CAPRICCI E RICHIESTE DI ATTENZIONE

Brightest Hour: siamo in diretta con Francesco Boz, autore per Le Iene, fondatore della pagina l'Oltreuomo e Psiche.org.

Pubblicato da TEDxTreviso su Mercoledì 29 aprile 2020

Rifiutarsi di mettere le scarpe, non voler indossare determinati vestiti, capricci e pianti interminabili, pipì a letto, poco appetito. Crisi che terminano improvvisamente e dopo le quali ritornano ad essere affettuosi ed amabili come prima. Tutti comportamenti che nei bambini piccoli allarmano genitori e parenti facendo pensare a chissà quali problemi. In realtà non esistono sempre problemi particolari o cose di cui preoccuparsi oltremodo, se non nella misura in cui si vuole capire cosa stia vivendo e chiedendo il bambino.

Non sempre i bimbi sono disposti a essere bravi e tranquilli così come vorrebbero genitori e parenti; spesso vogliono anche affermare la loro identità. Dopo i due anni, infatti i bambini hanno bisogno di demarcare il loro territorio e capita che lo facciano attraverso giochi di potere, scontri e capricci apparentemente senza senso attraverso i quali cercano di verificare quanto gli adulti li sappiano accettare e allo stesso tempo siano capaci di riportarli alla calma, contenerli e sostenerli. Certi comportamenti non hanno un perché, ma vengono messi in atto sulla spinta di un principio: “No perché no! Punto e basta!”. Atteggiamenti che così come sono venuti se ne vanno via dopo un po’, riportandoli ad essere sereni ed affabili.

Non è facile prevedere il comportamento dei bambini piccoli, anche perché essi vengono continuamente bombardati da input ai quali non riescono a rispondere, dal momento che non hanno ancora sviluppato quelle sovrastrutture necessarie per fare fronte alla crescita. A volte si comportano dunque sotto la spinta di una rabbia difficile da controllare, altre volte tendono ad impuntarsi su richieste impossibili: voglio il vestito blu, voglio il riso invece della pasta, voglio vestirmi da ballerina, fatina, ecc., un continuo “voglio, voglio, voglio…”. Come detto, si tratta delle loro modalità di regolare le emozioni che non sono ancora state messe a fuoco producendo una sorta di “cortocircuito” che passa dopo un po’. Ovviamente, in un adulto, che ha imparato a regolare le proprie emozioni sulla base delle esperienze dei vissuti ed in relazione alle richieste della società, certi comportamenti provocano rabbia con conseguenze non sempre accettabili nei confronti dei figli (come urla e punizioni varie).

Ciò che serve invece è rimanere tranquilli, usare un tono di affettuosità pur essendo sempre e comunque autorevoli. Occorre diventare “gli allenatori” dei propri figli affinché essi possano capire che hanno di fronte delle persone affidabili dalle quali lasciarsi guidare e non da sfidare. Col tempo i bambini impareranno a regolare i propri stati emotivi senza manifestarli con capricci ed imprevedibilità. Per fare ciò, hanno bisogno di ricevere quattro ingredienti fondamentali dai genitori e da chi si occupa della loro crescita: affetto, pazienza, autorevolezza e sicurezza.

© Dott. Pasquale Saviano
Psicologo – Psicoterapeuta

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Pasquale Saviano
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