Gli ansiolitici aumentano il rischio di Alzheimer

Uno studio (1) condotto tra Bordeaux e Montreal, patrocinato dall’ISERM (Institut National de la Sante et de la Recherche Medicale) e pubblicato sul British Medical Journal ha stabilito che l’uso protratto di benzodiazepine aumenta il rischio di sviluppare l’Alzheimer.

Alzheimer

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Cosa sono le benzodiazepine?

Le benzodiazepine sono una classe di psicofarmaci che aumentano l’effetto del neurotrasmettitore acido-gamma aminobutirrico (GABA) coadiuvando le sue proprietà ansiolitiche, ipnotiche, anestetiche, rilassanti, anticolvulsive e miorilassanti.

Sono farmaci utilizzati comunemente nei casi di ansia, epilessia, spasmi muscolari e insonnia.

I nomi commerciali di alcune benzodiazepine sono Valium, En, Lexotan, Xanax, Tavor e Halcion.

Quanto sono utilizzate le benzodiazepine in Italia?

Le benzodiazepine sono un farmaco di classe C le cui prescrizioni non vengono registrate, per questo non è possibile avere i dati precisi del loro utilizzo. Tenuto conto di questo, il rapporto OSMED (Osservatorio sull’impiego dei medicinali; 2) riporta un consumo di 54 “dosi giornaliere” di benzodiazepine ogni 1000 abitanti. La “dose giornaliera” è il dosaggio standard che viene assunto durante una terapia a base di questi farmaci, quindi secondo l’OSMED ci sarebbero 54 persone ogni 1000 abitanti che fanno uso di questi farmaci. Ovviamente potrebbero essere il doppio ma usare metà del dosaggio o la metà ma assumere i doppio della dose consigliata.

Cosa dice lo studio dell’ISERM?

Si tratta di uno studio caso controllo (gli stessi individui sono stati monitorati per anni) durato tra i 6 e i 10 anni nel quale sono state prese in esame circa 9000 persone con età media di 66 anni.

Lo studio ha riscontrato un aumento del rischio di Alzheimer di circa il 50% tra gli individui che nella loro vita hanno fatto uso di benzodiazepine.

L’assunzione quotidiana per un periodo compreso tra i 3 e i 6 mesi aumenta il rischio del 30%.

L’assunzione quotidiana per un periodo maggiore di 6 mesi aumenta il rischio del 60-80%.

L’associazione trovata è sostenuta da numerose evidenze biologiche. Molti studi hanno confermato gli effetti deleteri delle benzodiazepine sulla memoria (3). Inoltre l’assunzione cronica di benzodiazepine causa la diminuzione dei recettori gabaergici e la riduzione di questi recettori sembra legata al declino cognitivo (4).

Conclusione

I farmaci nell’immaginario comune rappresentano la soluzione immediata dei problemi psicologici. È vero, solo i farmaci riescono a dare benessere istantaneo. Tuttavia è bene ricordare che esistono delle strade alternative, come la psicoterapia, incapaci di agire velocemente come una pastiglia, ma prive di effetti collaterali.

Ognuno valuterà i pro e i contro.

Bibliografia

(1) Benzodiazepine use and risk of Alzheimer’s disease: case-control study

(2) Osservatorio sull’impiego dei medicinali (OsMed)

(3) Ghoneim MM, Mewaldt SP. Benzodiazepines and human memory: a review. Anesthesiology 1990;72:926-38.

(4) Shimohama S, Taniguchi T, Fujiwara M, Kameyama M. Changes in benzodiazepine receptors in Alzheimer-type dementia.Ann Neurol 1988;23:404-6.

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Francesco Boz
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