NOVELTY SEEKING: ecco perché gli adolescenti ricercano sempre esperienze nuove

“Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta”, diceva Jim Morrison. Il fenomeno del novelty seeking, cioè della ricerca di novità, si configura non solo come fattore temperamentale (quindi innato) caratteristico di alcune personalità, ma anche e soprattutto come tratto distintivo trasversale che caratterizza l’età dell’adolescenza.

Quella forte spinta verso la ricerca di stimoli e quella (solitamente) scarsa capacità di inibizione hanno una motivazione neurobiologica, da ricercare tra il sistema mesolimbico e la corteccia prefrontale. Coinvolti in questo processo, infatti, ci sono alcune aree importanti per il sistema del reward, cioè il circuito della gratificazione: le due strutture mesolimbiche principalmente coinvolte sono l’area tegmentale-ventrale, VTAil nucleus accumbens, NAc,  mentre dal punto di vista corticale è coinvolta  la corteccia prefrontale, pFc.

Le prime due costituiscono, in un certo senso, il motore delle nostre spinte motivazionali, attivandosi quando vediamo qualcosa che ci piace e che vogliamo raggiungere (anche quando guardiamo un bel dolce, per esempio). Sono le aree che ci spingono a esplorare, a essere curiosi, a fare esperienza e a ricercare stimoli nuovi. Per questo motivo, queste aree sono particolarmente attive durante l’adolescenza: un teen-ager ha bisogno di esplorare il mondo circostante, di conoscere e di cimentarsi in situazioni differenti da quelle a cui era abituato da bambino. È una fase in cui si sta strutturando la sua personalità e ha bisogno di capire cosa gli piace e cosa no, senza che nessuno glielo dia a intendere. I suoi circuiti cerebrali si stanno ridefinendo e specializzando per cui, affinché questi processi si compiano in maniera autentica, vanno sostenuti da una tendenza (biologica) a ricercare il piacere e le novità.

Ok, il motore funziona. Che dire dei freni? Il controllo inibitorio, in ogni individuo, viene esercitato dalla corteccia prefrontale. Nel sistema della gratificazione essa ha un compito specifico: controllare ed eventualmente inibire gli impulsi provenienti dalle strutture mesolimbiche (VTA e NAc). Il fatto è che, nei teen-agers, essa non solo non è ancora pienamente sviluppata, ma proprio con l’esordio dell’adolescenza inizia ad andare incontro ad un profondo (e fisiologico) riassetto che terminerà solo dopo i diciotto anni (vedi: http://psiche.org/articoli/adolescenti-leggere-attentamente-foglio-illustrativo/)

QUINDI?

Quindi, durante l’adolescenza le strutture mesolimbiche coinvolte nel sistema del reward (cioè il motore, la curiosità, il novelty seeking di cui parlavamo all’inizio) sono già mature ed esageratamente attivate, a fronte di uno sviluppo ancora incompleto della corteccia prefrontale (cioè il freno, l’inibizione comportamentale, il raziocinio) che terminerà il suo sviluppo proprio con la fine della fase adolescenziale. Ne consegue una situazione di squilibrio in favore della curiosità, dell’esplorazione e della voglia di fare nuove esperienze senza pensarci troppo. In questa fase sarà cruciale il contesto in cui vivono i ragazzi, dove la presenza di adulti in grado di “fungere per loro da corteccia prefrontale” diventa un tema tanto delicato quanto importante.

Alla luce di certe dinamiche cerebrali le considerazioni da poter fare sarebbero molteplici, ad esempio potremmo spiegarci in larga parte come mai le carriere devianti o le dipendenze comincino, spesso, proprio durante l’adolescenza. Senza tuttavia spingerci troppo oltre e limitandoci dunque ad una spiegazione neuropsicologica utile a comprendere il fenomeno in termini generali, quello che sarebbe importante tenere a mente è che la naturale curiosità di un adolescente nasce come frutto di un complesso sistema neurobiologico, che cerca di creare le condizioni per permettere all’individuo di divenire un adulto consapevole e funzionante. Le caratteristiche temperamentali del ragazzo, le sue scelte e le interazioni con l’ambiente (dunque la famiglia, la scuola, il gruppo di amici, il contesto sociale e tutto ciò che lo circonda), combinandosi, daranno la direzione.

 

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Gloria Rossi

Dottoressa in Psicologia clinica, Criminologia e Scienze politiche.
Specializzata in Psicologia giuridica e Scienze forensi.
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