CENSURARE LA VIOLENZA NEI MANGA GIAPPONESI? Scuola, famiglia, Bullismo

E’ giusto censurare la violenza nei manga giapponesi? Questione che a periodi alterni viene ripresa spesso in coincidenza di fatti cruenti di cronaca collegati ad essi.

Un  aspetto che rende la questione maggiormente controversa è il fatto che, nell’universo dei manga e degli anime giapponesi spesso sono narrate storie ambientate nel mondo della scuola dove vengono rappresentate cruente immagini dai toni emotivi forti a cui i ragazzi vengono esposti in modo continuativo.

Ad esempio Il realismo della serie SCHOOL DAYS, e la pericolosità dei temi trattati, hanno avuto un riscontro in un fatto di cronaca nera del tempo.  In un caso di omicidio nel settembre del 2007, in Giappone un membro di alto grado della polizia è stato ucciso da sua figlia di 17 anni con una mannaia. I giornalisti subito collegarono l’episodio al personaggio di Rena, e successivamente l’anime venne cancellato dai palinsesti delle tv. Solo in seguito venne ripresa la normale trasmissione.

Tra le varie produzioni, potremmo citare ancora GTO – Great Teacher Onizuka , storia della vocazione all’insegnamento di un giovane ex-teppista, o  Rossana: il giocattolo dei bambini, acuto e ironico racconto delle avventure di una giovane idol (con il termine idol cultura (アイドル aidoru?) viene indicato nella a una teenager (più raramente il termine può riferirsi a ragazzi) che diventa molto popolare nel mondo dello spettacolo soprattutto in virtù della sua avvenenza).
Ognuno di noi (anche i più grandicelli) vive ogni giorno  o porta con sé esperienze e ricordi emotivamente forti, sensazioni piacevoli e spiacevoli, legate alla vita scolastica. Tali esperienze formano i ragazzi o hanno avuto un impatto importante su ciò che siamo diventati.

Le prime “cotte” e la scoperta per l’interesse per il sesso opposto, la popolarità o l’esclusione dal gruppo, le prepotenze, il rapporto  ambivalente di odio/amore con gli insegnanti, i genitori e con i compagni di classe, il conflitto tra l’uniformarsi e il distinguersi dagli altri etc.; sono tutti temi che scaturiscono un interesse istintivo e in cui i ragazzi possono identificarsi e sentirsi coinvolti.
Queste tematiche sono vissute ovviamente anche dai ragazzi giapponesi e vengono pertanto raccontate nei loro fumetti e cartoni animati.  Talvolta attraverso immagini forti, come quando si tratta di narrare fenomeni complessi come quello del Bullismo.

Il risultato è una rappresentazione tanto cruda quanto fedele delle dinamiche che sono ad esso collegate e che ricalcano, tenendo conto  delle sfumature dovute alle differenze culturali, la stessa struttura portante del fenomeno che si vive qui in Italia, realtà che spesso vorremmo far finta di non vedere.

Molti ignorano le complesse  reti di relazioni che si vogliono indicare sotto questa etichetta che non si limitano alla semplice e sviante identificazione con “piccoli e spietati mostriciattoli”.

La violenza nei manga  espressa attraverso il corpo e la fisicità si rivela un linguaggio che cattura  soprattutto ragazzi che si trovano in un’età in cui la dimensione corporea riveste grande importanza simbolica.
Anche se spesso si è sollevata la psicosi di massa specie dei genitori portati a demonizzare o temere questi prodotti di importazione, in questi cartoni la violenza, lungi dall’essere pubblicizzata come un comportamento desiderabile, viene talvolta ironicamente sdrammatizzata.

Ancora più spesso utilizzata come mezzo per guidare l’attenzione sulle conseguenze spiacevoli dell’essere violenti, sui sentimenti delle vittime e sulla loro sofferenza, sull’importanza di sapersi difendere, sapere affrontare le difficoltà e il dolore in modo costruttivo, saper rischiare con coraggio e attivare la creatività alla ricerca di soluzioni non ordinarie per “curare”  rapporti dolorosi e opporsi alla corruzione; sui valori di giustizia, lealtà e sacrificio verso se stessi e verso gli altri, che hanno da sempre tracciato la storia della cultura nipponica.

