LA RETE DELLA RETE: COME OPERANO I BULLI DI OGGI, CYBERBULLISMO E SEXTING

La realtà in cui vivono i ragazzi e gli adolescenti di oggi, è una realtà dalle caratteristiche diverse a quelle che si ritrovavano fino a qualche tempo fa.

I bambini che nascono nell’era odierna definiti “nativi digitali”, sono i ragazzi che saranno immersi nella realtà dei social, di Internet, WhatsApp e chi più ne ha più ne metta. Si può certamente affermare che al giorno d’oggi tutto avviene attraverso la rete. Oltre a mancare quelle che sono le peculiarità che dovrebbero caratterizzare i rapporti interpersonali, come il contatto oculare, la presenza fisica, la possibilità di interagire vis a vis, oggi si diffondono in rete anche il bullismo, definito cyberbullismo, e il sexting (inviare o richiedere foto con contenuti sessuali).

Ma vediamoli più nel dettaglio:

  • cyberbullismo: essere vittime di questo tipo di violenza significa rimanere intrappolati in situazioni che possono far molta paura e dalle quali spesso non si sa bene come uscirne, è molto pericoloso, per questo bisogna stare molto attenti a come. Esistono diverse tipologie di atti che rientrano nella definizione di cyberbullismo, un esempio che si verifica molto spesso è l’invio di messaggi, via internet o cellulare, dal contenuto volgare, violento, offensivo e denigratorio. Si parla di cyberbullismo anche quando qualcuno pubblica informazioni private appartenenti ad un’altra persona

 

  • sexting: è un neologismo utilizzato per indicare l’invio di messaggi, testi e/o immagini sessualmente espliciti, principalmente tramite il cellulare o tramite altri mezzi informatici. Tali immagini, anche se inviate in origine a una ristretta cerchia di persone, in seguito si possono diffondere in modo incontrollabile e creare problemi seri alla persona ritratta.

 

Ciò che sfugge a molti, è che al giorno d’oggi, troviamo molti ragazzini, addirittura molti bambini che devono ancora finire la scuola primaria, che posseggono uno smarthphone: il problema in questo caso è che stiamo mettendo in mano loro degli apparecchi che possono causare non pochi problemi, e che possono metterli nella condizione di pericolo, senza che ne siano consapevoli: il fatto che sappiano usare questi strumenti tecnologici meglio degli adulti, non significa che abbiano la consapevolezza e la maturità di riconoscere eventuali fonti di pericolo.

I pericoli che si nascondono dietro la messaggistica istantanea di WhatsApp sono molti, e d’altronde  è la stesse rete di WhatsApp a dichiarare che non si dovrebbe avere tale App prima dei 16 anni.

 

Complici di cyberbulli sono i ‘condivisori’ e i ‘commentatori’ andando a rinforzare le violenze che una persona subisce. È su coloro che condividono e che commentano in maniera cattiva e dispregiativa che è importante lavorare (oltre che sulle vittime), sono loro che alimentano il problema, che lo rendono pubblico e visibile. Sono complici perché le parole fanno più male delle botte, perché le condivisioni uccidono, creano ansia, depressione, disturbi alimentari e portano la vittima a farsi intenzionalmente del male, come dimostrano i dati per cui per oltre il 50% di coloro che subiscono violenze digitali si autolesiona, come evidenziato dalla Presidente dell’Osservatorio Adolescenza. E’ sempre la stessa Presidente ad affermare che 2 adolescenti su 10 dichiarano di aver scoperto che dietro un profilo di una persona amica sui social network si nascondeva un adulto e le vittime predilette degli adescatori sono le femmine (62%). I ragazzi in genere vengono adescati attraverso i giochi online, la Playstation e i canali YouTube, le ragazze più nei social network e dai blog.

 

 

Ma quali sono gli aspetti caratteristici di questo tipo di comportamenti?

