E se i bambini ci chiedono della Guerra? Un vadevecum per sapere cosa fare.

“Cosa succede in tv?”
“Perche quei bambini scappano?”
“Perchè quelle persone vivono nella metropolitana?” …

Articolo a cura della Dott.ssa Giorgia Scaiola, psicologa e psicoterapeuta in formazione.

Supervisor: Dr.Antonino La Tona, psicologo.


Sono solo alcune delle svariate domande che da due mesi a questa parte i nostri bambini hanno la fortuna
di porsi e porci. Sembra strano parlare di fortuna, ma credo di poter mettere tutti d’accordo sostenendo che
la fortuna risiede nel fatto che le domande dei nostri figli, o dei nostri alunni, provengano da immagini
proiettate su schermi e non osservate dalla finestra di casa.

Sono passati più di due mesi da quando Russia e Ucraina sono entrate in guerra, e di domande, da quel
momento, i nostri bambini se ne sono fatte tante. A volte la risposta è immediata, semplice, altre volte la
loro curiosità mista a ingenuità ci disarma, ci coglie impreparati, e rispondere risulta complicato.
Come spiegare, ai nostri figli o ai nostri alunni, uno scenario che non riusciamo a comprendere appieno
nemmeno noi, come spiegare dinamiche intrise di potere e crudeltà, come spiegare la comunicazione di
notizie a chi ancora non ha le lenti giuste per leggere ed elaborare così tanta violenza?
Nonostante molti di noi abbiano individuato modalità funzionali al fine di evitare che i bambini
sperimentino vissuti di ansia, preoccupazione e paura, “SAVE THE CHILDREN” ci viene in soccorso,
elaborando un vadevecum di 5 punti che possa essere d’aiuto per genitori e insegnanti, al fine di spiegare
l’intensificarsi della Guerra e non farci cogliere impreparati dalle domande dei bambini.

  • Trovare il tempo di ascoltare i nostri bambini: ciò che risulta essere di primaria importanza, infatti,
    è fornire lo spazio, fisico e mentale, di raccontare o chiedere quello che non capiscono o che
    vorrebbero approfondire. Il quadro della situazione di un bambino potrebbe essere profondamente
    distorto e definirlo meglio è importante per creare coerenza e chiarezza.

  • Non dimenticare che stiamo parlando con i bambini: le risposte alle domande devono sempre
    essere commisurate all’età. Un modo per evitare di risvegliare l’ansia potrebbe essere quello di non
    entrare nei dettagli, mantenendo una linea “superficiale” ma adeguata.

  • Dare importanza alle loro emozioni: è fondamentale che i bambini si sentano compresi e
    supportati e che percepiscano che le loro preoccupazioni vengano prese in considerazione.

  • Comunicare loro che tante persone in tutto il mondo si stanno adoperando per risolvere il
    problema: sapere che gli adulti stanno lavorando duramente per trovare una soluzione aiuta i
    bambini ad autosollevarsi dall’incarico di dover fare qualcosa, diminuendo il livello di ansia e
    preoccupazione. Sapendo questo, possono considerarsi legittimati a continuare a giocare, ad
    andare a scuola e imparare, e fare cose che li rendono felici e spensierati.

Risulta altresì fondamentale informare loro che esistono tanti modi per aiutare i bambini e gli adulti colpiti dalla guerra: fare in modo che i nostri figli o i nostri alunni prendano parte a iniziative e raccolte fondi può essere utile
per alimentare un senso di iniziativa e d’aiuto concreto, attraverso il quale sperimentare emozioni e
sentimenti positivi.

Sia a casa che a scuola è importante non ignorare mai le richieste di chiarimento dei bambini e i loro
sentimenti. Insegnanti ed educatori hanno il ruolo significativo di creare un confronto tra pari, dal quale
possono scaturire stati d’animo e preoccupazioni latenti. Fare in modo che ogni bambino abbia lo spazio
adeguato per porre domande, e ascoltare le risposte, fa sì che ognuno di loro percepisca l’importanza e la
complessità degli avvenimenti, senza lasciarsi sopraffare da sentimenti sconosciuti e troppo grandi per
l’età e l’esperienza. L’empatia e l’immedesimazione sono due degli strumenti più potenti che possono
risultare dall’unione di più situazioni e più pensieri.
In quanto adulti, abbiamo il difficile compito di mantenere l’equilibrio nei nostri bambini, ricordandoci
sempre che i più piccoli copiano i nostri sentimenti e se saremo preoccupati, ansiosi o impauriti è
probabile che anche nostro figlio, o il nostro alunno, sperimenterà gli stessi stati d’animo.

Un aiuto concreto ci arriva dai libri e dalle storie, che veicolano messaggi utilizzando il linguaggio dei
bambini, da noi talvolta dimenticato. Nella letteratura un contributo importante è quello di Rodari, che ha
scritto numerose fiabe in cui la guerra viene raccontata ai più piccoli.
E allora, leggiamo le storie ai nostri bambini, rispondiamo ai loro quesiti, poniamo domande per
conoscere meglio il loro pensiero, ma non lasciamoli mai indietro. Aiutiamoli a comprendere un mondo
che un domani sarà il loro, un mondo che talvolta ci lascia interdetti e disarmati ma per il quale vale
sempre la pena fare qualcosa.

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Antonino La Tona