“Se mi lasci ti cancello” diventa realtà

se mi lasci ti cancello

Partiamo da un presupposto, ogni cosa che percepiamo, conosciamo o pensiamo attiva uno specifico gruppo di neuroni.

Mentre mi preoccupo per l’esame della settimana prossima, nella mia testa si accendono e si spengono dei neuroni e grazie al loro lavoro io mi immagino come andrà a finire e provo quella spiacevole sensazione d’ansia. Lo stesso discorso vale per i ricordi. Ciò che alla mia coscienza arriva come un pacchetto comprensibile di luci, suoni, odori ed emozioni dentro la mia testa non è che un gruppo di neuroni collegati tra loro che accendono quel ricordo.

Il film “Se mi lasci ti cancello” mostrava la possibilità di eliminare i ricordi spiacevoli annientando specifici gruppi di neuroni. L’idea alla base è corretta, se quei neuroni sono quelli che si attivano per accendere quel ricordo, tolti i neuroni toglieremo anche il ricordo. La verità non è così semplice, non dipende solo da quali neuroni ma anche dal modo in cui si accendono e spengono, dai percorsi che creano e da mille altre cose che non conosciamo. Però in questi giorni è stata pubblicata una ricerca pazzesca che va proprio nella direzione del film.

Scoperti i neuroni necessari a codificare i volti

Il team di ricerca guidato dal professor Doris Tsao ha scoper quali sono i neuroni responsabili del riconoscimento dei volti e sembra che il codice sia molto semplice.

In poche parole significa che monitorando l’attività corticale, cioè quali neuroni si accendono e si spengono, adesso siamo in grado di ricostruire la forma del volto a cui quel cervello sta pensando.

Nell’immagine vediamo delle coppie di volti, a sinistra come sono realmente e a destra come sono stati ricostruiti dai computer dopo l’analisi dei neuroni.

Facial-Reconstruction-in-the-Brain

Sono praticamente uguali. Questo significa che il codice neuronale è stato de codificato e ora possiamo parlare la stessa lingua del nostro cervello, almeno per quanto riguarda i visi.

 

A cosa serve questa scoperta?

Chiriamo subito, non serve a dimenticare il proprio ex.

Il primo utilizzo che i ricercatori hanno ipotizzato è per combattere il crimine. Basta che una vittima pensi al suo carnefice o che un criminale pensi alla sua vittima per ricostruire con grande precisione le fattezze di quelle persone.

Quanlcuno potrebbe obiettare che il criminale o il terrorista di turno che vogliono sfuggire a questo test non dovranno fare altro che non pensare alla loro vittima. Ma questo non è un problema, perché è impossibile non pensare a qualcosa che senti nominare. Per esempio, se ti dico di non pensare a un cavallo bianco, il cavallo bianco sarà la prima cosa che immaginerai.

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Francesco Boz

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