Perdonar(si) per liberarsi

Le difficoltà quotidiane e anche i più complessi traumi possono essere superati in gran parte grazie al perdono, una vera e propria abilità con un ruolo chiave nella cura e guarigione psicofisica.

Studi dimostrano che le persone in grado di perdonare hanno una pressione arteriosa più bassa, presentano un minor livello di stress ed utilizzo di farmaci, oltre che un sistema immunitario più forte ed un miglior sonno.

D’altra parte è ormai assodato che il risentimento cronico, unito alla passività e all’impotenza nel cambiare una situazione, è alla base di diversi disturbi somatici anche gravi.

Il vero perdono, però, non è quello mentale sviluppato nel pensiero, ma si manifesta quando ci permettiamo di attraversare il nostro sentire, con tutto l’odio ed il dolore che comporta, senza scorciatoie.

In questa trasformazione, dall’attacco passiamo all’amore per noi stessi ed infine persino alla gratitudine per l’accaduto.

COSA NON E’ IL PERDONO

Dimenticare

L’evento dev’essere mantenuto in memoria per trarne riflessione e crescita; quella da abbandonare è la memoria emotiva associata all’accaduto: sciogliendo un nodo emotivo si blocca la reazione di risposta istintiva e quindi il rischio di protrarla nel futuro come un copione perpetuabile all’infinito.

Scusare o giustificare

E’ giusto accettare senza giudizio tutto ciò che si prova, ed esprimerlo: la ferita dev’essere toccata e non repressa, e ciò è ben diverso dal giustificare il gesto di qualcuno che ci ha arrecato sofferenza.

Riconciliarsi

Dopo le fasi di ferita e denuncia, il focus si sposta all’interno, permettendo di cogliere le cose in una visione più ampia, una volta che abbiamo permesso alle nostre emozioni di liberarsi spontaneamente. Non implica che si debba riallacciare una relazione con la persona, ma solo che comprenderemo spontaneamente da soli se sarà il caso di farlo, senza rancori.

Negare i propri diritti

Le conseguenze materiali di un evento e le eventuali azioni legali non hanno alcun legame con il percorso che compiamo per liberarci delle catene emotive causate dallo stesso: si perdona per liberare sé stessi, non per l’altra persona.

Che l’altro cambi

Si perdona per liberarsi dalle emozioni negative e dalla sofferenza provocata dall’accaduto, non per aspettative o interessi personali nel cambiamento altrui, cosa peraltro fuori dal nostro potere personale in quanto totalmente nelle mani di ciascuna persona.

Lasciare subito la collera

Il perdono è un processo e richiede tempo, non ha senso sentirsi in colpa perché non si riesce a lasciar perdere in fretta la rabbia; si tratta di un processo, ed in quanto tale, l’importante è iniziare.

PERDONARE SIGNIFICA

Risanare vissuto emozionale

Neutralizzare tutti quei ricordi con valenza emotiva negativa connessi all’evento e che ci tengono ancorati ad esso: questa pulizia e riparazione agisce a livello cellulare, essendo le emozioni fenomeni neurovegetaivi con conseguenze dirette sul corpo.  Si tratta di assumersi non la colpa, ma la responsabilità di sé e della propria vita; abbandonando qualunque aspettativa e smettendo di fare le vittime. Accettarsi è l’opposto di sentirsi in colpa, ed è a vera chiave per la libertà.

Lasciare andare

Perdonare significa comprendere che tutto ha un senso, anche, e soprattutto, gli eventi spiacevoli, in quanto permettono la crescita di consapevolezza, che è la chiave dell’esistenza.

Imparare ad amarsi

Solo abbandonando la logica materialista della giustizia retributiva ed il desiderio di vendetta si può giungere al perdono reale e all’accoglienza di noi stessi.

Recuperare il potere personale

Rabbia, dolore e sofferenza meritano di essere accettati e accolti, ma non trattenuti in modo da farci sentire perennemente vittime ancorate al passato. E’ sempre la singola persona ad avere la responsabilità di rimanere intrappolata nell’accaduto o essere potente nel presente, perdonando. Questo accade quando smettiamo di delegare ad altri il compito di farci sentire felici e sereni.

Il vero perdono è guarigione dell’ego, dalla mente critica razionale, dalla solitudine e separazione per elevarsi in una prospettiva di unione e sintonizzazione

 

Bibliografia:

“Anatomia Della Guarigione”, Erica Francesca Poli

“La Cura del Perdono”, Daniel Lumera

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