La narrativa psicologicamente orientata

Che cos’è la narrativa psicologicamente orientata? Un valido strumento educativo, oltre che terapeutico, che aiuta i bambini a conoscere sé stessi, ad ascoltare, ma anche ad ascoltarsi, a riconoscere quelle che sono le loro emozioni; a saper dare un nome a quelle stesse emozioni, che molte volte si trovano a vivere e che subiscono passivamente, ma a cui molte volte non sono in grado di dare un nome specifico.

Attraverso le narrazioni si può imparare a stabilire delle relazioni positive con i propri pari, si possono apprendere molte cose semplicemente perché entrano nell’io più profondo in maniera del tutto automatica e inconsapevole.

Attraverso la narrazione si migliora il rapporto con noi stessi e si toccano temi importanti per ognuno di noi, a cui magari per nostra volontà, o per meccanismi psicologici di non accettazione, ci mettono nella posizione di non voler affrontare, quindi per un nostro volere, o perché semplicemente nemmeno noi ne siamo consapevoli. Attraverso la narrativa psicologicamente orientata si può riconoscere e successivamente dar voce a quei meccanismi di difesa psicologica, che tutti noi abbiamo, e a volte ci impediscono di riconoscere un problema, o una nostra difficoltà.

Questo è ancor più vero nel caso dei bambini: le storie psicologicamente orientate nella loro trama raccontano di episodi e personaggi molto vicini nel “qui e ora” della storia personale del bambino, usando storie di personaggi molto simili a loro, che nel susseguirsi del racconto, vivono esperienze molto simili alle loro. Questo serve affinchè si sviluppi quel processo di identificazione che permette al bambino di immedesimarsi nella storia e di sentirsi lui stesso il protagonista.

Infatti perché la storia abbia funzione terapeutica, è necessario come prerequisito, che il bambino si identifichi con quel determinato protagonista, in questo modo il percorso del personaggio, diventerà il suo percorso, ricostruendo e dando nuovi significati alle sue esperienze, diversamente da quanto avvenuto sino a da ora.

Già Bruner nel 1964 affermava che la formazione della mente affonda le proprie radici nell’atto di inventare narrativamente l’IO: la narrazione genera e chiarisce le relazioni esplicative tra pensieri, emozioni, e comportamenti.

In un’ottica cognitivo-comportamentale la narrazione degli eventi di vita consente di tradurli in rappresentazioni coerenti con il pensiero, l’intenzionalità e la progettualità coscienti, e attraverso questo percorso siamo in grado di modificare gli automatismi di risposta agli stati emotivi e generiamo una migliore capacità di orientare le nostre azioni.

Assunto di base della terapia cognitivo-comportamentale, è che il pensiero influenza il comportamento e può essere monitorato e modificato. La costruzione di narrative psicologicamente orientate è uno strumento importantissimo per far sì che al paziente siano rese note le sue modalità comportamentali, e il suo modo di elaborare gli schemi e le opinioni sull’ambiente che lo circonda, e questo vale soprattutto nel lavoro con i bambini, le cui storie di vita sono descritte nella maggioranza dei casi dai genitori.

L’atto stesso di raccontare in terapia fornisce l’opportunità di creare una versione differente di noi stessi e di ricontestualizzare il significato delle esperienze.

 

Dott.ssa Linda Zulianello, Psicologa, Psicologa forense, Psicopedagogista

www.fondazioneferriolibo.it

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