Paura e identificazione con il bambino emozionale, spunti di trasformazione

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Ho paura.
Vivo un sentimento di vuoto, bisogno e abbandono.
Non mi posso permettere di deludere l’altro.
Mi sento fagocitato da chi ho di fronte.
Non tollero di essere valutato negativamente.
Faccio fatica a far valere me stesso.
Mi vergogno.
Non riesco a esprimermi.
Mi sento soffocato da sensi di colpa difficili da decifrare.
Scendo a compromessi per ottenere l’approvazione del mio partner.
Le mie aspettative spesso sono deluse.
Dov’è la mia motivazione?
Il perfezionismo mi rallenta.
Non sono all’altezza.

A chi non è mai capitata una di queste esperienze?

Thomas Trobe e Gitte Demant Trobe scrivono saggi firmandosi Krishnananda e Amana, si tratta di uno psichiatra laureato ad Harvard e all’Università della California e della sua compagna di lavoro e di vita, tengono da anni seminari di successo in giro per il mondo.

Sono stati due allievi di Osho, maestro controverso: criticatissimo e venerato – molti ricorderanno la sua esagerata collezione di Rolls Royce, forse meno persone sanno che il suo funerale è stato celebrato con preghiere, danze, canti, risate: un’esperienza comunitaria rara per forme estreme di commozione e gioia, in una commistione di opposti e apparenti inconciliabilità, un evento per certi versi ipnotico.

Fate un salto su youtube, troverete il video.

Torniamo alla paura.

La sintesi è sempre una buona alleata: qui lancio qualche suggerimento ispirato a questi due autori, piccole strategie per smuovere un po’ le acque.

Se ci sentiamo dominati da sentimenti di inadegutezza – minimo comune denominatore dei 12 stati emozionali sopra elencati – è più che possibile che ci troviamo in una condizione di identificazione con una parte molto dominante e forte della nostra personalità: il “bambino emozionale”, una sorta di pilota automatico governato da pericolose strategie di attacco, fuga, isolamento, colpevolizzazione e vendetta.

Cosa capita nelle nostre relazioni?

Sfoghi e attacchi di rabbia di cui ci pentiremo.

Cosa capita nei pensieri che dedichiamo a noi stessi?

Insoddisfazione, dolore, pentimento.

Cosa ci aspettiamo dal futuro?

Tradimenti, conflitti, mancanza di controllo sugli eventi.

La soluzione – gli autori propongono – è una sola: interrompere la pericolosa identificazione con questa parte di noi che consiste nelle ferite di questo bambino.

Come?

Una buona partenza consiste ancora una volta nel sentire, anche nel corpo, cosa ci sta capitando quando siamo in alto mare.
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Ecco un esercizio proposto dalla coppia, autrice di Uscire dalla paura, osservare il bambino emozionale dentro di noi e interrompere l’identificazione:

Affrontare stati emotivi dolorosi

Ogni volta che vi accorgete di essere disturbati, potete seguire questi passi:

a. Fate qualche respiro profondo, sedetevi in silenzio o fate una passeggiata nella natura.

b. Poi osservate come il disturbo influisce sul corpo.

c. Fate caso a cosa ha provocato il turbamento.

d. Osservate, senza commentare, ogni pensiero che accompagna il turbamento.

e. Osservate, di nuovo senza giudicare, se e come reagite.

f. Scegliete di non opporre in alcun modo resistenza a questa esperienza, e di lasciare ogni disagio all’esistenza”.

Buon lavoro, senza dimenticare: essere testimoni di se stessi è sempre un buon inizio, si tratta di un’attività complessa, non criticatevi se troverete delle difficoltà: è questa la partita.


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Gaia Berio

Attualmente lavoro perloppiù a Genova. Sono psicologa e psicoterapeuta in formazione, mi occupo di consulenze alla persona, alla coppia e alla famiglia usando l'approccio relazionale-sistemico, lavoro spesso affiancata da colleghi di altri orientamenti, collaboro da anni con un centro anti-violenza e ho esperienza nel trattamento della disabilità. Credo che la psicologia ci consenta un’azione semplice, talvolta nascosta dietro un’ombra: autorizzarci a credere in un cambiamento del nostro modo di osservare il mondo e le relazioni che lo abitano.

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