Esemplare a questo riguardo è la scena nella “lesson 1” di GTO in cui il protagonista, il professor “Eichici Onizuka 22 anni” (notiamo come un giovane di 22 anni lavori come insegnante in Giappone 🙂 ), come ama presentarsi, fa visita armato di un enorme martello a casa di una sua allieva che gli aveva precedentemente confidato i suoi problemi familiari, del clima freddo e dei litigi che da tempo scandiscono la loro vita in casa.

Il professor Onizuka si presenta a casa della ragazza e, nello sgomento generale della famiglia, prende a martellate fino a sfondare la fredda parete dell’abitazione della ragazza che simboleggiava la distanza emotiva che separava i suoi genitori e lei da loro.

Questo atto provoca nei genitori e in particolare nella ragazza quella che viene definita tecnicamente un’esperienza emozionale correttiva, che ristruttura la rigida percezione della situazione in una alternativa della realtà che ci provoca sofferenza, uno spiraglio di luce che  le dona nuova linfa per impegnarsi attivamente a migliorare i rapporti tra lei ed i suoi genitori.

 

GTO Lesson 1 (vai al minuto 35.50 per vedere direttamente la scena..)

A tutti sarà capitato di essersi imbattuti nel luogo comune che i manga o gli anime possano danneggiare e plagiare le menti dei giovani spettatori e/o lettori che, a contatto con queste immagini e contenuti,  rischiano di subirne l’influenza “diabolica” trasformandoli in delinquenti in erba.
Questa opera di demonizzazione e di caccia alle streghe può esserci giunta alle orecchie tramite la televisione, i giornali, i genitori o gli insegnanti. Un coro  di voci che critica la violenza fisica e verbale rappresentata in questi prodotti si solleva più o meno regolarmente.

Questo, come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, avviene di consueto in coincidenza di “fatti” di cronaca più o meno gravi che riguardano crimini o atti di bullismo appunto, ad opera di minori, spesso drammatizzati e pubblicizzati in modo esasperato dai mezzi di comunicazione.

Del resto si sa che il criterio di selezione delle informazioni da comunicare in televisione o sui giornali si basa il più delle volte sulla ricerca del sensazionale, dello spettacolare, di ciò che facilmente trova consenso, in altri termini di ciò che fa “ascolto”.
Direi che turbare le menti – non solo dei ragazzi ma anche degli adulti – costringendo il pubblico, come abili prestigiatori, a indossare degli occhiali deformanti che impongono idee grossolane, ricche di censure e amplificazioni sia, a tutti gli effetti, violenza sottile e veramente diabolica.

Dr-Emilio Gerboni - psicologia evoluta - psicologo a bologna e pescara copia


Penso che in ogni caso sia necessario conoscere qualcosa a fondo, sospendendo i propri pregiudizi, prima di poterla criticare. Non è sufficiente assistere una o due volte a comportamenti violenti per diventare delle persone violente e, come abbiamo visto, dire manga non equivale affatto a dire violenza gratuita.

Da un punto di vista educativo, ciò di cui bisogna tenere conto sono principalmente gli strumenti in possesso dei ragazzi o quelli che gli adulti possono mettere a loro disposizione per facilitare una lettura critica di questi lavori.

Chiaramente ad essi è collegata l’età dei ragazzi.

A titolo esemplificativo delle chiavi di lettura funzionali, nel mio blog personale ho dedicato un articolo ai profondi insegnamenti contenuti nel celebre e (parecchio violento) manga dragon ball (che puoi leggere cliccando qui).

Tu cosa ne pensi? attendiamo le i tuoi commenti e opinioni 🙂

 

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Emilio Gerboni

Psicologo-Psicoterapieuta, Trainer-coach at Psicologia Evoluta
Ideatore del modello di Psicologia Evoluta e direttore dei centri di Bologna e Pescara.
Specialista in Psicoterapia Breve Strategica, Ipnosi Ericksoniana, Schema Therapy e Psicoterapia Evolutiva.
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