La psicologia di comunità

PSICOLOGO CROTONE, ROMA, MILANO, FRANCESCO M ZURLO, BLOG PSICOLOGIA PSICOTERAPIA

La psicologia di comunità è un’area di ricerca e di intervento sui problemi umani e sociali che pone particolare attenzione all’interfaccia tra la sfera personale e quella collettiva. La PC fa propria per un verso l’ottica della relazione clinica che guarda all’essere umano in quanto portatore di un problema e dall’altro considera il soggetto un essere sociale inserito in un contesto in grado di influire sul suo stato di benessere. È una disciplina applicata che mira a migliorare i rapporti uomo ambiente e che si propone di essere interessata né solo all’individuo né solo alle strutture sociali, ma alle transazioni fra i diversi livelli: individui – gruppi – sistemi – reti di sistemi. Sposta l’interesse dai fattori intrapsichici e interpersonali alle determinanti sociali e istituzionali del funzionamento umano e dei suoi eventuali disordini. Si avvicina ai problemi della salute mentale più a partire da una prospettiva che potremmo definire di sanità pubblica che da una prospettiva di terapia (popolazione, prevenzione piuttosto che singolo e guarigione). Quindi si interessa soprattutto alla popolazione che ai singoli e si occupa di prevenzione piuttosto che di cura e guarigione. Alle origini i campi di azione riguardavano:

1. l’estensione dell’area della pratica clinica esistente per raggiungere quegli strati di popolazione per i quali il trattamento terapeutico era inaccessibile.

2. la prevenzione secondaria per individuare soggetti affetti da disturbi mentali ai primissimi stadi di insorgenza.

3. la consulenza presso istituzioni chiave al fine di influenzare il clima psichico e mentale della comunità.

4. l’intera comunità come unità di cambiamento.

Attualmente, gli psicologi di comunità si pongono come obiettivo non solo la prevenzione del disagio ma la promozione delle risorse personali e sociali e dell’iniziativa civile per un più alto equilibrio ecologico. Dopo la psicologia di comunità sono nate altre psicologie come quella della salute e dunque ora gli psicologici di comunità lavorano molto per le persone singolarmente alla luce delle nuove scienze. Una rassegna condotta sulle tre riviste internazionali di settore indica la presenza di 6 aree tematiche principali che coprono quasi il 90% degli articoli esaminati tra cui:

  • la salute mentale 29,2 %
  • la prevenzione 19,2 %

Negli ultimi anni l’interesse per la salute mentale e il sostegno sociale è andato gradualmente scemando ed è aumentato quello per tutti gli altri ambiti menzionati. In questo senso, stante la differenziazione della PC nei singoli contesti nazionali, si può affermare che il campo di ricerca e intervento si estende oggi ben al di là di quanto spesso si identifica con l’ambito della salute mentale per toccare la maggior parte dei problemi sociali della comunità organizzata. I principi che caratterizzano questa disciplina sono dati da due sintesi:

– Korchin (13):

1. i fattori sociali e ambientali hanno una importanza determinante nella formazione e nella modificazione di situazioni disagevoli.

2. gli interventi sociali e comunitari orientati sul sistema piuttosto che sulla persona possono contribuire efficacemente a rendere le istituzioni sociali come famiglia e scuola più atte a favorire la salute mentale e a ridurre il disagio psichico dell’individuo.

3. tali interventi dovrebbero avere di mira molto più la prevenzione che la cura.

4. essi, inoltre, devono proporsi come scopo la promozione delle capacità personali e sociali e non soltanto la riduzione dei disturbi e delle sofferenze psichiche. l’accento dovrà essere posto su ciò che è adattivo, piuttosto che sul patologico.

5. l’aiuto è più efficacie quando lo si può ottenere in ambienti prossimi a quello in cui si sviluppano i problemi quindi

6. gli psicologi di comunità devono cercare di raggiungere le persone che hanno bisogno di aiuto nel loro mondo, senza aspettare che siamo essi a chiedere i loro servizi.

7. per attualizzare appieno il suo potenziale di azione lo psicologo di comunità dovrà collaborare con le persone che dirigono posti di responsabilità nella comunità e ricorrere a collaboratori non professionisti. Raramente lo PdC lavora direttamente con l’utente ma offre la consulenza con coloro che sono direttamente a contatto con l’utente quindi ad esempio lavorano con gli insegnanti nelle scuole.

8. la professione dello psicologo di comunità dovrà caratterizzarsi per la flessibilità e uscire da protocolli rigidi.

9. i programmi per essere efficaci dovranno essere stabili sulla base dei bisogni e degli interessi dei membri della comunità. Per questo si richiede che essa partecipi allo sviluppo e alla attuazione dei programmi stessi.

10. i problemi connessi con la salute mentale dovranno essere posti in un’ampia prospettiva che li veda intrecciati con molti altri aspetti dell’esistenza e del benessere sociale. Gli psicologi di comunità si sono resi conto di come molte problematiche erano connesse a situazioni di evidente svantaggio.

11. il pubblico va educato a capire la natura e le cause dei problemi psicosociali e a conoscere gli strumenti cui si può ricorrere per affrontarli.

12. poiché molti problemi di salute mentale sono in rapporto con grosse tensioni sociali sulle quali l’intervento non ha presa, lo psicologico di comunità deve interessarsi delle riforme sociali e favorirle.

13. la psicologia di comunità ha bisogno di metodi naturalistici ed ecologici per cui concreti e non privi di fondamento. È poco interessata a studi di laboratorio con scarsa validità ecologica. Interessa il problema nel contesto in cui esso si presenta.

– Orford (8):

1. assunti sulle cause dei problemi → in un interazione nel tempo tra individui setting e schemi incluse le strutture di potere e di sostegno sociale.

2. livelli di analisi. Dal micro al macro con particolare enfasi sulle organizzazioni, i quartieri, le comunità.

3. metodi di ricerca. Disegni quasi sperimentali, ricerche qualitative, ricerche intervento e modello dei casi.

4. dove si pratica. Nei contesti sociali rilevanti, nei luoghi dove vivono gli utenti.

5. approccio alla pianificazione dei servizi pro-attivo volto alla valutazione dei bisogni e dei rischi in una comunità.

6. strategie di intervento professionale. L’enfasi sulla prevenzione rispetto alla terapia.

7. atteggiamenti verso la condivisione delle conoscenze e delle competenze psicologiche. Si incoraggiano tutte le modalità formali e informali di condivisione, compresa la consulenza.

8. atteggiamento verso i contributi non professionali. Forte sostegno ai gruppi di aiuto di volontariato e non professionali.

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