Gaslighting: quando la manipolazione psicologica si insinua nella mente della vittima

Antonino La Tona
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Articolo a cura di: Chiara Cusmà

Supervisor: Antonino La Tona

Che cos’è la manipolazione psicologica?

È una forma di influenza emotiva, psichica e sociale finalizzata a modificare la percezione e il comportamento altrui usando metodi subdoli così che colui che la attua possa soddisfare i propri interessi. La manipolazione psichica è ironicamente “un gioco a due” in quanto manipolatore e manipolato sono come due facce della stessa medaglia ed hanno paradossalmente bisogno l’uno dell’altro. Il primo ha bisogno di mantenere alta la sua autostima, obiettivo che raggiunge grazie all’adulazione e alla dipendenza della vittima nei suoi confronti, e soprattutto necessita di questa per raggiungere i suoi scopi, a qualunque prezzo. Dall’altro lato il manipolato, solitamente caratterizzato da tratti di vulnerabilità, ha un forte bisogno di conforto e approvazione, e proprio per questo in maniera “inconsciamente consenziente” si abbandona all’apparente bontà di colui che, troppo tardi, scoprirà essere il suo carnefice. 

Gaslighting: una subdola manipolazione mentale

Il termine gaslighting proviene dal titolo di un’opera teatrale del 1938 “Gaslight” (tradotta testualmente “luci a gas”) e dalle trasposizioni cinematografiche successive. Il film venne poi tradotto in italiano con il titolo di “Angoscia” (1994), titolo che rende giustizia alla sofferenza psichica della vittima e delinea l’inquietudine trasmessa agli spettatori che inermi, ahimè, non possono far altro che osservare il crudele piano che il manipolatore mette in atto. La storia tratta di una coppia in cui il marito, alterando le luci delle lampade a gas della casa nella quale vive con la moglie, induce questa a diffidare di sé e delle sue capacità mentali. La vittima subisce un lento annientamento e una destabilizzazione psico-fisica causata dall’ostinata negazione da parte del manipolatore dell’effettivo affievolimento o innalzamento delle luci e di tante altre ambigue distorsioni dell’ambiente, che compromettono il giudizio di realtà di questa. Infatti a causa dei continui e sistematici attacchi inferti dal manipolatore, la vittima, ignara che questo si stia prendendo gioco di lei, diventa del tutto convinta di non potersi più fidare della propria percezione e viene condotta “sull’orlo della pazzia”. Tale comportamento abusante è stato chiamato tecnicamente in psicologia “gaslighting” proprio in riferimento allo strumento principale utilizzato dal marito per disorientare la vittima, le luci a gas. 

Il gaslighting ad oggi viene considerato un abuso psicologico (Koester S., 2007), un crudele comportamento manipolatorio. Il manipolatore può arrivare a negare circostanze realmente esistenti, fingerne altre esistenti come mai accadute, far credere alla vittima di aver pronunciato frasi mai dette e modificare l’ambiente quotidiano circostante, come accade ad esempio nell’adattamento cinematografico, nel quale il gaslighter sposta e nasconde volutamente mobili e quadri, negando ovviamente che siano mai avvenute modificazioni. In virtù di questi tratti peculiari il gasighting è considerato una forma di violenza psicologica il quale, proprio per le caratteristiche ingannevoli, impone maggiore attenzione. Infatti anche se l’abuso psicologico è una delle più antiche e conosciute manifestazioni di violenza della persona, resta ancora oggi difficilmente individuabile quando si consuma tra le mura domestiche e la vittima entra nel turbine degli avvenimenti senza comprendere, ma anzi incolpando se stessa dei suoi presunti deficit. Questo fenomeno tende a verificarsi principalmente nei rapporti di coppia, dove vista la vicinanza fisica ed emotiva, diventa più facile manipolare l’altro. Non è però infrequente che si sviluppi anche in circostanze diverse come ad esempio in un contesto familiare, amicale e lavorativo, con l’unica prerogativa di un rapporto di vicinanza affettivo-emotivo- relazionale, che possa permettere al gaslighter di insinuarsi nella vita della vittima e successivamente nella sua mente. 

Riconoscere un gaslighter

È stato riscontrato che il modus operandi dei manipolatori si presenta in modo comune nella maggior parte dei casi di gaslighting. In un primo momento il perpetratore si presenta come un perfetto amante, che adula la vittima nell’intento di convincerla del sincero e grande amore nutrito verso di lei, una volta che la malcapitata cade nella trappola si innesca la sudditanza dalla quale la stessa non potrà più facilmente liberarsi. Il fenomeno si compie in tre stadi:

  1. Fase di incredulità;
  2. Fase difensiva;
  3. Stato di dipendenza.

La prima fase è caratterizzata dall’incredulità della vittima che, sicura delle proprie capacità cognitive, mette in dubbio le strane affermazioni del gaslighter, tanto da contestarlo e rispondere con fermezza agli attacchi dissimulati. A questo punto avrà inizio una distorsione della comunicazione dove le discussioni tra manipolatore e vittima diventeranno più frequenti, così come i silenzi ostili che queste comportano. Dopo numerose vessazioni e presunte dimenticanze la manipolata inizierà ad avere un minimo dubbio sulle proprie capacità, si farà così trasportare in una situazione di disorientamento.

