Un macabro risveglio

“L’infermiere,accanto a me,mi iniettò una dose di anestetico,e mi chiese di contare fino a 10. “Uno,due,tre… quattro,cinque… se..”. Caddi in un sonno profondo. In un abisso. Mi ritrovai in un oceano immenso e quieto,privo di rumori,privo di colori. Improvvisamente il mio corpo era diventato leggero e molle come una piuma. I mioei occhi non vedevano più il bianco accecante della luce della sala operatoria,ma solo un blu scuro e intenso,quasi nero. La mia mente viaggiava senza controllo,quasi come se fossi morto. Ad un tratto quell’abisso blu scuro,quell’oceano nel quale ero immerso,iniziò a colorarsi. I colori,prima sfuocati,divennero sempre più nitidi. Il silenzio era passato,e da piccoli ronzii iniziai a sentire rumori vicini e ben distinti. Ripresi conoscenza.

Provai subito un dolore acuto,terribile. Provai a muovermi,ma era come se il mio corpo non fosse presente;come se avessero staccato la testa dall’intero corpo. Di me,era rimasto solo un cervello che fluttuava nella stanza operatoria,e una bocca non in grado di parlare per via del tubo che avevo conficcato dentro. Mi mancava l’aria. Volevo urlare ma non ci riuscivo. Pensai di essere morto e di aver varcato la soglia dell’inferno. Iniziai a pregare. Realizzai di essere ancora sotto i ferri e che mi stavano operando da sveglio. Avrei voluto pregarli di fermarsi e di aiutarmi,ma non ci riuscivo. Poi finalmente,tutto scomparve.”

Questo racconto,descrive l’esperienza di coloro i quali si risvegliano nel corso di un intervento chirurgico. Il paziente si risveglia e si rende perfettamente conto che l’operazione è ancora in corso. Vorrebbe muoversi e gridare per far sapere ai medici che è cosciente,ma non può: il soggetto è completamente paralizzato ed è ventilato artificialmente attraverso un tubo infilato nella gola.

L’agonia dura per un tempo indefinibile e cessa soltanto quando una nuova dose di anestetico restituisce al paziente il nulla dell’incoscienza.

Il risveglio intra -operatorio è un evento piuttosto raro:un paziente su mille afferma di essere stato cosciente durante un intervento chirurgico che prevede anestesia generale. Che il soggetto possa provare dolore è un evento molto raro ma non impossibile,poiché prima dell’operazione vengono iniettati sia l’anestetico generale che potenti farmaci analgesici. L’esperienza,però,può costituire un trauma indelebile con gravi conseguenze psicologiche. L’angoscia e il trauma sono prevalentemente dovuti  alla completa paralisi che il soggetto sperimenta durante il risveglio.

Una volta che l’anestetico ha reso il paziente incosciente,esso inietta dei farmaci che bloccano completamente la propagazione degli impulsi elettrici dai nervi ai muscoli, producendo violente contrazioni riflesse durante le varie manipolazioni chirurgiche. Il blocco dei muscoli implica anche che il paziente,non più in grado di espandere la cassa toracica autonomamente,debba essere ventilato artificialmente tramite un tubo attaccato ad una macchina che pompa ritmicamente aria nei polmoni. Normalmente nessuno si accorge di ciò.

Nel corso dell’anestesia si possono verificare vari casi di risveglio intra-operatorio:

  1. Il risveglio subconscio,nel quale è presente anche l’amnesia;
  2. Un risveglio completamente conscio,ma con amnesia,con paziente vigile che risponde a comandi verbali,come ad esempio aprire gli occhi o chiuderli,ma che poi non ricorda apparentemente nulla a fine intervento;
  3. Il risveglio conscio senza alcuna forma di amnesia:in questo caso il paziente sperimenta tutta l’angoscia e la paura di una condizione di morte apparente,di un cervello funzionante,in un corpo immobile,senza vita.

Le cause relative a tale risveglio possono essere legate a :

  • La tecnica anestesiologica;
  • Al mancato controllo delle apparecchiature;
  • Al rischio giustificato;
  • Al tentativo di contenzioso fraudolento.

Invece le cause di ordine fisiopatologico sono:

  • L’ipotensione,che determina un minor fabbisogno di anestetici;
  • L’acidosi o l’anemia;
  • L’ipotermia;
  • L’etilismo.

L’evento del risveglio durante l’operazione ha contribuito ad accrescere la paura e la diffidenza nei confronti dell’anestesia,degli anestetici e della medicina in generale.

Alcuni pazienti,nonostante abbiano ricevuto un’adeguata dose di anestetico,recuperano coscienza in sala operatoria. Però,quando accade,è molto difficile accorgersene. L’esperienza può essere talmente angosciante che molti pazienti sviluppano un disturbo da stress post traumatico che può durare anni,o tutta la vita riscontrando,quindi,come sintomi:

  1. Incubi ricorrenti;
  2. Disturbi del sonno;
  3. Flashbacks;
  4. Attacchi di panico

Una delle paure più profonde presenti nell’animo umano,è quella di essere sepolti vivi e di non essere in grado di segnalare il proprio risveglio. Per contrastare tale paura,in epoca vittoriana,si inventarono le bare di sicurezza: corde attaccate a campane,specchi,lanterne e bandiere poste in superficie,assicurate agli arti e al torace del cadavere per segnalarne il minimo movimento dopo la sepoltura.

Per risolvere il problema del risveglio post-operatorio si è creato un  espediente molto efficace: la tecnica dell’avambraccio isolato. Esso è un espediente che lascia un canale aperto tra paziente e medico,e si basa sull’applicazione di un semplice manicotto gonfiabile,simile a quello utilizzato per misurare la pressione arteriosa. Il manicotto è applicato sul braccio,e gonfiato prima dell’iniezione del farmaco paralizzante. In questo modo il farmaco si diffonde a tutto il corpo attraverso il circolo arterioso ma non può procedere e agire a valle del manicotto,dove il flusso arterioso è ridotto.

Il risultato finale è che il farmaco paralizzante blocca tutti i muscoli del corpo tranne quelli della mano sul cui avambraccio è gonfiato il manicotto.

Tale tecnica è troppo laboriosa per poter essere applicata su tutti gli interventi chirurgici,ma quando usata,rivela che le persone che si svegliano durante l’intervento sono di più di quanto si pensi. Di ciò non ne siamo del tutto consapevoli perché molti anestetici generali hanno un effetto collaterale: l’amnesia.

Oltre tale tecnica,esistono altre che permettono di controllare il livello di coscienza del soggetto durante l’intervento,come per esempio l’ Elettro Encefalo Grafico. Risultano,però,fondamentali delle pratiche di prevenzione che permettono al paziente di rassicurare un corretto stato di incoscienza durante l’operazione. Esse sono:

  • Una visita praenestesiologica accurata;
  • Una premeditazione;
  • Una valutazione del piano di anestesia nel corso dell’intervento;
  • L’uso di dosi supplementari di farmaco induttore;
  • L’uso di anestetici con particolari proprietà amnesiche;
  • La neutralizzazione del curaro prima dell’interruzione dell’errogazione dell’ipnotico;
  • Un controllo attento dell’apparecchio di anestesia.

 

Giulia Carlotta Guerra

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Giulia Carlotta Guerra

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche
Studentessa al primo anno in Psicologia Clinica e della Salute

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