Comunicazione: cosa diciamo senza saperlo?

La comunicazione è uno degli elementi fondamentali nella vita di ognuno di noi. Senza di essa non potremmo capirci con gli altri, costruire relazioni con salde fondamenta o esprimere i nostri punti di vista e il nostro stato d’animo. Sin dall’antichità, con Socrate, era posto in evidenza il dialogo visto come strumento che il filosofo aveva per smascherare l’inattendibilità delle affermazioni dei suoi interlocutori e portali così verso una vera consapevolezza. Non sono solo le parole il mezzo che utilizziamo per comunicare con chi ci sta intorno. La comunicazione verbale è sicuramente il mezzo più evidente, ma oltre ad esso vi sono molti elementi utilizzati nella cosiddetta comunicazione non verbale. I gesti, il tono della nostra voce, la postura, lo sguardo, trasmetto molto di ciò che proviamo e confermano o confutano ciò che stiamo dicendo con le parole. Insomma, anche il nostro corpo parla all’altro. Ognuno è un attivo elaboratore di quanto gli viene proposto ed è per questo che spesso dobbiamo utilizzare una comunicazione che stimoli la curiosità e l’elaborazione attiva delle informazioni.

In cosa consiste questa comunicazione?

Il tipo di comunicazione non verbale è un linguaggio che l’individuo non può controllare. In ambito psicologico, il terapeuta deve perciò possedere anche le giuste capacità per prestare attenzione sia al linguaggio verbale che a quello non verbale del soggetto. Quest’ultimo linguaggio può infatti aiutare a comprendere le vere emozioni di una persona, il suo stato d’animo e la veridicità di ciò che ci sta dicendo. La “comunicazione non verbale” si potrebbe definire quindi come una trasmissione di contenuti, costruzione e condivisione di significati che avviene a prescindere dall’uso delle parole. La componente non verbale della comunicazione, infatti, comprende tutti gli aspetti di messaggi diversi dalle parole. Un’altra denominazione per questa forma di comunicazione è “linguaggio del corpo” (bodily communication), o comunicazione corporea, proprio perché molti dei segnali non verbali, come avremo modo di vedere, sono espressi mediante cenni e movimenti di parti del corpo. Le posture, i gesti, la direzione dello sguardo, il modo in cui il soggetto è vestito ci dicono molto su di lui e su come instaura le relazioni con l’altro. La voce risulta essere un canale fondamentale per esprimersi e per comprendere l’altro attraverso il tono utilizzato, il volume, gli altri segnali vocali diversi dalle parole. L’avvicinamento o l’allontanamento dall’altro esprimono il reale grado di fiducia che ci trasmette, il modo di muovere le braccia, incrociate o aperte, permette inoltre di rilevare quanto si prova effettivamente piacere nella conversazione che si sta portando avanti. L’ambiente artificiale in cui la persona vive è un altro indice importante che ci aiuta a capire se ci troviamo di fronte, ad esempio, ad una persona estremamente meticolosa oppure una persona superficiale e poco ordinata. Sono dunque tutte caratteristiche della personalità che ci aprono la strada ad una migliore comprensione del soggetto.

Il nostro volto parla

Altro indicatore fondamentale della comunicazione non verbale è il nostro volto. Esistono diversi tipi di emozioni come è stato teorizzato da Paul Ekman. Quest’ultimo, nel 1972, osservando una tribù in Nuova Guinea arrivò alla conclusione che esistessero delle espressioni universali, uguali cioè per tutte le culture che permettessero di esprimere emozioni positive o negative. Queste espressioni sono:

  • rabbia,
  • disgusto,
  • tristezza,
  • paura,
  • gioia,
  • sorpresa.

Alcune di esse sono semplici da identificare. Ad esempio, la gioia si trasmette attraverso il sorriso, la tristezza attraverso la curva della bocca rivolta verso il basso. Per quanto riguarda paura e sorpresa, sono coinvolte tre zone del volto. Nella paura gli occhi sono spalancati le sopracciglia si sollevano e la bocca è tesa. Nella sorpresa le sopracciglia sono incurvate e rialzate, compaiono rughe sulla fronte e alle volte la bocca può essere spalancata. Nel disgusto il labbro superiore si presenta sollevato, quello inferiore può essere sia sollevato che normale; il naso è arricciato, le palpebre inferiori sollevate e le sopracciglia abbassate. La rabbia è identificabile attraverso le sopracciglia che si presentano abbassate e ravvicinate, le palpebre tese, gli occhi che fissano duramente e le labbra che sono serrate. In sostanza quindi un attento osservatore potrebbe notare questi piccoli segnali sul nostro viso e identificare se stiamo o meno mentendo.

 

Tutto ciò in noi e intorno a noi parla di chi siamo: dobbiamo imparare a controllare questi indici e a notarli negli agli per migliorare le nostre relazioni ed instaurarne di migliori.

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