Parlare troppo per nascondere un disagio emotivo

Ci sono persone che non stanno mai zitte.

Questa frase sembra lo sfogo di una persona stressata, lo capisco. Ma il soggetto di questo articolo non sono quelle persone che ci rovinano il viaggio in treno perché urlano al telefono. Sono persone che covano dentro di sé un profondo disagio emotivo, è l’unico sollievo lo ottengo parlando.

C’è un modo per distinguere chi parla tanto e chi parla tanto perché sta male. Basta fare attenzione a come affronta le emozioni esterne, cioè quelle che non nascono da lui ma capta nel mondo che lo circonda.

Per esempio le emozioni proiettate da un film.

Queste persone quando guardano un film devono per forza commentare alcune scene, quella più intense, con il contenuto emotivo più alto. Quindi, anche durante un film, dove l’unica cosa da fare è ascoltare in silenzio per comprendere la trama e le intenzioni del regista, loro parlano.

Parlare troppo per accettare le proprie emozioni

Parlare tanto, parlare troppo è una strategia che alcune persone mettono in atto ingenuamente per rispondere al malessere generato dalla percezione delle proprie fluttuazioni emotive. È la strategia di sentire attraverso le parole anziché attraverso il corpo e la mente.

Le parole ordinano, analizzano, raffredano e, in alcuni casi, addirittura veicolano le emozioni. Parlare per queste persone significa esercitare una forma di controllo sul proprio stato emotivo.

Restare in silenzio, al contrario, permette alle emozioni di scorrere libere ed è una sensazione insostenibile. L’assenza di controllo è male.

Prima ho fatto l’esempio del film. Un altro esempio è l’amore. Queste persone sentono la necessità di riempire le situazioni intime di mille discorsi. Fateci caso, sono incapaci di godere della magia di un abbraccio silenzioso.

La parola rappresenta la supremazia della mente sul cuore. Parlando si diventa padroni di sé, stando zitti ci si lascia trasportare dalle onde emotive. Non posso impedire al mio corpo di provare emozioni, ma posso fare in modo che non mi sovrastino. Parlando posso accettare quello che provo.

 

Chiudere gli occhi e la bocca e aspettare il brivido

Non riuscire a convivere con il proprio sé emotivo è segno di un profondo disagio, ma prima di tutto è molto triste. Non si tratta di un problema clinico, non stiamo parlando di persone anaffettive o antisociali. Parliamo di persone normali che invece di vivere le emozioni al cento per cento si accontentano di viverle al minimo.

Basterebbe poco. Sarebbe sufficiente chiudere gli occhi e assaporare in silenzio il brivido che ogni emozione provoca dentro di te. Parlare, parlare, parlare è diventato un comportamento automatico. Basta accorgersene per fermarlo. Non ci sono rischi. Ascoltare le tue emozioni non può farti male perché non c’è nulla che non vada in te se il tuo unico sintomo è la parola.

Prova, sarà bellissimo.

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Francesco Boz

Le cose vanno bene - rispondiamo sorridendo per rassicurare noi stessi

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