Il potere della programmazione neuro-linguistica nella vita di tutti i giorni

Ognuno di noi possiede un universo simbolico attraverso il quale è possibile interpretare e reagire agli eventi della vita. Esso è il frutto di una serie di linguaggi della mente, comportamenti e percezioni che, in virtù di specifici elementi sociali, psicologici e ambientali, hanno caratterizzato la nostra persona. Seppur l’essere umano nasca come una creatura adattabile alle situazioni che si prestano ad avvenire, durante l’arco della sua vita, superare degli schemi predefiniti, magari utili in passato, è davvero difficile. Soprattutto se si riflette su quante volte abbiamo ripetuto gli stessi sbagli: certi modi di dire e di fare sembrerebbero esserci stati cuciti addosso senza possibilità di liberarcene. Lo stesso Nelson Mandela pronunciò a tal proposito una frase molto significativa: “Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi”. Niente di più vero, specialmente in quelle occasioni nelle quali non si ha il coraggio di conoscere bene se stessi.

Il nostro modo di essere, di interpretare le cose nonché le nostre convinzioni, non sono altro che aspetti personali, ridefiniti all’interno del nostro linguaggio della mente, che in quanto tali possono essere considerati unici rispetto alle altre persone e i loro vissuti. In altre parole, essi sono alla base di quella mappa mentale che tra le sue caratteristiche positive, atte alla definizione della persona e delle sue sfaccettature, preserva di converso una grossa dote di resistenza al cambiamento. Conoscere gli schemi mentali, i modelli attraverso i quali il nostro complesso sistema agisce, vuol dire mettersi nella condizione di superare le proprie convinzioni limitanti ottenendo, così facendo, una serie di vantaggi per il rapporto con gli altri e se stessi. Questo è lo scopo della PNL (Programmazione Neuro-Linguistica) ovvero quell’insieme di tecniche, comportamenti, schemi e atteggiamenti utili a superare se stessi e i propri limiti. In altri termini si può sostenere che essa  abbia un potere nascosto: quello di inibire determinati  muri valoriali, comportamenti e modi di pensare negativi risaltando, allo stesso tempo, quelli più utili al proprio modo di vivere.

In tal senso sono tre i principali vantaggi legati alla conoscenza della programmazione neuro-linguistica:

  • Superare le proprie convinzioni limitanti: tutto ciò che ci impedisce di raggiungere i nostri obiettivi.
  • Saper comunicare efficacemente con gli altri e se stessi: quel complesso sistema di tecniche usate per evitare situazioni ostili durante il processo comunicativo.
  • Sapersi adattare efficacemente alla situazione circostante: essere in grado di usare il mezzo più idoneo per risolvere una data situazione.

Nonostante i suoi usi stiano diventando sempre più settoriali, un esempio sono gli ambiti del marketing e del coaching, è importante sottolineare che la programmazione neuro-linguistica è utile  principalmente per accrescere le proprie potenzialità nascoste, aumentare le probabilità di successo, a prescindere dai molteplici fini per la quale la si vuole usare. Pertanto, a differenza di molti corsi che la definiscono manipolatoria e persuasiva, ciò che si vogliono promuovere attraverso questo articolo sono una serie di consigli pratici utili a migliorare il proprio stile di vita. Partendo dal presupposto che ognuno di noi percepisce delle sensazioni diverse in base al proprio tessuto esperienziale, ridefinendo continuamente immagini mentali e decisioni del tutto personali che influiscono sul comportamento, è possibile evitare certi schemi di “elaborazione degli stimoli” attraverso la consapevolezza di questi tre elementi influenzanti:

