COME DECIDIAMO

Le decisioni importanti o meno rilevanti fanno parte della nostra quotidianità e vanno dalla scelta del capo di abbigliamento da indossare all’acquisto di qualcosa di importante; così come dobbiamo decidere il comportamento da adottare in talune situazioni e rispetto a determinate persone.

Per fare ciò è necessario prendere in considerazione una gran quantità di dati quando questi siano disponibili (o almeno così dovrebbe essere); non dimenticando i nostri desideri, le nostre attitudini e le conseguenze delle nostre decisioni. In alcuni casi tuttavia le decisioni non implicano alcun giudizio di probabilità e quindi è facile optare per la scelta più favorevole.
Altre decisioni invece possono implicare probabilità conosciute oppure situazioni in cui le probabilità sono totalmente sconosciute. Esistono decisioni che generano conflitti tra il desiderio che una cosa si verifichi e la reale probabilità che essa avvenga. Quindi alla base dei nostri processi decisionali esiste una serie di modalità di scegliere che non sempre sono razionali. Esse violano il principio “della fissità del passato” cioè attribuire una relazione di causa/effetto a due eventi che in realtà non lo sono.

Per molti (Quattrone e Tversky, 1984, Tversky, 1992) si tratta di un pensiero quasi–magico e serve a “guidare il nostro comportamento sulla base della convinzione che un evento passato già verificatosi in precedenza venga causato o influenzato da esso” (da qui pensiero quasi–magico). L’esistenza di un tipo di ragionamento spinge gli individui in situazioni incerte a pensare che un evento del passato e dunque non modificabile possa essere mutato da un loro comportamento attuale a proprio vantaggio.
Le persone hanno la tendenza a costruire false relazioni causali quando non è possibile predire l’andamento di una situazione sulla base delle precedenti esperienze. Quindi in condizioni di incertezze costruiscono false relazioni causali per “ottenere” un evento a proprio favore. Un esempio di questa tendenza a correlare situazioni la cui causa/effetto non è correlabile sta nella convinzione che avvengono eventi positivi a quelli che compiono buone azioni e negativi a quelli che compiono cattive azioni. Ciò permette di avere il pensiero quasi–magico di poter controllare gli eventi: “Se sono una buona persona che compie buone azioni otterrò sempre e comunque buoni risultati”, o meglio: “Mi accadono cose positive perché sono stata sempre una buona persona”.

Quello del controllo degli eventi è un pensiero molto diffuso tra i giocatori d’azzardo o gli scommettitori secondo cui giocare in un certo modo o utilizzare riti scaramantici favorirà la nuova aspettativa circa l’andamento dell’evento.
La costruzione di false relazioni causali è più diffusa di quanto si creda; infatti, molti individui portano una vera e propria “illusione di controllo” che li spinge a mettere in atto comportamenti che aumentino (nella loro mente) la probabilità che un dato evento si verifichi. Ad esempio presso gli scommettitori è usuale porgere i soldi della scommessa o ritirare il resto ponendo le mani in un certo modo. Oppure la scelta del biglietto della lotteria che prevede rituali come il luogo dell’acquisto e la scelta del biglietto specifico.

Un’altra modalità di controllo illusorio dell’esito di un evento caratterizza il “pensiero basato sul desiderio” (Halpen, 1985). In questo caso gli individui basano la loro convinzione che un evento avverrà solo perchè è più desiderato; allo stesso modo saranno considerati meno probabili quelli indesiderati. In altre parole la stima che un evento si verifichi viene estremamente distorta dal desiderio che esso accada. Considerare che un evento si verificherà più probabilmente solo perché lo desideriamo può anche essere legittima come atteggiamento e fondamentalmente innocuo, mentre può risultare rischioso pensare che quelli indesiderati siano improbabili.

In definitiva non si può fare altro che constatare che le persone pur di vedere soddisfatti i propri desideri si servano di modalità di pensiero il cui unico fine è quello di “controllare” seppur in modo illusorio l’accadimento degli eventi affinché i propri sogni si realizzino. Tutto ciò è ascrivibile ad un pensiero quasi-magico, a cos’altro altrimenti?

Per approfondire:
F. Giusberti, R. Nori “Ragione e illusione nel processo decisionale. Il pensiero quasi-magico” in “Psicologia Contemporanea” N. 160, Lug-Ago 2000, pp.50-55

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
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