L’Effetto Lucifero: Come una persona può diventare violenta

#3 Rendersi anonimi nell’aspetto

John Watson, un antropologo americano, ha studiato le modalità delle persone di diverse culture di andare in guerra. Lo studioso ha individuato che se i “soldati” delle culture studiate cambiavano il proprio aspetto favorendo l’anonimato e l’omologazione, nel 90% dei casi si assisteva a casi di tortura, assassinii e mutilazioni. La divisa ci rende anonimi, non immediatamente riconoscibili e può allontanarci dalla nostra umanità.

#4 Allentamento della responsabilità personale

Le torture ad Abu Ghraib andarono avanti per tre mesi prima che un soldato denunciò i propri commilitoni ad un superiore. Il luogo era completamente privo di supervisori e controllori, quindi le persone si sentivano libere di fare quello che volevano senza essere responsabili delle proprie azioni.

#5 Obbedienza cieca all’autorità

L’obbedienza all’autorità era il tema principale del già citato studio di Stanley Milgram. Attraverso questo esperimento è stato osservato come due terzi dei rispettabili cittadini americani sarebbero capaci di uccidere un proprio simile se gli venisse ordinato da un’autorità riconosciuta. La cieca obbedienza può farci mettere in discussione i nostri valori etici per arrivare a compiere azioni di violenza ed abuso che normalmente non commetteremmo.

#6 Conformarsi acriticamente alle norme del gruppo

Il conformismo è quel processo che ci induce a fare quello che fanno gli altri, anche quando non vorremmo. Lo studio di Solomon Asch ci ha mostrato quanto è semplice adattarsi all’ideologia di gruppo anche quando siamo palesemente in disaccordo e anche nelle situazioni in cui non abbiamo niente da guadagnare. Se il gruppo compie violenza e abusi, tu cosa farai? Ribellarsi al gruppo può essere costoso. Joe Darby è il soldato americano che ha fermato i soprusi di Abu Ghraib denunciandoli ai superiori. Non si è conformato al gruppo e ha dovuto vivere tre anni sotto protezione perché lui e la sua famiglia hanno ricevuto numerose minacce di morte dai suoi commilitoni.

#7 Tolleranza passiva della violenza attraverso inazione o indifferenza

Chi è a conoscenza di abusi di potere e non fa nulla per fermarli è ugualmente responsabile. L’indifferenza e la mancata denuncia di violenze possono aprire la strada a nuove violenze e al considerare l’abuso come qualcosa di legittimo e replicabile.

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Per comprendere come una persona può rendersi capace di violenze, torture e abusi di potere occorre prendere le distanze dal modello medico/individualista e cominciare a comprendere le dinamiche del sistema che hanno permesso e favorito tali comportamenti. Alla medesima conclusione è arrivata ad esempio la corte di Strasburgo in merito all’assalto alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Nella sentenza si afferma infatti che le azioni commesse, pur essendo imputabili a singoli rappresentanti delle forze dell’ordine, si inseriscono all’interno di un problema strutturale dello stato italiano che favorisce i sette processi elencati, attraverso la mancanza di una legislazione adeguata, norme intragruppo che alimentano e giustificano tali atti, l’accondiscendenza di alcuni superiori che limita le responsabilità individuali e la fomentazione di discorsi discriminatori nei confronti delle vittime.

Il potere è in ogni relazione, anche la più intima e quotidiana, ma il potere non è una proprietà di una o dell’altra persona. Il potere è nelle regole del gioco che si sono costituite nel contesto in cui le persone sono coinvolte. Secondo Zimbardo, come è possibile diventare dei mostri e abusare del potere concesso, riconoscendo questi processi è possibile allo stesso tempo uscire da queste relazioni e denunciarne l’insita violenza.

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Norberto Costa
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