ANSIA E PSICOTERAPIA PSICODINAMICA

La presenza dell’ansia nella vita quotidiana è un fatto fisiologico, diventa problematica e fonte di disagio psichico quando essa è uno stato affettivo legato ad una patologia; quando cioè è sproporzionata rispetto all’evento scatenante, si presenta senza un motivo apparente o anche quando si protrae, come stato d’animo, per lunghi periodi di tempo.

Le caratteristiche dell’ansia sono legate ad una componente psichica molto forte e pervasiva che può sfociare anche in sintomatologia fisica. La componente psichica si esprime con apprensione, inquietudine, rimuginio, difficoltà nel sonno, nella concentrazione, insicurezza, ecc. La componente fisica è legata invece a tachicardia, tremori, senso di soffocamento, acufeni, fino a dolori diffusi in varie parti del corpo; nel caso di attacchi di panico possono essere presenti anche agitazione e spasmi.

Freud nel 1894 fu il primo ad occuparsi dell’argomento ansia che egli definiva con il termine “Nevrosi”, caratterizzata da uno stato di angoscia, un senso di inquietudine legato ad un pensiero o desiderio rimosso la cui dimensione di cura era legata alla psicoterapia.
Un’altra caratteristica di quella che Freud chiamava angoscia era un senso sopraffacente di panico accompagnato da sudorazione, aumento del ritmo respiratorio e cardiaco, senso di terrore. In questo caso si trattava di un accumulo di libido in relazione all’assenza dell’attività sessuale.

Superando certe idee e perfezionando la sua teoria, Freud descrisse l’ansia come il risultato di un conflitto psichico tra desideri inconsci, sessuali o aggressivi e le possibili minacce di punizione: il profondo conflitto che esiste tra Es e Super-Io. L’idea di un pericolo inconscio genererebbe quindi l’ansia. A questo punto l’Io mette in atto meccanismi di difesa: rimozione, spostamento, evitamento affinché certi pensieri non arrivino alla coscienza e la facciano stare male. Rielaborare un conflitto sovrastimato dall’Io quale è l’ansia permette di superarlo.

L’ansia può essere divisa in: ansia di tratto ed ansia di stato.
Nel primo caso ci troviamo di fronte ad una caratteristica costantemente presente della personalità che accompagna l’individuo nella sua quotidianità ed a causa della quale egli percepisce come pericolosi o minacciosi la maggior parte degli stimoli che riceve e pertanto affronta il tempo che passa col timore che possa succedergli qualcosa. L’ansia di stato è invece considerata una sorta di interruzione nel continuum emozionale, cioè si esprime attraverso una sensazione soggettiva di tensione, apprensione, nervosismo, inquietudine. Il soggetto che percepisce questo stato di tensione tenderà a mettere in atto una serie di comportamenti per evitare o ridurre queste sensazioni; laddove questi meccanismi falliscono il soggetto va incontro ad un aumento dell’ansia e quindi ad una spirale psicopatologica.

Le persone che presentano alti livelli di ansia di tratto hanno comportamenti reattivi ad un numero maggiore di stimoli (fa parte del loro modo di essere reagire in modo ansioso alle situazioni), di conseguenza in circostanze “Normali” o a basso “potenziale ansiogeno” realisticamente reagiranno con un’ansia molto forte.
Un percorso psicoterapeutico basato sul trattamento psicodinamico risulta essere estremamente indicato nell’ansia di tratto perché permette al soggetto di entrare in relazione con le parti più profonde della sua psiche.
Afferiscono ai disturbi d’ansia: il disturbo d’ansia con o senza agorafobia, fobie specifiche e fobia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo postraumatico da stress, disturbo acuto da stress, disturbo d’ansia generalizzata, dovuti ad una condizione medica o a sostanze.

La presenza dei disturbi d’ansia spesso non implica un mal funzionamento generale dell’individuo, tendenzialmente c’è un Io che continua a svolgere bene le sue funzioni permettendo una buona integrazione dell’individuo; seppure con disagio e difficoltà egli riesce a mantenere un rapporto con la realtà ed è proprio grazie al buon contatto con la realtà che si può applicare una terapia espressiva. Ecco che l’approccio terapeutico psicodinamico viene ad essere una modalità di trattamento indicata poiché il suo scopo è quello di analizzare le difese così da poter interpretare e svelare tutto quel materiale che dinamicamente è stato rimosso. Dall’altro lato del versante espressivo, nell’approccio psicodinamico ritroviamo l’aspetto supportivo della terapia che mira a risolvere il conflitto inconscio ed a rafforzare le difese.

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Pasquale Saviano
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