Il BULLISMO: Un fenomeno in crescita

I NUMERI DEL BULLISMO.

 

Digitando la parola BULLISMO su Google otteniamo 3.140.000 risultati. (aggiornato al 16 febbraio 2017)

Pochissimi, per il vasto mondo del www.

Eppure le statistiche parlano di una crescita esponenziale del fenomeno.

Tra il 2013 e il 2014 sono state effettuate 3.333 chiamate al TELEFONO AZZURRO (numero: 1.96.96 + chat telefono azzurro attiva su http://www.azzurro.it ) inerenti a “problematiche di salute e tutela dei bambini”.

485 chiamate solo per atti di bullismo.

Nel 2013 il totale delle chiamate per bullismo era del 14,6%.

Nel 2014 questa percentuale è salita a 16,5%*.

 

*Ricordiamoci che a queste percentuali vanno aggiunte tutte le “NON chiamate”. Esiste una fetta di popolazione che non trova il coraggio di confidarsi e di parlare con qualcuno del problema che lo affligge.

BULLISMO-A-SCUOLA-COME-INTERVENIRE

Un fenomeno in crescita quindi, anche a giudicare dai fatti di cronaca degli ultimi anni. Sempre maggior frequenza di episodi di aggressività, violenza, persecuzione e cinismo.

Nient’ altro che lo specchio del malessere vissuto dai giovani all’ interno della società.

Un malessere che abbassa sempre di più l’età in cui scoppiano le “pratiche del bullismo”. Baby Gang che utilizzano vandalismo, furti e Social Networks per imporsi nella società e raccontarsi al mondo.

 

 

MA COS’É IL BULLISMO?

 

La prima volta che la parola BULLISMO compariva in un dizionario era il 1935, nel dizionario Panzini: “voce romanesca che sta per smargiasso, teppista”.

Oggi invece, l’aggiornatissima Treccani, riporta la voce Bullismo come:

 

“bullismo s. m. [der. di bullo]. – Comportamento da bullo; spavalderia arrogante e sfrontata. In partic., atteggiamento di sopraffazione sui più deboli, con riferimento a violenze fisiche e psicologiche attuate spec. in ambienti scolastici o giovanili”.

 

“…Specie in ambienti scolastici”

 

Sì, perché la maggior parte degli atti di bullismo avviene a scuola.

E dalla scuola, attraverso la registrazione e la condivisione della bravata sui social networks, l’atto arriva al gruppo di amici, alla famiglia, alla comunità entro cui si vive e, nei casi più eclatanti, a tutti noi: lettori, telespettatori e radioascoltatori, tra le notizie del mattino.

(Video di risse tra ragazzini riportati in prima pagina sui quotidiani online, purtroppo mettono in atto il rischio di emulazione e la diffusione della violenza stessa. Ma questa è un’altra storia, per ora).

 

COME AVVIENE IL BULLISMO?

 

Il bullismo ha delle caratteristiche ben precise. Vediamo quali.

 

È un comportamento aggressivo definito: INTENZIONALE, SISTEMATICO E ASIMMETRICO.

Può essere: DIRETTO VERBALE, DIRETTO FISICO, INDIRETTO VERBALE.

Il tutto recitato all’interno di un “teatrino con ruoli ben definiti” (come analizzava Lazarus del 1999).

 

Le caratteristiche sono dunque 3.

INTENZIONALITA’: volontarietà nel perpetrare comportamenti aggressivi per recare danno ad un’altra persona non riuscendo a comprendere le sofferenze della vittima.

SISTEMATICITA’: comportamento messo in atto ripetutamente nel corso dei mesi e degli anni. Colpisce sistematicamente l’autostima di chi subisce le prepotenze.

ASIMMETRIA: relazione basata su di uno squilibrio tra le forze. Il bullo si ritiene più forte fisicamente o mentalmente. Il bullo detiene il “potere”.

 

Anche le forme sono 3:

DIRETTO VERBALE: la vittima viene ripetutamente offesa con parole, minacce, ingiurie, insulti.

DIRETTO FISICO: la vittima viene picchiata. Calci, pugni, spintoni, graffi, sputi.

INDIRETTO VERBALE: fenomeno complesso. La vittima viene esclusa dal campo sociale delle amicizie. Vengono diffuse calunnie sulla vittima. Vi è una manipolazione sociale in modo subdolo. Fenomeno più femminile e più tra gli adolescenti.

 

I ruoli, invece, sono qualcuno di più:

Bullo: Colui che attua la violenza.

Aiutante: Rimane in secondo piano rispetto al bullo, ma attua violenze a sua volta e lo aiuta nel suo compito.

Sostenitore: Sostiene verbalmente e incita alla violenza.

