NON USIAMO I FIGLI COME ALIBI PER LE NOSTRE INSICUREZZE

Nell’età preadolescenziale i figli possono sviluppare un conflitto più o meno forte con uno o entrambi i genitori. Spesso questa contrapposizione si esplica attraverso le attività quotidiane (non mangiare cibi che non gli piacciono o che non conosce, non intraprendere attività nuove o abbandonarle poco dopo averle cominciate). I ragazzi mostrano una noia di fondo che porta i genitori a chiedersi se abbiano un reale apporto nella loro crescita e nel loro cambiamento.

Purtroppo si può verificare che a causa di un forte attaccamento tra madre e figlio, si crei una un legame più forte di quello tra marito e moglie. Ciò accade molto spesso in famiglie in cui c’è un solo figlio, per giunta maschio, e la madre è una casalinga. La possibilità del ragazzo di trascorrere del tempo con la madre lo porta a scegliere questa routine, ma dall’altro lato gli fa rendere conto della noia che può provare stando con lei e non con i coetanei, portandolo a riversare frustrazioni e malessere sulla mamma.

Spesso la madre cerca di spronare il figlio, di indirizzarlo, di motivarlo ma di fatto rimanendo lì, sempre nello stesso “posto”, senza spostarsi mai. Così facendo ci si fa compagnia a vicenda nell’idea che ci si basti l’un l’altra e viceversa. L’assenza di un papà che per un motivo o per un altro non si cura del figlio e della moglie è indicativo e può portare a pensare che all’interno della coppia madre-figlio ognuno assolva all’esigenza dell’altro di colmare quel vuoto.


La spinta a motivare il ragazzo viene ad essere qualcosa di costante che però resta un copione che non si realizzerà mai e potrà essere portato avanti all’infinito. È necessario spezzare la catena, staccarsi fisicamente e psicologicamente. I genitori dovrebbero essere d’esempio ai figli. Come si può pensare di favorire l’indipendenza dei propri figli se prima i genitori hanno legami simbiotici con loro?

L’atteggiamento di un genitore che riempie il proprio tempo libero di passioni ed interessi porterà inevitabilmente anche i figli a dedicare a loro stessi il tempo libero ed a cercare il benessere attraverso ciò che li attira.
Si può pensare anche di essere “più direttivi”, magari iscrivendolo a qualche attività e facendogli sentire la propria aspettativa rispetto al mantenimento dell’impegno preso.

È utile favorire un rapporto tra coetanei permettendo l’ingresso di altri bambini in casa. All’inizio potrà prevalere la noia per la mancanza di abitudine a giocare insieme, ma un po’ alla volta le cose miglioreranno ed i ragazzi troveranno il modo di divertirsi.
Un’altra cosa da tenere in considerazione è che i figli si crescono in due. C’è bisogno che la coppia genitoriale si “spenda” parimenti per favorire l’autonomia ed il distacco dei figli: ognuno dei genitori deve fornire un apporto secondo le proprie caratteristiche e capacità.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

 

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
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