L’acqua, il divenire e le categorie cognitive

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Le categorie cognitive: indispensabili e pericolose

Tutti noi, inconsciamente, utilizziamo categorie per fare ordine nella nostra esperienza.

Le categorie per la nostra mente sono incredibilmente attraenti, perchè economiche, a basso costo cognitivo.

Ma attrazione, richiamo, seduzione, suggestione e incanto non necessariamente vanno di pari passo con l’utilità.

Piaget: dalla biologia allo sviluppo cognitivo

Jean Piaget, illustre psicologo, biologo, e filosofo svizzero, per formulare la sua celebre teoria dello sviluppo cognitivo, si è ispirato ai lavori di Darwin, e individua in due processi – strettamente appartenenti alla biologia –  le componenti dell’adattamento all’ambiente, quindi dell’intelligenza.

Si tratta di assimilazione e accomodamento.

L’assimilazione ci consente, attraverso la raccolta delle informazione dall’ambiente e delle differenze tra le esperienze, di incorporare nuovi elementi in schemi di pensiero e di comportamento che già utilizziamo.

L’accomodamento consiste nella modifica dei propri schemi proprio perchè ne sono stati assimilati di nuovi, si tratta di una sorta di integrazione delle differenze, delle complessità.

Tra questi due processi si verifica una costante interazione, vi è un reciproco trasformarsi.

Psicologia, acqua e divenire

Questa dinamica assomiglia molto a un flusso, a una sorta di modifica costante delle nostre strutture cognitive.

Al fluire dell’acqua.

«Ecco come bisogna essere! Bisogna essere come l’acqua. Niente ostacoli – essa scorre. Trova una diga, allora si ferma. La diga si spezza, scorre di nuovo. In un recipiente quadrato, è quadrata. In uno tondo, è rotonda. Ecco perché è più indispensabile di ogni altra cosa. Niente esiste al mondo più adattabile dell’acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei.» (Parole attribuite a Laozi).

Il flusso, in costante movimento descrive bene la relazione che intercorre fra

I (individuo) < ———— > A (ambiente)

Le categorie che per abitudine utilizziamo per descrivere il mondo, le esperienze, le relazioni, appaiono come fotogrammi di un film:

dei frammenti, delle riduzioni, dei fermoimmagine.

 

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Qualcosa che è decisamente piuttosto difficile per descrivere la complessità del nostro essere nel mondo e del nostro vivere le relazioni.

Pensare a sé come fossimo acqua, pensare al nostro modo di interagire con l’ambiente come a un flusso dove non esiste nient’altro se non un costante cambiamento è l’immagine più sintetica di un tema complesso della filosofia, quello del divenire.

Il pericolo delle categorie cognitive

Come possiamo non venire danneggiati dalla rigidità delle categorie che ogni giorno per abitudine utilizziamo?

vincente/perdente

innocente/colpevole

giusto/ingiusto

Questa severità costruisce un’apparente chiarezza sul mondo, che quasi sempre in realtà rischia di intrappolarci, in paradossi e inganni.

Allenarsi a uscire dagli schemi, a essere diversi porta con sé il rischio di costruirne di nuovi.

 

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L’irriverenza come soluzione

Allora perchè non provare ad allenarsi a  fare qualcosa di più irriverente?

Proviamo a scherzare con la nostra mente, a prenderla un po’ in giro.

Le categorie non esistono.

Non c’è nulla da decostruire, nulla a cui rinunciare, niente da far crollare.

Non ci sono salti di livello previsti, nè regole.

C’è solo da raccontare una nuova storia su noi stessi, cambiando i protagonisti, i luoghi, i colpi di scena, le personalità e i volti dei personaggi.

Cambiamo le premesse del racconto, posizioniamoci in un ruolo inconsueto, sfidiamo – certi della vittoria –  la più innominabile delle nostre paure. Incontriamo il nemico e facciamolo inciampare.

Sii come l’acqua, cerca di adattarti ad ogni situazione. Se il tuo avversario si apre, chiuditi. Se lui si chiude, apriti. (Bruce Lee)

 


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Gaia Berio

Attualmente lavoro perloppiù a Genova. Sono psicologa e psicoterapeuta in formazione, mi occupo di consulenze alla persona, alla coppia e alla famiglia usando l'approccio relazionale-sistemico, lavoro spesso affiancata da colleghi di altri orientamenti, collaboro da anni con un centro anti-violenza e ho esperienza nel trattamento della disabilità. Credo che la psicologia ci consenta un’azione semplice, talvolta nascosta dietro un’ombra: autorizzarci a credere in un cambiamento del nostro modo di osservare il mondo e le relazioni che lo abitano.

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