LE GRADUATORIE (DANNOSE) DEGLI ADULTI

È tempo di rientri a scuola e tutti sono più o meno in fermento, chi per un motivo chi per un altro: genitori, alunni, docenti. Ma come si è chiuso l’anno scolastico? La tendenza di molte genitori alla fine dell’anno (per i risultati che portano a casa i figli) ma anche durante l’anno scolastico (per i risultati delle verifiche scritte o orali) è quella di chiedere: “Che cosa hanno preso gli altri?”. Spesso passano minuti interi a scrutare i tabelloni con i voti di fine anno, questo anche quando i figli dimostrano una buona diligenza scolastica.
Purtroppo l’utilità dei voti e delle pagelle è indiscutibile a scuola come nella vita, serve a crescere ed a “certificare” le proprie capacità ed il proprio impegno. Tuttavia il rovescio della medaglia è che essi si prestano a diventare un metodo per stilare classifiche; come su un podio definendo il primo e l’ultimo. È chiaro che se un genitore vuole il figlio davanti a tutti gli altri, quei numeretti diventeranno delle forti attrazioni che permetteranno di fare statistiche e graduatorie.

La domanda che dovrebbero porsi i genitori è rispetto alla valenza che hanno per loro i voti ma soprattutto chiedersi quale valore hanno per i figli. Se la visione non è comune si rischia di trasformarli in boomerang che andranno a colpire la relazione genitori/figli.
Non c’è nessun problema a voler eccellere e voler raggiungere sempre il miglior risultato possibile, ma dovrebbe essere il ragazzo o la ragazza a sviluppare questo sentimento sulla base delle proprie capacità e delle proprie aspettative. Un genitore che trasmette al figlio l’idea di dover raggiungere sempre i posti più alti genera in lui un’ansia da prestazione che si ripercuoterà a lungo termine sulla sua vita. Egli infatti potrebbe sviluppare l’idea che per non deludere mamma e papà dovrà sempre primeggiare e portare a casa il miglior voto possibile. Tanto più cercherà di ottenere il bene dei genitori attraverso il raggiungimento di ottimi risultati, maggiormente starà male nel tentativo di farlo e nella paura di non riuscirci.

La tendenza di alcuni genitori è quella di soffermarsi sull’unico limite riportato dal figlio (un solo 6 su tutti 7 e 8, un solo debito su tante materie) oppure lodare il figlio di questo o quell’altro amico che a scuola o nella vita hanno raggiunto posti e traguardi di tutto rispetto. Sì, perché alla base di tutto c’è il continuo confronto con l’altro che è sempre migliore del proprio figlio. Alcuni arrivano a lamentarsi della sfortuna di avere un figlio che non riesce a raggiungere quegli stessi risultati.
Anche leggere in modo ossessivo ed analitico i tabelloni dei voti fuori scuola è indice della chiara volontà di capire chi sia migliore o peggiore del proprio figlio.
Da ciò i figli imparano una sola cosa che per i genitori essi sono i voti che prendono. Il bisogno di alcuni genitori di avere figli semi-perfetti, sempre al top, all’apice di ogni classifica insegna ai figli che essi non dipendono dal loro valore ma dal voto che prendono. Tutto ciò non fa altro che creare un senso di frustrazione e molto molto spesso scarsa autostima che come detto si rifletterà sulle scelte di vita futura.

Spesso i genitori più accaniti in questo comportamento sono quelli che a scuola avevano problemi. È come se essi implicitamente volessero, attraverso i figli riscattarsi dalla loro non riuscita. Ovviamente questo comportamento non fa bene né ai genitori né ai figli/studenti. Un atteggiamento del genere non insegna altro che lo studio è fatto solo di voti, obbligandoli ad andare bene a scuola per fare felici i genitori, mentre essi non comprendono che la scuola dovrebbe far felici loro.
Un rapporto chiaro e costante con i propri figli, fatto di un confronto maturo, è auspicabile, facendo passare il messaggio che essi varranno sempre tanto per i genitori, a prescindere dai voti che porteranno a casa. L’importante è che essi si impegnino secondo le loro capacità.
Del resto un brutto voto non ha mai fatto male a nessuno.

Per approfondire:
F. Dell’Oro, “La scuola di Lucignolo. Le ragioni del disagio scolastico e come aiutare i nostri ragazzi a superarlo”, La Feltrinelli

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta