Quale storia puoi trasformare per essere felice?

 

[alert-success]La nostra esperienza è letteralmente determinata dall’idea che abbiamo della vita: ci inventiamo delle storie sul mondo e in gran parte ne viviamo le trame. La forma della nostra vita dipende in misura notevole dal copione che consciamente, o più probabilmente inconsciamente abbiamo scelto*.[/alert-success]

Che effetto ti fa leggere questo?

Si tratta per molte persone di un cambio radicale di prospettiva.

Tutti noi abbiamo ricevuto sin da piccoli milioni di condizionamenti, e questo senza dubbio è anche ciò che ci ha permesso di adattarci a tutto ciò che stiamo attualmente vivendo: studiare, avere un lavoro, delle relazioni.

Eppure – se da piccoli non abbiamo avuto la possibilità di sperimentare il nostro vero sé – il rischio è grande, tanto da poterci portare ad adottare una modalità di iper-adattamento ai bisogni degli altri, mettendo in secondo piano la nostra auto-realizzazione.

Il bambino e l’essere umano in generale hanno un’enorme capacità di adattamento ai contesti relazionali, se questo da un lato può essere un bene dall’altro rappresenta uno schema che può generare un profondo senso di:

  • insoddisfazione
  • vuoto
  • assenza di obiettivi.

Il risultato è quello di vivere una vita infelice o meno felice di quanto avremmo potuto.

Questo processo ha effetti talvolta drammatici e può sfociare nella depressione e in altre problematiche psicologiche connotate da un senso di:

  • blocco
  • mancanza di possibilità
  • impotenza appresa.

 

Ogni storia genera ed elimina possibilità

[alert-success]Sono dunque le storie che le persone si danno della loro esistenza a determinare sia l’attribuzione di significato all’esperienza sia la selezione degli aspetti dell’esperienza cui dare espressione**.[/alert-success]

Ogni vita è un intreccio di eventi, personaggi, ruoli, scenari, decisioni prese, alleati, nemici.

Ciò che in questa visione della vita è fondamentale è il fatto che il ruolo creativo – di regista e sceneggiatore –  non può che appartenere a noi stessi.

Questo modo di vedere il flusso del proprio vivere richiede una delle scelte più coraggiose e per certi versi rivoluzionarie che ogni donna e ogni uomo possano fare: un profondo atto di responsabilità verso se stessi.

[alert-announce]Si tratta di una promessa di fiducia incondizionata a noi stessi e al nostro potere generativo.

 

Scoprire quale narrazione ti ha intrappolato significa poter diventare libero.

 

Cioè poter agire in modo creativo.

 

Vedere la storia dentro la quale ti sei mosso fino ad ora significa poter rompere la sua cornice e cambiare i confini delle tue possibilità.[/alert-announce]

È chiaro: non tutto è trasformabile, ma iniziare a sentire un maggiore potere di intervento sulla realtà a nostro vantaggio, può davvero fare la differenza!

Da quale storia devi liberarti per essere felice?

Quale storia sei?

Da quale storia senti di volerti dis-identificare?

Quali sono le richieste implicite o esplicite che ti sono state fatte anni fa alle quali ti sei adattato perché non potevi fare altrimenti per essere visto, considerato, ascoltato?

Te le stai ancora portando dietro?

Come influiscono sulle tue attuali relazioni?

[alert-announce]In quali modi sei sceso a compromessi con te stesso?[/alert-announce]

Qual è il ruolo ricorrente che in molte relazioni hai messo in atto arrivando spesso a farti male?

Quale mappa usi per dare significato al mondo?

E se potessi cambiarla?

Essere felice è un miraggio dentro al tuo copione?

 

Quale labirinto ti sta impedendo di essere felice?

[alert-announce]Non esiste una prigione più stretta delle proprie convinzioni.[/alert-announce]

Tutto dipende da esse e attorno ad esse si scrive la propria storia.

Puoi iniziare con l’auto-riflessione a individuare le premesse che ti tengono così distante dall’essere felice.

Te ne elenco alcune, come esempio.

  • Dicono che non vado bene, qualcosa di sbagliato ci deve essere in me
  • Non valgo quanto gli altri
  • È impossibile che la mia rabbia possa diventare qualcosa di buono
  • Se mi ribellerò non sarò più amato
  • Meglio non essere giudicato male e farmi andare bene tutto questo, piuttosto che ascoltare davvero i miei bisogni e i miei desideri avendo tutti contro
  • La mia sensibilità è la mia vulnerabilità
  • Non sarò mai in grado di sentire fino in fondo le mie emozioni
  • Mi porterò sempre con me la rabbia per essere stato umiliato, abbandonato, tradito, questa rabbia può arrivare a fare davvero male agli altri, quindi tengo tutti distanti
  • Le relazioni sono insidiose
  • Nessuno mi capisce veramente, tanto vale accontentarmi
  • Il senso del dovere è il mio destino
  • Mi merito di vivere tutti questi sensi di colpa
  • Le continue rinunce mi portano ad abbassare ancora di più la mia autostima, ma non posso fare altrimenti.

 

La psicologia archetipica scopre modelli di comportamento nascosti

[alert-success]Nel mito greco di Amore e Psiche*****, ad esempio, il primo compito di Psiche fu quello di dividere un enorme cumulo di semi diversi ripartendoli in mucchi separati. La reazione iniziale a questa prova, così come alle tre successive, fu la disperazione. Ho notato che questo mito si adattava bene ad alcune pazienti, alle prese con diversi e importanti compiti. Una di loro, una studentessa universitaria, si sentiva impotente di fronte a un esame perché non sapeva come organizzare la vastità della materia. Un’altra era una giovane madre depressa, alle prese con il problema di scoprire dove andasse a finire il suo tempo, quale fosse per lei l’ordine delle priorità e come poter continuare a dipingere. Come Psiche, queste due donne erano chiamate a un compito che, pur in linea con le scelte fatte, era più di quanto si sentissero capaci di fare. Entrambe presero coraggio da un mito che rispecchiava la loro situazione, forniva una comprensione del loro modo di reagire alle richieste nuove e dava un più ampio significato al loro sforzo***.[/alert-success]

 

Non è semplice e non è facile

Questo cambio di prospettiva, cioè iniziare a vedere la storia della tua vita realmente come una storia che può perciò essere trasformata e cambiare direzione, non è semplice: si tratta di un processo a cui probabilmente non sei abituato.

Questo cambio di rotta non è rapido, richiede impegno e responsabilità nel volersi mettere in gioco profondamente in un percorso di psicoterapia.

Aver negato per lungo tempo i tuoi reali bisogni può avere origine in un tempo lontano della tua storia personale, ad esempio nel caso in cui da bambino il tuo ambiente famigliare abbia invalidato i tuoi sentimenti e le tue emozioni, stabilendo delle regole implicite su cosa potessi o non potessi provare, potessi o non potessi dire. Si tratta di casi in cui, esprimere il proprio disagio psicologico – in particolare la tristezza o la rabbia – significa per il bambino far arrabbiare il genitore, provocare il suo allontanamento o subire punizioni****.

[alert-announce]Ricorda: non è semplice, non è facile, ma non è impossibile.[/alert-announce]

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FONTI

***J.S. Bolen,(1991), Le dee dentro la donna, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma

****J.E. Young, J.S. Klosko, M.E. Weishaar,(2018), Schema Therapy, La terapia cognitivo-comportamentale integrata per i disturbi di personalità, Erickson, Trento

*C.S. Pearson,(1990), L’eroe dentro di noi, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma

**M. White,(1992), La terapia come narrazione, Astrolabio-Ubaldini Editore, Roma

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