SEPARAZIONE E ALIENAZIONE PARENTALE…QUALI GLI EFFETTI SUI FIGLI?

La separazione tra due genitori rappresenta per ogni figlio un’esperienza ad alto impatto emotivo e proprio per questo è spesso causa iniziale di sofferenza psicologica.

Durante il processo di separazione un figlio può osservare e sperimentare come due adulti risolvono i propri conflitti e disaccordi, o può entrare a far parte di un gioco familiare all’interno del quale è chiamato ad assumere una determinata posizione a favore di uno dei genitori.

Ed è proprio in questo caso che si inizia a parlare di Alienazione Parentale, ovvero quando è presente un grave problema comunicativo all’interno del quale un genitore, e la sua famiglia di origine, denigrano e svalutano anche indirettamente l’immagine dell’altro genitore, inducendo il figlio a rifiutarlo.

Con la separazione la paura di perdere i propri figli, e di essere quindi abbandonati anche da loro, diventa talmente forte che la soluzione più semplice per alcuni genitori è quella di aggrapparsi a loro, per cercare sostegno e comprensione. Questa reazione però costringe il minore ad una presa di posizione, portandolo all’alleanza con il genitore che sentono come vittima della separazione.

Più che per la separazione in sé, gli effetti negativi sui figli aumentano se aumenta la conflittualità tra i genitori, se il minore viene usato come strumento per attaccare o ferire l’altro, se i conflitti sono continui e segnati da aggressività fisica e verbale e se i conflitti riguardano il figlio stesso, e quindi la sua educazione.

I disagi psicologici che si possono osservare nei figli che si trovano all’interno di separazioni difficili, si diversificano a seconda dell’età:

  • dai 0 ai 3 anni: i neonati sono i più protetti dalle conseguenze immediate della separazione, sempre che venga garantita loro una relazione di attaccamento stabile e sicura almeno da parte di uno dei due genitori;
  • dai 3 ai 6 anni: i bambini all’interno di questa fascia di età appaiono confusi e insicuri per quanto riguarda i cambiamenti che vivono a livello familiare. Possono esprimere la propria ansia e insicurezza attraverso comportamenti regressivi o eccessivamente dipendenti (pianto facile ed improvviso, stati d’irritabilità, alterazione del ciclo sonno-veglia, alterazioni alimentari);
  • dai 6 ai 10 anni: i bambini in questa fase acquistano maggiore coscienza delle cause e delle conseguenze della separazione, ed è più facile che si schierino con uno dei due genitori. Possono manifestare senso di perdita, rifiuto, vulnerabilità, solitudine, vergogna, forte rabbia e scatti d’ira, tristezza intensa, sintomi somatici e difficoltà di apprendimento accompagnato dal rifiuto di andare a scuola;
  • dagli 11 ai 17 anni: in questa età i figli possono sentirsi caricati di una responsabilità crescente per le pretese di un genitore emotivamente fragile. Durante questa fascia di età alcuni ragazzi manifestano cadute improvvise nelle performance scolastiche, paura di creare legami a lungo termine e di fidarsi delle persone, chiusura in sé stessi fino ad arrivare a manifestare alcune condotte autolesive o devianti (assunzione di droghe).

L’assistere alle liti familiari, e diventare il confidente di uno dei genitori, porta il figlio a dover investire tutta la propria energia emotiva per poter reagire alla conflittualità, provocando una distorsione sia delle proprie emozioni, che degli aspetti della vita e dei bisogni della propria età.

Quando un genitore ha difficoltà nell’assumersi le proprie responsabilità e chiede al figlio di sostenere le proprie ragioni contro quelle del partner, lo costringe a schierarsi…e a non riconoscere il valore affettivo dell’altro genitore. Infatti, da quello che ho potuto osservare nella mia attività clinica, durante il processo di separazione molti genitori sono così concentrati sulle proprie emozioni, sul proprio bisogno di vendetta e sulle proprie ragioni…che possono dimenticare la profonda differenza che c’è tra separazione coniugale e responsabilità genitoriale.

 

D.ssa Cecchin Angela

Psicologa – Psicologa Forense – Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale in formazione

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