L’Alzheimer e la sindrome del tramonto: cosa si può fare di utile

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Brightest Hour: siamo in diretta con Francesco Boz, autore per Le Iene, fondatore della pagina l'Oltreuomo e Psiche.org.

Pubblicato da TEDxTreviso su Mercoledì 29 aprile 2020

Assistere un famigliare con un disturbo dovuto all’invecchiamento genera molto stress: spesso ci si ritrova a dover affrontare una situazione sconosciuta, infatti, raramente si conoscono le strategie utili da attuare. Prendersi cura di un genitore con un disturbo neurocognitivo, quale l’Alzheimer, è un impegno molto complesso anche perché richiede un enorme coinvolgimento emotivo. Una situazione di questo tipo, diviene ancor più difficile se non si sa quale sia il modo migliore di agire.

Gli interventi descritti in seguito possono aiutare a prevenire o a ritardare la manifestazione della sindrome del tramonto. Gli effetti del calar del sole furono già descritti da Ippocrate, nella teoria degli “umori”, nel 460 a.C..

La sindrome del tramonto sembra essere in continuo aumento, compare quando cala il sole o quando gli ambienti sono poco illuminati, per poi aumentare verso la tarda sera.

Questa sintomatologia colpisce 8 persone con l’Alzheimer su 10 ed è caratterizzata dalla comparsa di reazioni improvvise e imprevedibili.

 

I sintomi principali sono i seguenti:

  • incapacità di mantenere la concentrazione;
  • stato confusionale che porta ad avere un dialogo e/o dei comportamenti disorganizzati;
  • aggressività per lo più verbale;
  • alterazione dei ritmi di sonno-veglia;
  • deliri e allucinazioni.

Cosa si può fare di utile in questi casi?

  • Illuminare bene la casa, evitando ci siano zone d’ombra;
  • far sì che l’ambiente domestico non sia pericoloso, quindi, per esempio, usando tappeti antiscivolo e una vasca da bagno con apertura laterale;
  • proporre una sana alimentazione con bevande calde e rilassanti, evitandone invece altre contenenti alcool, caffeina e teina;
  • se, a seguito della diagnosi, è stata prescritta la terapia farmacologica, incoraggiare la persona ad assumerla regolarmente;
  • modulare il tono della voce in modo da non risultare autoritari ed aggressivi;
  • durante il giorno, l’attività fisica, lieve o moderata, può aiutare l’anziano a diminuire la manifestazione dei sintomi;
  • durante la sera, sono preferibili le attività tranquille e piacevoli, anziché impegnative, come, per esempio, ascoltare musica cosicché  la persona possa rilassarsi;
  • evitare il riposino pomeridiano che andrebbe ad alterare ulteriormente il ritmo sonno-veglia;
  • proporre verso sera un bagno caldo e rilassante che può agevolare il sonno notturno;
  • in caso di deliri o allucinazioni, non contrariare la persona in modo da non crearle un ulteriore disagio; è infatti più utile assecondarla, ossia se, per esempio, vede molti insetti sul pavimento, è il caso di prendere la scopa e fingere di spazzarli via.

Le persone anziane vanno in contro a molte perdite e quelle relative alle capacità mentali sono assolutamente molto variabili, per questo motivo ogni percorso va creato su misura del paziente.

I training cognitivi aiutano a mantenere allenato il cervello, contrastandone l’invecchiamento.

Mariapia Ghedina

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