La seconda fase è contraddistinta da un costante tentativo di difesa da parte della vittima, per convincere il persecutore che le sue dichiarazioni accusatorie, per lei destabilizzanti, non corrispondono alla verità. La vittima tenderà a giustificarsi e canalizzerà tutte le sue forze per far cambiare idea al suo persecutore, convinta che le sue capacità empatiche possano aiutarla. Questo tipo di comportamento è la conferma per il gaslighter che il suo piano si sta attuando, infatti inutile sottolineare che tale tipo di difesa non serve a nulla in quanto il manipolatore sa benissimo che tutto ciò che egli dice è falso, e non ha bisogno che la vittima lo persuada. 

Il terzo stadio ha inizio nel momento in cui la vittima si convincerà in maniera crescente che ciò che il persecutore afferma nei suoi confronti corrisponde all’unica verità. La tipica frase che la manipolata rimugina è “è tutta colpa mia, sono un’incapace!”. L’insicurezza e il dubbio portano l’abusata ad uno stato di vulnerabilità e dipendenza, ormai è asservita al suo persecutore e la crudeltà a cui viene sottoposta viene considerata una normale conseguenza alle sue mancanze. Accade spesso che la vittima si conceda totalmente al suo carnefice, e come un agnello al macello, chiede a questo supporto e protezione perché non si ritiene più efficiente, ma finisce con l’essere completamente annientata. 

A questo punto sorge spontanea la domanda: come è possibile che una relazione normalmente basata su un rapporto d’amore sincero e reciproco, si trasformi in una trappola infernale e ne scaturisca una violenza così subdola come il gaslighting? 

La scelta di un partner e l’avvio ad una relazione di coppia fa parte di un radicato bisogno fondamentale dell’uomo, da un lato innato, da un altro lato imposto dalla società. Ma è bene stare attenti a non confondere l’amore con la possessione, a non scambiare il senso di sicurezza e la protezione con la schiava dipendenza e a comprendere quanto importante sia mantenere autonomia nella coppia, e non avere una paura costante dell’abbandono che porta la vittima, ad assumere il ruolo di aiutante “consenziente” e facile preda del manipolatore. Infatti è pure chiaro che, come non tutti possano divenire astuti manipolatori, non tutti possano assumere le qualità di facili vittime. Nonostante si tenti di risalire alle motivazioni e alle origini del comportamento abusante messo in atto attraverso la manipolazione mentale, difficile è dire con certezza quale sia, in termini di causa ed effetto, la vera genesi: senza dubbio sono molteplici i fattori che possono scatenare tale forma di ingegnoso abuso. 

Come difendersi e sottrarsi al gaslighting? 

Il gaslighting è una manipolazione tanto subdola da da celarsi all’interno di quello che all’apparenza è un normale rapporto di coppia. Pertanto la sofferenza dolorosa della vittima ignara si consuma, e la consuma, nel silenzio e nella solitudine nella quale è rilegata. È difficile che l’angoscia da questa subita venga identificata dall’esterno, sia per la maestria del gaslighter nel negare fermamente gli avvenimenti e nel persuadere gli altri, sia perché il manipolatore solitamente isola la sua vittima. Per questa l’assunzione di consapevolezza è un aspetto fondamentale per porre fine all’illusione di un rapporto idilliaco, fondato su inganni e giochi di potere. Occorre che questa prenda coscienza e ricerchi aiuto e tutela, così da lasciare alle spalle l’annientamento compiuto su di lei ad opera del gaslghter. Risulta allora fondamentale una richiesta d’aiuto perché l’abusata ricostruisca se stessa e la sua vita. 

Bibliografia

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D’Ambrosio Ferdinando., (2018). Stalking Mobbing Gaslighting, ed. ilmiolibro self publishing. 

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Filippini S., (2014). Relazioni perverse – la violenza psicologica nella coppia. FrancoAngeli 

Gass, G. Zemon G., Nichols W. C., (1988). Gaslighting: A marital syndrome. Journal of Contemporary Family Therapy 10(1).

Gledhill David, (1981). Gas Lighting, ed. Shire Publications. 

Hirigoyen M.F., (2000). Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro, Einaudi, Torino.

Koester S., (2007) Gaslighting – A little known form of abuse.

Maslow A.H., (1954). Motivation and personality, Editore J. & J. Harper, New York. 

Stern R., (2009). Come mi vuoi? Imparare a difendersi dalla manipolazione emotiva, Milano, Corbaccio editore. 

Stern R., (2011). Non mi puoi manipolare. Riconoscere e difendersi dagli abusi emotivi, TEA editore. 

Zimbardo P.G., (2007). The Lucifer effect: Understanding how good people turn evil, New York, Random House. Traduzione italiana, L’effetto Lucifero. Cattivi si diventa? Milano, Raffaello Cortina Editore. 

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