CI SIAMO EVOLUTI PER FARE BRANCO – SOLITUDINE E MORTE CEREBRALE

Avere un vita sociale intensa è fondamentale per mantenere attivo, giovane e vitale il nostro cervello.
Vivere in completa solitudine, vivere come degli eremiti insomma, è molto pericoloso per il nostro cervello.
Non basta dunque una dieta sana ed equilibrata, non basta allenarsi almeno 20 minuti al giorno tutti i giorni, non basta fare ogni settimana le parole crociate, ad oggi, le ricerche suggeriscono che sia altrettanto importante avere una vita sociale molto attiva.
E’ importantissimo avere una rete di amicizie e conoscenze.
E’ realmente necessario, potremmo dire, scambiare qualche parola con altri esseri umani.
Vediamo perchè.

CI SIAMO EVOLUTI PER STARE INSIEME.

“L’unione fa la forza”.
Questa frase non ha bisogno di spiegazioni.
Occorrono motivazioni per il contrario, invece: a star da soli si diventa deboli? Sì. Perché?
Perché costruendo una comunità, un gruppo, un branco, l’essere umano ha avuto (ed ha ancora) la possibilità di ottenere vantaggi concreti: mutua assistenza, difesa del territorio e procacciamento del cibo.

Robin Dunbar parla in proposito di “Teoria del Cervello Sociale”.
La crescita della nostra corteccia prefrontale, nello specifico, aumenta con il crescere del gruppo sociale a cui apparteniamo.
Il numero ottimale perla nostra cerchia di amicizie sembra essere quello di 150 persone.

Ovvero:
Secondo la teoria di Robin Dunbar il nostro cervello ottiene maggior vantaggi vivendo in comunità, piuttosto che in solitudine.
Pensiamo all’antichità: per punire una persona si usava l’ostracismo o l’esilio.
Forme di allontanamento che potessero limitare le azioni, le conoscenze, le attività di un altro individuo, determinandone quindi una morte sociale in primis e una morte personale successivamente.
Come detto, però, i vantaggi sono anche concreti, così come è concreta la crescita maggiorata della corteccia prefrontale del nostro encefalo.

Gli SCOZZESI E LA PERDITA DI QI.

A riprova di ciò abbiamo una ricerca condotta in Scozia su 488 persone, il Lothian Birth Cohort Study.
La ricerca voleva stabilire se il decadimento neuronale fosse maggiore per le persone più isolate e solitarie.
La risposta è, anche qui: Sì.
Esiste un’abbassamento prematuro del QI per una persona che vive isolata e senza contatti, come si verificava per queste persone scozzesi prese in considerazione per l’esperimento.
In particolare erano meno capaci di Multitasking e meno capaci di creare rapidamente collegamenti, di ricordare e di essere “pronte”, di essere mentalmente all’erta.

Significa: più vivi da solo, più velocemente invecchierai (mentalmente).

In particolare sembrerebbe che il vivere in solitaria o in modo solitario, amando ambienti sociofughi (ambienti con poche persone, senza persone, isolati), possa portare ad una maggiore probabilità di patologie di tipo infiammatorie, malattie cardiovascolari, neuropatologie e un tasso di resilienza molto più basso.
Una capacità di far fronte a difficoltà meno accentuata.

VIVIAMO INSIEME

“A stare sempre soli si diventa lupi”.
E’ vero.
E’ vero anche che è necessario trovare un po’ di pace per se stessi durante l’arco delle nostre giornate. E’ vero anche che essere sempre a contatto con persone può affaticare, ma vivere troppo in solitaria aumenta le complicazioni per il nostro cervello.
Uscite, parlare, sforzatevi se necessario e comunicate, fate gruppo. Costruite una cerchia di amicizie, un gruppo di pari, una compagnia di persone.
E’ importante per il nostro umore ed è importante per la salute del nostro cervello.
E’ solo questione di allenamento.


Bibliografia:
Vecchioli Parioli S., Muritti E.,: “Un cervello sempre giovane”, 2017. (Sperling & Kupfer)


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Giacomo Fumagalli

Laureato Scienze e Tecniche Psicologiche Bicocca.
In formazione in PPSDCE Bicocca (Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e Comportamenti Economici).
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