Il problema delle mamme su Facebook

L’altro giorno in spiaggia ho assistito a una scena abbastanza comune, che però mi è servita da spunto di riflessione.

Una mamma stava urlando al bambino di scrollarsi la sabbia di dosso e di correre da lei. Il bambino giustamente non aveva alcuna intenzione di interrompere i suoi giochi sabbiosi per raggiungere la madre urlante. Inutile dire che il libero arbitrio del figlio non ha fatto che infuriare ulteriormente sua madre.

Alla fine il potere vince sempre, malvolentieri il bambino ha raggiunto la donna che gli ha ordinato di sorridere e ha scattato con il cellulare un selfie da diade madre figlio esemplare.

Immagino l’abbia postato immediatamente su Facebook commentando su quanto è meraviglioso andare in vacanza con il proprio bimbo.

mamme su facebook

Gli studi pubblicati recentemente sul confronto tra il sé di Facebook e il sé reale si focalizzano sugli effetti negativi dello scarto tra queste due identità, in quanto può predire psicologicamente comportamenti come quello attuato dalla madre nella mia storia. Lo scarto tra il sé reale e il sé ideale (così definito da Rogers), non è raro tra chi cerca di scappare della propria vita o prova a creare un’atmosfera di benessere familiare fittizia. Quasi sempre, il sé di Facebook è più socialmente attraente, sia nei quadretti familiari sia in quelli individuali. In altre parole, alcune mamme su Facebook cercano di mettersi in buona luce, di mettere in buona luce il loro essere mamme. Anche quando questo significa dover forzare le dinamiche familiari reali in modo negativo, ad esempio interrompendo il giocare del figlio senza un valido motivo.

Il bisogno di possedere un falso sé, visibile sulle piattaforme digitali è un trend che ha preso piede negli ultimi anni. Le mamme su Facebook sfoggiano il proprio neonato all’interno di una casa felice in una serie di cartoline felici, omettendo tutte le difficoltà che un figlio piccolo comporta (pasti e pianti notturni, pannolini su pannolini su pannolini su pannolini, rossore allarmismo pediatra, etc.). Raccontare la propria maternità eliminando ogni aspetto negativo, sembra permetta ad alcune mamme di aumentare l’autostima.

In tal senso, presentare un falso sé su Facebook potrebbe essere descritta come un’abitudine sana. Però potrebbe generare confusione, dovremmo passare in rassegna i nostri profili social e decidere se quello che pubblichiamo esprime sinceramente la nostra vita, o se si tratta solo di una farsa ben confezionata da presentare a un mondo di potenziali giudici anonimi.

Sarebbe molto interessante catalogare quello che non pubblichiamo, indagarne quale significato ha per noi. Forse, proprio perché lo escludiamo dal sé di Facebook, il nostro sé migliore, significa che in tutti quei dettagli omessi c’è la chiave per migliorare noi stessi. Impegnarsi anziché aggirare l’ostacolo e forgiare robusti meccanismi di coping e resilienza.

Il sé su Facebook è la foto di una casa tutta in ordine perché lo sporco è stata spinto sotto il tappeto. Si presenta bene ora, ma con il tempo lo sporco si accumula.

 

Bibliografia

emarketer. (2014). Do Mothers Need Some Time Away From Social Media? Available at: http://www.emarketer.com/Article/Do-Mothers-Need-Some-Time-Away-Social-(link is external)Media/1011350

Gil-Or, O., Levi-Belz, Y., & Turel, O. (2015). The “Facebook-self”: characteristics and psychological predictors of false self-presentation on Facebook. Frontiers in psychology, 6.

Rogers, C. R. (1959). “A theory of therapy, personality, and interpersonal relationships: as developed in the client-centered framework,” in Psychology: A Study of a Science, vol. 3, Formulations of the Person and the Social Context, ed. S. Koch (New York, NY: McGraw-Hill), 184–256.

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Francesco Boz

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