Perché dire SI quando vorremmo dire NO.

<<Siete al lavoro, già oberati di cose da fare ma felici che state per staccare, arriva il vostro capo e vi dice che c’è un urgente lavoro extra da svolgere, vi chiede di occuparvene e voi….>>

<<A ristorante ordinate una bistecca ben cotta e ve la portano al sangue, si scusano per l’errore e vi chiedono se va bene lo stesso, voi…>>

<<Entrate in un locale la cui insegna dal di fuori sembrava invitante, una volta dentro vi accorgete che è semivuoto e con prezzi più alti della media. Si avvicina il cameriere e vi chiede se volte sedervi e …>>

 

…Vorreste dire NO, eppure dite SI!

 

Si tratta di situazioni che capitano a tutti, e passarci sopra ogni tanto per quieto vivere non è particolarmente indicativo. Quando, invece, diventa una modalità ricorrente di rispondere alle richieste, occorre rifletterci sopra e provare a domandarsi;  Cosa succede subito dopo? Come ci si sente? Siamo soddisfatti del risultato raggiunto? Se non lo siamo, al contrario, ci sentiamo avviliti, scontenti, o arrabbiati con noi stessi o con qualcun altro, potremmo avere un modo di comunicare poco assertivo.

L’assertività, dal latino as-serere  significa letteralmente affermare se stessi nelle opinioni, bisogni, desideri ed emozioni,  rispettando gli altri ed utilizzando una comunicazione chiara e diretta, senza essere né passivi né aggressivi. Non si riferisce ad un tratto stabile di personalità, ma piuttosto si tratta di una abilità o stile comunicativo; pertanto stiamo parlando di una capacità che, se non si possiede,  è possibile allenare, col fine di  imparare a rispondere in sintonia con i propri desideri e pensieri. Possiamo immaginare l’ assertività come la via di mezzo tra una stile comunicativo estremamente passivo  (quello di chi dice sempre di si, che gli va bene tutto, non ha preferenze e non prende posizione) ed uno stile comunicativo all’estremo opposto aggressivo (proprio di chi attacca l’altro, vuol decidere sempre lui, non ascolta le altre opinioni o le critica brutalmente).

Alcune cause di anassertività possono rimandare a qualcosa che diciamo a noi stessi, come ad esempio: <<Se dico quello che penso e voglio, all’altro potrebbe non piacere, quindi potrebbe allontanarsi o addirittura abbandonarmi>>. Oppure la nostra mente potrebbe suggerire qualcuno di questi pensieri <<non so se è giusto chiedere>>, <<quello che penso potrebbe non essere adeguato>>, <<non è una cosa carina o educata>>,<<gli altri non se lo aspettano da me>> . Tutti questi sono pensieri che delegittimano le nostre opinioni e preferenze. Infine, semplicemente, potrebbe essere che non sappiamo il modo in cui quella richiesta può essere formulata senza offendere l’altro o soffocare se stessi.

 

 

Le conseguenze psicologiche della mancanza di assertività possono portare a percepire tristezza, incomprensione, rabbia. Le relazioni che non chiudiamo, le decisioni che non prendiamo, le opinioni che non esprimiamo, i dubbi che ci portiamo dentro possono diventare disagi o malattie della mente e del corpo.  Difatti, rispondere in modo sempre positivo alle richieste di amici, colleghi, familiari può danneggiare la salute psicofisica , oltre che generare malessere, abbassamento del tono dell’umore ed una inutile quanto feroce autocritica.

In questi casi occorre valutare quale sia il costo, in termini di ripercussioni emotive e conseguenze spiacevoli del continuare a comportarsi in questo modo; Quali benefici si ottengono a fronte del costo personale da pagare?! Se non ne vale la pena potremmo provare a migliorare il nostro modo di comunicare, sforzandoci di esprimere noi stessi. Esistono specifici training di 10/15 sedute per potenziare l’abilità assertiva. Questi ultimi possono svolgersi individualmente o in gruppo in contesti aziendali. Ecco alcuni esempi di esercizi utili:

1 Parlare con assunzione di responsabilità sostituendo a espressioni come “si deve”, “dovreste”,  “non dipende da me” con espressioni quali “voglio”, “ritengo che” “desidero”, “penso”.

2 Imparare a dire di NO e rifiutare richieste guardando l’altro in modo fermo, fornendo una motivazione solo se necessario (non come una giustificazione)

3 Accettare i complimenti guardando negli occhi chi ve lo sta facendo, e ringraziando di quello che vi stanno facendo notare di voi.

4 Ripetere la vostra richiesta più volte, come un disco rotto, ripetendo esattamente la stessa frase, senza alcuna variazione, in tono però rilassato e cordiale.

Riuscire a non cedere alle persuasioni degli altri e a riconosce che quello che vogliamo o non vogliamo è lecito, non solo permette di esprimersi e definirsi, ma anche di delineare i propri confini fisici e psicologici, nonché svelarsi e permettere agli altri di conoscerci ed apprezzarci realmente per quelli che siamo. Del resto se non spieghiamo cosa vogliamo, cosa ci fa piacere o al contrario cosa ci rende tristi o arrabbiati come fanno gli altri a comprenderlo? E soprattutto come potremmo raggiungere i nostri obiettivi?

E’ inoltre importante ricordare che solo voi potete giudicare i vostri comportamenti, pensieri ed emozioni ed assumervi le responsabilità di realizzarvi accettandone le conseguenze e soprattutto che è un vostro diritto non sapere, non poter fare una cosa o cambiare opinione.

Autore:

Serena Bosco

Psicologa e Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Iscrizione Albo 3274, Regione Puglia

Riceve a ROMA

mail: serenabosco@gmail.com

tel: 349292447

 

 

Bibliografia

Manuale di comunicazione assertiva, Domenico Di Lauro, Xenia Edizioni