Troppe volte non ci siamo rivelati per paura di venire giudicati

Causa infelicità e non ci fa vivere bene: basta preoccuparsi del giudizio degli altri “che condannano già prima di sapere”.

Viviamo bloccati dall’idea che esista uno schema mentale che gli altri hanno di noi e che ci siano delle aspettative che dovremmo soddisfare. Ci sentiamo al centro dell’attenzione altrui che sono in agguato, pronti a puntarci il dito contro. Ne deriva una vita scomoda che si adatta a ciò che il contesto, le regole, gli altri chiedono: un vivere adattandosi e accontentandosi. Così ci parla Jovanotti in un suo recente singolo, L’alba:

“Quante cose non ci siamo detti per paura di non essere capiti, troppe volte non ci siamo rivelati per paura di venire giudicati, attraverso tribunati improvvisati che condannano già prima di sapere.”

Giudizio

La paura del giudizio altrui ci attanaglia e ci rinchiude in schemi sociali di accettazione dai quali è difficile trovare una via d’uscita. Viviamo nella paura che qualcosa possa andare storto e che ciò che facciamo possa non combaciare con le aspettative che gli altri hanno di noi. Il problema di cui non ci accorgiamo, è che quando ci sentiamo giudicati mettiamo noi stessi in atto una profezia che si autoavvera: significa che se siamo convinti che gli altri abbiano un’opinione su di noi, ci comporteremo in modo tale da rendere realtà le nostre convinzioni. Se abbiamo paura di essere messi da parte perchè non ci comportiamo come si comporta il gruppo, lentamente ci isoleremo, finchè non ci sentiremo a tutti gli effetti ignorati. Ma per chi viviamo, per noi stessi o per qualcun’altro?

Schopenhauer, dai pensieri sempre attuali, ha scritto Il giudizio degli altri, un breve saggio in cui parla di questo problema come causa di infelicità. La maggior parte della gente costruisce la propria vita in modo tale da ottenere un riconoscimento e un giudizio positivo, e per far questo, a volte, sacrifica le proprie vere passioni. Quando il giudizio è negativo, invece, potrebbe essere motivato dall’ignoranza, dall’invidia o forse da una grezza superficialità. Allora consiglia: “Chi è consapevole di non meritarsi un’accusa può tranquillamente ignorare, e così farà”.

Perché il giudizio degli altri è tanto importante? Perché appartenere ad un gruppo e venire accettato è per l’uomo un vero e proprio bisogno. Lo psicologo Maslow ha creato una universale “piramide dei bisogni” in cui ha classificato i bisogni in cinque differenti livelli, dai più elementari (necessari alla sopravvivenza) ai più complessi (di carattere sociale). L’individuo si realizza passando per i vari stadi, che devono essere soddisfatti in modo progressivo. Dopo il bisogno fisiologico e quello di sicurezza, al terzo posto si classifica il bisogno di appartenenza ad un gruppo, che comprende l’identificazione e l’affetto da parte degli altri, da cui poi derivano l’autostima e infine il bisogno di autorealizzazione.

Molti studiosi hanno criticato Maslow, perché la classifica dei bisogni non è realmente universale per tutti gli individui: per esempio, secondo l’autore  l’autostima deriva dall’appartenenza ad un gruppo, il ché non sempre è vero. Sarà di certo così, se parliamo di individui che mettono l’opinione che gli altri hanno di sé prima di tutto.

Il primo passo per non sentirvi giudicati è non giudicare: ognuno fa per sé, ognuno ha la sua testa, ognuno vive per i suoi obiettivi e ha la sua storia. Se non condividete un comportamento altrui non significa necessariamente che quel comportamento sia universalmente non condivisibile: pensate che gli altri avranno le loro motivazioni, storie diverse dalla vostra o forse vedono le cose da una prospettiva diversa, che non per forza è sbagliata. Così come voi potete esercitare la vostra libertà, rendete gli altri liberi di esercitare la propria.

Schopenhauer consiglia di riflettere, per apprezzare il giusto valore dell’opinione altrui, sulla superficialità e futilità dei pensieri, sulla bassezza dei sentimenti, sull’assurdità delle opinioni che si riscontrano nella maggior parte dei cervelli. Solo così, imparerete a vivere più per voi che per gli altri.

Charlie Chaplin diceva: “Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa piacere cosi come sei! Quindi vivi, fai quello che ti dice il cuore. La vita è come un opera di teatro, che non ha prove iniziali: canta, balla, ridi e vivi intensamente ogni giorno della tua vita prima che l’opera finisca senza applausi.” . Basta essere schiavi delle idee altrui: il mondo ha bisogno di persone che ragionino e non restino pietrificate da paure insensate.

“C’è ancora un margine per cominciare a vivere”: abbiate il coraggio di essere felici, siate diversi, andate controcorrente.

 

Originariamente pubblicato in http://www.tribunaitalia.it/2015/05/03/troppe-volte-non-ci-siamo-rivelati-per-paura-di-venire-giudicati/

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Silvia Demita

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