Vittima: Colui che subisce la violenza. (Con provocazione o senza provocazione).

Difensore: Aiuta la vittima e cerca di consolarla. Tenta la diplomazia in risposta allo scontro.

Esterni: La maggior parte dei ragazzi che assistono alla scena. Talvolta filmando l’evento e non intervenendo attivamente a favore della vittima.

Vorrei ricordavi che l’85% delle violenze avviene in presenza di coetanei e che maggiore è il numero di persone presenti, minore sembra essere la responsabilità percepita dai partecipanti.

(Studio di Manca e Petrone, 2014).

 

 

GLI EFFETTI DEL BULLISMO

 

I risultati del bullismo fisico, dovuto alle percosse e ai pestaggi, è chiaro e sotto agli occhi di tutti.

L’effetto delle parole però viene purtroppo ancora sottovalutato.

Le parole feriscono anche di più di un pugno*. Sono umilianti, dispregiative e intaccano la psiche della vittima in modo ancor più feroce che la violenza fisica.

Il risultato può essere devastante. Si scatenano disturbi come l’anoressia, la depressione, l’ansia, il binge eating e l’ortoressia.

Nei casi peggiori poi, si arriva al suicidio.

Sì, il bullismo uccide.

Uccide persone. E queste persone fanno parte, fin troppo spesso, di gruppi già vessati dalla società: omosessuali e lesbiche, stranieri, portatori di handicap e di disabilità. E non solo.

*Leggete questo articolo di psiche.orghttp://psiche.org/articoli/gli-effetti-devastanti-violenza-verbale/

 

 

COSA FARE PER EVITARE IL BULLISMO?

 

Una frase di Nelson Mandela:

“L’educazione è il grande motore dello sviluppo personale. E’ grazie all’educazione che la figlia di un contadino può diventare avvocato, il figlio di un minatore il capo miniera o un bambino nato in una famiglia povera il presidente di una grande nazione. Non ciò che ci viene dato, ma la capacità di valorizzare al meglio ciò che abbiamo è ciò che distingue una persona dall’altra”.

 

Nella letteratura scientifica di settore, le risposte e le soluzioni sono raggruppabili in 3 alternative. Tutte e tre apparentemente semplici, ma che richiedono un grande lavoro e una grande costanza. Riguardano tre ambiti della vita di ognuno di noi e sono:

 

A SCUOLA: programmi di sensibilizzazione al tema, incontri tra studenti e professori, valorizzazione dei pregi degli studenti. Netta è l’importanza della scuola e del ruolo di insegnanti, dirigenti scolastici e Studenti stessi. Un clima di coesione tra le varie componenti della scuola evita che studenti “vittime” si sentano isolati e che studenti “bulli” approfittino di questa condizione.

A CASA: dialogo tra genitori e figli, clima di ascolto e non di giudizio, comunicazioni tra famiglia e scuola. Importantissimo il legame tra genitori e figli e l’apertura su temi delicati. Fondamentale l’importanza della Comunicazione. Abituarsi a comunicare è il primo passo per una grande svolta e una profonda intesa con i propri familiari.

I RAGAZZI E IL RAPPORTO CON SE STESSI: rispetto per tutti, fiducia nelle proprie qualità, aiuto reciproco, solidarietà, fratellanza e una buona dose di gioia. Il lavoro forse più complicato, soprattutto nell’età della crescita. Ecco perché, in un periodo della vita così delicato, risultano essenziali i primi due ambiti e l’armonia degli stessi.

 

Soluzioni dunque quasi scontate, ma dal valore enorme. Applicandoci costantemente a ciò e ponendo l’attenzione al mondo che ci circonda, potremo modificare quanto di negativo ci disturba durante le giornate.

Per ultimo vorrei lasciarvi con 3 slogan utilizzati per sensibilizzare TUTTI NOI nei confronti del Bullismo:

 

 

-“Sbulloniamoci!”

-“E’ facile prendersela con i più deboli. E se domani il debole fossi tu?”

-“Non è grande chi ha bisogno di farti sentire piccolo.”

 

 

AVANTI TUTTA!

 

 

 

Bibliografia dell’articolo:

Manca, M., Petrone, L., (2014) “La rete del bullismo e il bullismo nella rete”. Roma: Edizioni Alpes

Grillone, C. (2016). “Dalla violenza sui minori, alla violenza dei minori: Bullismo, Omofobia. Armando Editore.

Sito Treccani: http://www.treccani.it/vocabolario/bullismo

Sito Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Bullismo

 

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Giacomo Fumagalli

Laureato Scienze e Tecniche Psicologiche Bicocca.
In formazione in PPSDCE Bicocca (Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e Comportamenti Economici).
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