FEEDBACK EFFICACE in 3 mosse!

Se ti sei fermato su questo articolo è probabile che ti abbia incuriosito l’idea di scoprire come dare un feedback efficace. Forse perché, nella tua esperienza passata, ti è capitato di restituire un feedback su qualcosa, e di non aver avuto la reazione di apertura e accettazione che ti saresti immaginato e aspettato.

Nella nostra vista ci troviamo più e più volte a dare feedback.

Che tu sia un insegnante e debba valutare il compito, il lavoro o l’esposizione di un tuo alunno.

Che tu sia un allenatore e debba giudicare la prestazione di un tuo allievo.

Che tu sia genitore e debba restituire un feedback a tuo figlio su un qualcosa che ha fatto e per il quale ti ha chiesto un parere.

Soprattutto nel mondo del lavoro ci si trova spesso a dare feedback, opinioni e considerazioni sull’operato di colleghi o dipendenti.

E, se ci pensiamo, i feedback li diamo tutti noi, anche agli amici, alle amiche, quando ci viene chiesto:

  • Cosa ne pensi del fatto che io abbia agito in quel modo?”,
  • “Ti è piaciuta la torta che ho preparato ieri sera?”,
  • “Come ti è sembrato il mio intervento all’incontro di mercoledì?”,
  • “Cosa te ne pare del regalo che ho creato per mia sorella?”
  • ….e chi più ne ha più ne metta.

Una precisazione però va fatta: più che dare “feedback” siamo abituati a GIUDICARE, ovvero a dire se una cosa per noi è “ok” o “non-ok“.

Il FEEDBACK (che letteralmente significa “retro-azione”), diversamente dal giudizio, è una valutazione di rimando che ha lo scopo di modificare/migliorare/cambiare un dato oggetto/servizio/prestazione/comportamento/prodotto.

Nel giudizio si tende a fermarsi sul “cosa mi è piaciuto”e sul “cosa non mi è piaciuto”.

E, un po’ a tutti, la parola “giudizio” scatena sensazioni spiacevoli, negative e di chiusura.

A chi piace essere giudicati? Se si tratta di valutazioni positive… wow! Sì! A tutti piace! Ma… quando qualcosa è andato storto? Quando si sa che si sarebbe dovuto fare qualcosa di più? Di diverso? Tornate con la mente a quando alle superiori vi chiamavano alla cattedra nel momento della consegna delle valutazioni su un compito… che ansia! Se sapevo che il compito non era andato benissimo, avevo già il terrore di cosa l’insegnante avrebbe detto, per tornare a casa demoralizzata e ancora più abbattuta.

Un giudizio negativo (“Non sei stato bravo“) chiude l’interlocutore e lo lascia nel suo buco nero. Inoltre è molto probabile che scateni emozioni e reazioni negative.

Immaginiamo che il mio titolare giudichi negativamente un lavoro che io ho fatto e che non è stato all’altezza delle sue aspettative, nonostante io mi sia impegnata al 100%. Potrò aspettarmi di provare rabbia e frustrazione, mi demoralizzerò e tutto questo inciderà negativamente sul mio lavoro futuro, incentivando un circolo vizioso di progressiva frustrazione.

Per evitare, quindi, situazioni simili e, al contrario, incentivare apertura e ricettività nel nostro interlocutore, con lo scopo di cambiare, modificare, migliorare quel dato lavoro/prestazione/prodotto/servizio, è fondamentale imparare a dare (e a darSI) feedback EFFICACI!

Una strategia facilissima e applicabile da tutti consiste nel pensare al feedback come ad un panino composto da tre strati: una fetta di pane, il ripieno e un’altra fetta di pane.

Ecco quindi le nostre 3 fasi per creare un feedback efficace (i nostri 3 strati per creare un BUON PANINO)!

#FASE 1: POSITIVO

Un feedback buono si apre con le considerazioni positive su quel prodotto/servizio/prestazione! Fate i complimenti al vostro interlocutore per tutto ciò che è stato fatto bene e vi è piaciuto. Se non trovate nulla… sforzatevi! E’ compito vostro creare un buon clima iniziale perché, sulla base di questo, vi giocherete l’apertura o chiusura del vostro interlocutore verso ciò che direte poco dopo.

#FASE 2: NEGATIVO

Ok, Qualcosa non è andato come sperato. Se nel giudizio si tende a dire “Hai sbagliato questo, questo, e quest’altro”, nel feedback efficace ci si sofferma sul “Cosa può essere migliorato?“. Non ci si ferma quindi sul negativo ma si considera quel negativo già in una prospettiva di miglioramento. In questa seconda fase è ottimo dare strategie, offrire consigli, suggerimenti per migliorare ciò che non ha permesso a quel prodotto/servizio/prestazione/ comportamento di ottenere un buon risultato.

#FASE 3: POSITIVO

Il vostro interlocutore vi ha ascoltati e sicuramente è meno “in down” rispetto a se gli aveste dato un giudizio negativo. Vi guarda con attenzione e potreste scorgere un sorriso sul suo volto: sta pensando a tutto ciò che gli avete detto e avrà voglia di migliorare ciò che ha fatto, per raggiungere un risultato nuovo e diverso. Però l’alone negativo rimane sempre, anche se attenuato notevolmente (tra la Fase 1 e la Fase 2 c’è comunque differenza). E’ per questo che concludere il feedback con ulteriori considerazioni positive è necessario per dare energia e sprint finale al vostro interlocutore. Comunicategli la fiducia nelle sue capacità, nelle sue risorse, nelle sue potenzialità per migliorare ancora di più!

Alcuni esempi?

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Ilaria Cadorin

Psicologa (n° 9570 Ordine degli Psicologi del Veneto).
Consulente grafodiagnostico (diploma conseguito presso la scuola triennale Evi Crotti di Milano).
Esperta in tecniche di rilassamento, Training Autogeno Somatico e Superiore-Meditativo.
Ha conseguito il Master in Psicologia dello Sport e Mental Coaching Sportivo.
E' specializzanda presso la Scuola quadriennale in Psicoterapia Psicoanalitica dell'Infanzia e dell'Adolescenza di Bologna.
Riceve su appuntamento nel suo studio privato a Montebelluna (TV) e a Ponte della Priula (Susegana -TV). Per informazioni: cadorin.ilaria@gmail.com oppure 3464231590.

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