 

  • Fiducia: spesso i ragazzi/le ragazze inviano proprie immagini o video nudi o sessualmente espliciti perché si fidano della persona a cui stanno inviando il materiale. Mostrano una scarsa consapevolezza che quello stesso materiale, se il rapporto (amicale o di coppia) dovesse deteriorarsi o rompersi, potrebbe essere diffuso come ripicca per quanto accaduto.
  • Pervasività: le possibilità che offrono i telefonini di nuova generazione permettono di condividere le foto proprie o altrui con molte persone contemporaneamente, attraverso invii multipli, condivisione sui social network, diffusione online;
  • Persistenza del fenomeno: il materiale pubblicato su internet può rimanere disponibile online anche per molto tempo. I ragazzi, che crescono immersi nelle nuove tecnologie, non sono consapevoli che una foto o un video diffusi in rete potrebbero non essere tolti mai più.
  • Non consapevolezza: i ragazzi spesso non sono consapevoli che quello che si stanno scambiando si chiama materiale pedopornografico.

 

Quali sono i sintomi che possono far pensare che un figlio sta vivendo questa situazione?

Sono tanti i genitori che si rivolgono ad uno psicologo, perché preoccupati per il figlio: le frasi che molto spesso sento dire sono “da un po’ di tempo a questa parte non è più lo stesso”. E’ molto difficile per loro raccontare la situazione in cui si trovano, molto spesso anche perché il tutto accade nel giro di poco tempo, e si trovano dentro a questa situazione senza rendersene conto.

Le conseguenze psicologiche e le ripercussioni del fenomeno sono simili a quelle del bullismo tradizionale, ma è importante che i genitori non sottovalutino i campanelli d’allarme. Anche per il cyberbullismo, infatti, così come avviene nei casi di bullismo, bambini e adolescenti difficilmente parlano con gli adulti o con gli amici degli episodi di cui sono vittime.

Il cyberbullismo può avere ripercussioni negative sulla vittima anche peggiori rispetto al bullismo tradizionale, perché la persecuzione mediatica non è circoscritta a un singolo ambiente (la scuola, la palestra) al di fuori del quale la vittima può avere un suo “riscatto”, ma raggiunge tutti gli “ambienti di riferimento” della persona.

Normalmente, i ragazzi entrano in una fase ansiosa-depressiva, non vogliono andare a scuola e spesso lamentano malesseri fisici, come mal di pancia o mal di testa. Un cambiamento che, spesso, è repentino e che avviene in assenza di altre spiegazioni: tutto d’un tratto il bambino parla di meno, è depresso e triste. Tutti segnali che devono far scattare un campanello d’allarme nei genitori che devono chiedergli quale sia il problema, per evitare che si senta solo e che per disperazione arrivi a commettere anche gesti estremi.

E’ importante intervenire: «se si tratta di comportamenti gravi, in cui si configura un reato (che magari coinvolge immagini pedopornografiche), è necessario avvisare le forze dell’ordine per evitare di diventarne complici. Se, invece, si tratta di una situazione meno grave, è necessario rassicurare la vittima e poi coinvolgere la scuola. Se nell’arco di qualche giorno non cambia nulla, è bene rivolgersi a uno psicologo per aiutare il ragazzo ed evitare conseguenze più gravi».

Commettere tali agiti è un alto fattore di rischio di future situazioni di mobbing, stalking e maltrattamenti domestici nella vita adulta, per questo è molto importante intervenire preventivamente attraverso un lavoro di rete, che coinvolga non solo le istituzioni scolastiche e i genitori, ma anche la Polizia di Stato, che riveste un ruolo molto importante nel trattare questa tipologia di reati. Molte volte sia i genitori che i ragazzi, non sanno che esistono leggi per tutelarli, altre volte la sofferenza di “leggersi” insultato sul web è motivo di vergogna, è testimonianza di debolezza che non si vuole confessare, nemmeno alla Polizia.

 

Dott.ssa Linda Zulianello, Psicologa, Psicologa forense, Psicopedagogista

www.fondazioneferriolibo.it

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