La rabbia nei bambini e Disturbi del Controllo degli Impulsi e della Condotta

La rabbia è una tappa di sviluppo normale secondo la quale a seguito dello sviluppo dell’identità personale, i bambini sentono il bisogno di affermare la propria volontà per mezzo di comportamenti di ribellione e opposizione.
Esistono però dei casi in cui tali comportamenti di opposizione non sono considerati esito del percorso normale dello sviluppo.

Quando ciò accade?
Se, a seguito di un’attenta osservazione del bambino, ci rendiamo conto che gli episodi di rabbia sono continuativi, prevedono aggressività, opposizione, autolesionismo, impossibilità di calmarsi autonomamente, e toccano tutti i contesti di vita, allora possiamo essere di fronte ad una vera e propria fragilità e non ad una tappa evolutiva fisiologica.

All’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) nella categoria dei Disturbi Dirompenti del Controllo degli Impulsi e della Condotta sono racchiusi tutti i disturbi attinenti alla regolazione del comportamento e delle relazioni interpersonali tra cui i seguenti quadri sintomatologici:
  • – Disturbo Oppositivo-Provocatorio (DOP),
  • – Disturbo Esplosivo Intermittente (diagnosi che viene riservata per coloro che superano i 18 anni per cui non la affronterò in questo articolo),
  • – Disturbo della Condotta (diagnosi che può essere fatta anche dopo i 18 anni e che è spesso l’esito del DOP),
  • – Disturbo di Personalità Antisociale,
  • – infine Disturbo da Comportamento Dirompente non altrimenti specificato (categoria diagnostica alla quale si ricorre qualora non vengano pienamente soddisfatti i criteri per uno specifico problema della condotta).

Ricordo che in generale per essere diagnosticato un disturbo è necessario che i comportamenti disturbati causino stress profondo per il soggetto e per gli altri membri del proprio ambito sociale tra cui famiglia e gruppo dei pari, e devono costituire un impedimento nelle aree della vita quotidiana sociale ed educativa.

Per porre diagnosi è necessario tenere conto dei criteri elencati all’interno del DSM.

In particolare il DOP si caratterizza per un quadro complessivo sintomatologico di umore arrabbiato, irritabile, rancoroso, comportamenti polemici, sfidanti, vendicativi, rifiuto di rispettare le regole e le richieste, litigiosità nei confronti delle figure autoritarie e più in generale verso gli adulti.
I primi sintomi del disturbo fanno la loro comparsa intorno ai 4 anni ed incrementano fino agli 8 anni per poi tendenzialmente rimanere stabili.
Tale disturbo può compromettere lo sviluppo se non viene trattato, evolvendo in altre forme di disagio quali disturbi d’ansia, uso di sostanze stupefacenti o disturbo della condotta.

 

Il Disturbo della Condotta viene definito come un comportamento ripetitivo e persistente che viola i diritti fondamentali degli altri o le regole e norme societarie appropriate per l’età.

Per essere diagnosticato devono essere presenti almeno tre dei seguenti criteri negli ultimi 12 mesi e almeno uno negli ultimi 6 mesi: aggressione a persone o animali, distruzione della proprietà, frode o furto, gravi violazioni di regole.

Al fine di comprendere se il soggetto ha consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni e se prova sentimenti di colpa o rimorso per gli effetti provocati, è bene delineare il funzionamento interpersonale ed emotivo del soggetto attingendo a più fonti tra cui genitori, insegnanti, altri membri della famiglia e il gruppo dei pari.

Infine il Disturbo Antisociale di Personalità è caratterizzato dalla messa in atto di azioni per lo più impulsive che infrangono le norme sociali (causando frequenti problemi con la legge), che non tengono conto delle conseguenze sugli altri e su sé stessi.

Quali possono essere le ipotesi eziopatologiche per i Disturbi del Controllo degli Impulsi e della Condotta?
Si riscontra un approccio esplicativo di tipo multifattoriale che riconduce l’insorgenza di questi quadri psicopatologici ad un intreccio di più fattori tra cui:
  • – genetici,
  • – biologici (le condotte aggressive ad esempio, sembrano corrispondere a bassi livelli di serotonina),
  • – temperamentali (sembrano avere un ruolo centrale per ciò che concerne suscettibilità, irritabilità, aggressività, scarso controllo delle proprie azioni),
  • – variabili ecologiche e ambientali (difficoltà economiche, stress sociale, relazioni negative con i pari),
  • – e gli stili educativi genitoriali (quindi qualità del legame di attaccamento).
Infatti le cause non possono sempre essere univoche; un bambino che viene rifiutato dai pari può essere indotto ad agire con aggressività, la quale innesca un circolo negativo che rafforza l’esclusione sociale. Quindi qualora si manifesti un disturbo le cause devono essere individuate in un intreccio di variabili tra quelle appena elencate e innumerevoli altre ancora.

Le difficoltà relazionali unitamente a rifiuto da parte dei coetanei e amicizie devianti possono costituire dunque i predittori di esiti disadattivi quali problemi psicopatologici (come ti ho appena illustrato), ma anche criminalità, comportamenti devianti, abbandono scolastico, disturbi d’ansia o depressione.

Al contrario relazioni positive con i pari e con gli adulti, amicizie sane e accettazione all’interno del gruppo dei pari concorrono ad equilibrio e stabilità in età adulta e ad un buon adattamento.

 

Ricordo che, comunque, i comportamenti negativistici e le conseguenti difficoltà relazionali costituiscono un fattore di rischio non solo nella prima infanzia, ma anche negli anni successivi, vanno quindi attentamente valutati e monitorati ed eventualmente va costruito un piano di intervento individualizzato.

 

Camilla Persico
Educatrice Professionale, Dott.ssa in Tecniche Psicologiche

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