Doppio Standard: eventi simili ma valutazione differente.

L’effetto “Doppio Standard” è un principio o policy che viene applicato in modo diverso a cose simili, senza un’adeguata giustificazione.
In sostanza, ciò significa che un doppio standard si verifica quando due o più cose, come eventi (es. guerre), individui o gruppi, sono trattate in modo diverso, quando dovrebbero essere trattate allo stesso modo.

Il doppio standard consiste nell’applicazione di principi di giudizio diversi per situazioni simili, o nei confronti di persone diverse che si trovino nella stessa situazione. Il doppio standard può prendere la forma di un giudizio morale che considera accettabile un determinato concetto se applicato da un gruppo di persone, mentre è considerato inaccettabile, o tabù, se applicato da un diverso gruppo. Ad esempio, il concetto di doppio standard è stato applicato a differenti strutture morali, sugli uomini rispetto alle donne.

Quando il giudizio riguarda la sfera morale, si parla di doppia morale.


Il doppio standard può essere definito, quindi, come una sorta di bias cognitivo che determina una sospensione del giudizio, moralmente ingiusta di quel principio che statuisce l’uguaglianza dei singoli nella loro sfera di libertà.
L’adozione di un doppio standard è ingiustificata se vista in rapporto a principi giuridici accolti in molti sistemi costituzionali, secondo cui tutti i soggetti sono considerati uguali di fronte alla legge.

Ad esempio, un doppio standard può comportare il trattamento diverso di due dipendenti simili dopo che hanno fatto la stessa cosa, punendo l’uno e premiando l’altro, anche se non vi sono validi motivi per farlo.
Un famoso esempio letterario di doppi standard appare nel romanzo di George Orwell del 1945 “La fattoria degli animali”.
Molti esempi di doppi standard compaiono in vari ambiti della vita, nelle azioni di individui e gruppi che praticano varie forme di favoritismo e discriminazione, come il sessismo o il razzismo. Ciò implica giudicare o trattare le persone in modo diverso in base a determinati tratti , come sesso, orientamento sessuale, razza, etnia, nazionalità, religione, età, classe sociale o stato socioeconomico.

L’uso intenzionale di doppi standard è generalmente guidato dal desiderio di ottenere un determinato risultato. Avere quindi come obiettivo di aiutare qualcuno o qualcosa che si preferisce, ferire qualcuno che non piace o per far sembrare le proprie argomentazioni più persuasive.
Mentre, l’uso non intenzionale di doppi standard è generalmente guidato da motivatori emotivi e spesso implica l’incapacità di notare i doppi standard o di capire che sono problematici.
Per determinare se qualcosa costituisce un doppio standard, è necessario determinare se è implicata una disparità di trattamento e se esiste una giustificazione adeguata per tale trattamento.

L’ ipocrisia patologica è spesso associata ai doppi standard. Essa, implica pensare, parlare o agire in un modo che contraddice i propri pensieri, affermazioni o azioni, specialmente quando l’individuo in questione afferma di essere superiore in qualche modo, ad esempio moralmente.
Per esempio, un ipocrita che applica doppi standard, potrebbe attaccare qualcuno per aver agito in un certo modo, anche se l’ipocrita ha agito allo stesso modo quando si trovava in una situazione simile.

Alcune ricerche hanno indagato il rapporto che i giovani hanno rispetto al doppio standard (Milhausen e Herold, 1999, 2001) ed i risultati, oltre che interessanti, sembrano anche incoraggianti. In primo luogo emerge che il doppio standard sembra avere diversi connotati nelle varie culture, ossia che si presenti in varie forme, anche molto differenti tra loro, a seconda del gruppo etnico, di uno specifico contesto o di uno specifico gruppo; inoltre in alcune situazioni il doppio standard sembra attenuarsi molto o a rispondere ad altri criteri. E’ senz’altro meno presente nelle famiglie e nelle comunità ideologicamente progressiste, e si presenta in forma meno rigida nei contesti prevalentemente ludici o ricreativi, ad esempio nel mondo dello spettacolo ed in quello della movida notturna: ciò conferma che si tratta di un fenomeno culturale.

Un secondo risultato delle ricerche indica che i giovani in generale sono meno inclini ad applicare il doppio standard, sebbene esso continui ad esistere anche nelle nuove generazioni. Ciò è probabilmente dovuto al crescente livello di scolarizzazione, alla maggiore libertà sessuale nella società contemporanea, nonché, forse, alle campagne di sensibilizzazione degli ultimi decenni. Tuttavia, come si ricordava all’inizio, l’obiettivo di un equo giudizio sociale verso i due sessi non è affatto da considerare pienamente raggiunto, e sono pertanto auspicabili, se non necessari, interventi educativi qualificati rivolti a tutte le fasce di età.

La mente si lascia facilmente condizionare da concetti preesistenti ma non necessariamente logici e veritieri, questo perché le opinioni e i comportamenti che adottiamo sono spesso generati dalle componenti ancestrali e istintive del nostro cervello.
Il bias non è facile da eliminare, tuttavia conoscendo le sue cause, se ne possono limitare gli effetti distorsivi.

Esperienza Individuale – Il primo e forse più importante fattore che forma il bias è l’esperienza: ogni individuo valuta determinate situazioni sulla base del proprio passato.
Se la tua fidanzata ti ha tradito, in futuro ti fiderai meno di tutte le donne.

Contesto Culturale – Anche questo fattore, come il primo, è molto importante. In base alla cultura di appartenenza, l’individuo tende a considerare certi comportamenti accettabili o non accettabili.
Se sei una donna e decidi di non lavorare e fare la mamma va bene; se sei un uomo, scordatelo!

Schemi Mentali – La mente disegna una mappa adeguata ad ogni situazione da affrontare. Peccato che a volte gli scenari siano talmente nuovi che per giungere a destinazione si debba uscire dai soliti schemi.
L’azzurro è per i maschietti e il rosa per le femminucce: uscire da questo schema mette a disagio molte persone.

Per affrontare l’uso dei doppi standard, possono essere utilizzate varie tecniche, come tecniche di debiasing (soprattutto quando c’è un pregiudizio cognitivo sottostante), ovvero chiedere alla persona che applica i doppi standard di spiegare la logica alla base del suo comportamento, o chiedere loro come si sentirebbero se qualcun altro applicasse doppi standard simili nei loro confronti.

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Antonino La Tona