  • Distorsione: Quell’alterata percezione dei fatti dovuta a convinzioni proprie. Bisogna “accertarsi” della veridicità degli eventi, per quanto possibile, prima di rimuginare su delle azioni o fatti del tutto insensati. Nel caso per esempio della vita di tutti giorni, piuttosto che pensare cosa possa essere successo tra noi e una persona a cui teniamo, bisogna chiedere come mai si sia comportata in quel modo eliminando, così facendo, ogni forma di possibile ostilità. D’altronde, a differenza di quello che spesso si pensa, i motivi del suo atteggiamento  spesso non risultano essere causati dalle nostre azioni o da colpe specifiche,  bensì da motivi esclusivamente personali che il soggetto condivide con sé.
  • Cancellazione: Quel processo per il quale la gran parte delle volte non riusciamo a ricordare una grande mole di dati. Nello specifico, volendo approfondire questo settore, ciò succede per diverse ragioni: una specifica attenzione prestata su alcune cose rispetto a delle altre oppure per questioni biologiche connesse all’uso della memoria. Per tale ragione è utile essere molto chiari durante un processo comunicativo: bisogna evitare parole inutili e ridondanti.
  • Generalizzazione: Quell’insieme di “leggi eterne” per le quali spesso si fa di tutta un’erba un fascio. Tra tutte, quest’ultima è sicuramente la più pericolosa in quanto limitante per qualsiasi cosa, ovvero deleteria per il soggetto e la sua crescita. L’incognito, il diverso e il cambiamento non sono elementi da stigmatizzare in maniera negativa fin dall’inizio. Essi rappresentano quei limiti per i quali, una volta superati, l’individuo può definirsi cresciuto e maturo. Generalizzare per esempio che una etnia non sia ben accetta oppure che quel cambiamento non ci piace a priori è un intellegibile modo di limitare la nostra crescita personale.

A queste grandi lenti distorte, che non ci permettono di osservare serenamente la realtà circostante, vanno altresì tenuti monitorati una serie di fattori:

  • Il comportamento di chiusura che si adotta di fronte a tutto ciò che ci fa paura;
  • Le parole limitanti che si usano nei confronti di se stessi e degli altri (“sono fatto così”, “questo è un mio limite” ed ecc..);
  • Una mancata consapevolezza dei propri bias psicologici (a proposito, se non lo hai fatto, ti consiglio di leggere il mio articolo sui bias psicologici degli analisti);
  • L’importanza di avere degli obiettivi da raggiungere;
  • Il limitato senso di apprezzamento per le piccole cose;
  • La connessione tra la mente e il corpo;
  • Il potenziale che può essere tirato fuori dall’essere motivati;
  • L’importanza di pensare in maniera alternativa di fronte alle scelte che vogliamo intraprendere;
  • La fondamentale lezione per la quale il territorio non è la mappa: il mondo esterno non si manifesta come elemento oggettivo indiscutibile ma come l’insieme delle singole percezioni che, l’unicità dell’essere umano, manifesta.

Studiare quali sono i messaggi della mente e la loro programmazione (schemi di pensiero e di comportamento) non è affatto semplice soprattutto se alla base di uno studio teorico non si ci si presta a volere ottenere realmente dei miglioramenti oggettivi.Siamo lo specchio dei nostri limiti e delle nostre paure: più saranno grandi e più difficile sarà gestirne la portata limitante. Siamo le parole che involontariamente pronunciamo e le aspirazioni che ci poniamo di raggiungere. Non esistono, in generale, scheletri nell’armadio per i quali bisogna scappare o non reagire. In questo senso e per molte altre situazioni della nostra vita, la programmazione neuro-linguistica ci insegna una importantissima lezione che ognuno di noi dovrebbe applicare nei momenti di sconforto: non esistono degli errori, degli elementi insuperabili da gestire, ma solo delle opportunità da ricercare. In altri termini, una via di uscita mediante la quale si è appreso qualcosa di diverso: l’importanza dell’essere positivi e motivati.

 

 

 

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Angelo Alabiso

Ricercatore, promotore nonché studente in materie affini alla criminologia, alla psicologia, alla criminalistica e all'intelligence.

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