul ragionamento e sul funzionamento esecutivo nonché sull’apprendimento e la capacità di ricordare le informazioni.

Lo stress cronico può influire sulla struttura cerebrale rendendo più inclini a sviluppare psicopatologie come depressione a causa della riduzione dell’ippocampo; disturbi d’ansia, in quanto l’amigdala rilascia troppo frequentemente risposte allo stress; Disturbo Postraumatico da Stress causato da prolungata esposizione a stress cronico e livelli di cortisolo molto alti. Al DPTS si collegano un volume ridotto dell’ippocampo, dell’amigdala e della corteccia prefrontale.

Lo stress cronico può portare anche a sintomatologie di demenza ed Alzheimer. È pertanto necessario correre ai ripari poiché può modificare la percezione delle situazioni rendendole peggiori di quello che sono limitando di fatto la capacità di rispondere ad esse. Sviluppare nuovi modi di reagire può essere utile ad esempio:


• Praticare la meditazione.

Una ricerca del 2019 ha rilevato che soli 4 giorni di meditazione hanno provocato cambiamenti nel cervello che lo hanno reso più resistente allo stress. Inoltre l’interruzione della meditazione ha comportato il mantenimento della nuova forza mentale anche dopo 3 mesi.


• I probiotici presenti in molti alimenti fermentati favoriscono una migliore gestione dello stress.

Ciò è emerso da uno studio sugli animali del 2017 e dipende da un benessere dell’intestino che favorisce un benessere anche a livello mentale grazie alla connessione cervello-intestino.


• L’autoconsapevolezza aiuta ad affrontare molte problematiche nella vita.

Anche lo stress può essere gestito grazie ad essa. Una ricerca del 2016 ha dimostrato che 8 settimane di riduzione dello stress basate sulla consapevolezza hanno aumentato l’attività dell’ippocampo e della corteccia prefrontale riducendo l’attività dell’amigdala e aiutando con la regolazione emotiva.


• Attività fisica costante.

Con soli 10 minuti di corsa veloce si può potenziare il funzionamento esecutivo e aumentare il flusso sanguigno alla corteccia prefrontale; con una regolare e costante attività fisica si possono ottenere risultati ancora più soddisfacenti a più livelli.


• Lavorare con un terapeuta rappresenta una delle scelte migliori e più proficue da fare.

Grazie alla talking cure si potrebbe agire sull’amigdala affinché diventi meno reattiva, rallentando le risposte di lotta o fuga e congelando le risposte allo stress. Ciò può aiutare a sviluppare nuove strategie per gestire i fattori di stress.

Concludendo, possiamo dire che a volte sviluppiamo un modello di risposta allo stress che a sua volta influenza e stressa il cervello. Tali comportamenti reattivi dovuti soprattutto all’amigdala possono portare a problemi di memoria, sviluppo di patologie mentali e difficoltà a gestire le emozioni.
Si possono invertire queste tendenze comportamentali; alcuni esercizi di allenamento del cervello, inclusi molti approcci basati sulla consapevolezza, possono aiutare ad aumentare la risposta positiva del cervello allo stress.

© 𝗗𝗼𝘁𝘁. 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗦𝗮𝘃𝗶𝗮𝗻𝗼
𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝗴𝗼 – 𝗣𝘀𝗶𝗰𝗼𝘁𝗲𝗿𝗮𝗽𝗲𝘂𝘁𝗮

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Pasquale Saviano
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