PERSONE DEPRESSE E PERSONE NON DEPRESSE: CI SI PUO’ IMMEDESIMARE NEI PANNI DELL’ALTRO?

silvia-carlucci-depressione

Una persona su dieci soffre, almeno una volta nella vita, di Disturbo Depressivo Maggiore*. (6,7% della popolazione adulta, USA 2014)

*DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIOREè il disturbo dell’umore più diffuso nella popolazione adulta. Può insorgere a qualunque età, ma in genere esordisce con maggior frequenza tra i 25 e i 45 anni. 

Soffrire di disturbo depressivo maggiore non significa semplicemente “essere tristi” o “giù di corda”, ma trovarsi in una condizione di persistente e severo abbattimento, al quale si è incapaci di reagire, indipendentemente dalla propria volontà e dalla presenza di persone che cercano di essere vicine e di trasmettere positività”.

I ricercatori, Costance Imbault e Victor Kuperman, si sono posti un interrogativo:

“Le persone affette da depressione possono ricordare cosa significhi essere NON depressi? E le persone NON depresse possono capire cosa significhi soffrire di depressione?

 

LO STUDIO

Lo studio ha coinvolto 47 partecipanti (23 femmine, 24 maschi).

26 di loro NON soffrivano di DDM (Disturbo Depressivo Maggiore)

21 di loro soffrivano di DDM. 

Età dei partecipanti: dai 19 ai 71 anni.

Ai candidati venivano mostrate foto di volti in associazione a parole che ricordassero stati emotivi di felicità e/o di depressone.
Alcuni volti erano di persone depresse, altri di persone NON depresse.

L’obiettivo era verificare se le persone affette da depressione potessero riconoscere, nei volti presentati, emozioni di felicità. E, al contrario per i soggetti non depressi, se fossero in grado di riconoscere espressioni facciali e stati emotivi associabili alla depressione.

La dott.ssa Imbault ha commentato così i risultati:

Le persone depresse non sono in grado di riconoscere espressioni facciali associabili alla felicità. Ciò accade perché non sono più in grado di codificare le emozioni sul volto delle persone. Persone che soffrono di DDM non sono più in grado di percepire le emozioni degli altri, perché non provano più emozioni. Sono apatici. Tutto ciò NON avviene per le persone NON depresse, che sono invece in grado di codificare espressioni facciali ricollegabili a stati depressivi.

Le persone depresse tendono a immaginare la propria vita come “senza speranze”.

Potremmo dire che non sono più capaci di intravedere la “luce in fondo al tunnel”.

 

CONCLUSIONI

Data questa situazione di “impossibilità di riconoscere le emozioni sui volti altrui”, da parte delle persone depresse, le ricercatori sostengono quindi la necessità di educare le persone affette da DDM alle emozioni.

E’ opportuno re-insegnare a loro cosa sia l’empatia“.

Poter essere empatici con le emozioni degli altri, porterebbe a poter immaginare differenti prospettive anche per la propria vita e per le proprie emozioni, ormai dimenticate.

Una condizione particolare, emersa dallo studio, è quella poi dei rapporti familiari.

Spesso, persone affette da depressione, lamentano l’impossibilità, da parte dei familiari, di poter capire cosa stiano attraversando.

Lo studio, invece ci stupisce: i ricercatori hanno dimostrato che (almeno per quanto riguarda la visualizzazione delle espressioni facciali), persone NON depresse, sono invece in grado di ravvisare stati depressione sui volti altrui.

 

 

 

Giacomo Fumagalli

 

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Bibliografia:

http://www.spring.org.uk/2017/01/depressed-people-cannot-imagine.php

https://www.researchgate.net/publication/310503067_Can_depressed_and_non-depressed_people_put_themselves_in_each_other%27s_shoes?channel=doi&linkId=5830691b08ae004f74c0ef8f&showFulltext=true

http://www.harmoniamentis.it/cont/enciclopedia/contenuti/105/disturbi-depressivi-depressione-unipolare.asp

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Giacomo Fumagalli

Laureato Scienze e Tecniche Psicologiche Bicocca.
In formazione in PPSDCE Bicocca (Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e Comportamenti Economici).
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