Tecniche di ricerca qualitativa – Marioo Cardano

Introduzione

Tre principali tecniche di ricerca qualitativa nel fieldwork:

  • Osservazione partecipante
  • Intervista discorsiva
  • Focus group

mauro cardano

Tipo ideale (Weber): costrutto ipotetico concepito per raffigurare una specifica costellazione storica o sociale. La costruzione di un idealtipo si basa sull’accentuazione unilaterale di alcuni attributi intenzionali del dominio in studio, accentuazione guidata dalle esigenze cognitive del ricercatore. Nella sua purezza concettuale questo quadro non può mai essere rintracciato empiricamente nella realtà, ma istituisce una relazione di compatibilità (e non di corrispondenza) con i fenomeni rappresentati.

Funzioni di appartenenza fuzzy (o teoria degli insiemi sfumati): funzioni continue comprese tra 0 e 1 che indicano il grado di sovrapponibilità delle caratteristiche espresse dal fenomeno in relazione al tipo ideale. Non esclude appartenenze multiple.

Concetti sensibilizzanti (Blumer): in opposizione al “concetto definitivo” o conchiuso che forniscono prescrizioni su cosa osservare, i concetti sensibilizzanti si limitano a indicare la direzione nella quale guardare (osservazione diretta – sottomissione all’oggetto).

 

  1. I modi della ricerca sociale: osservazione, esperimento, simulazione

Distinzione analitica di due orientamenti di ricerca: teorico (produce i propri asserti muovendo da un’analisi dei risultati della ricerca empirica, attraverso lo sviluppo autonomo di ipotesi e modelli) ed empirico (produce i propri asserti e ne fonda la plausibilità facendo esperienza del proprio oggetto).

Ricerca empirica: successione di operazioni per produrre risposte a domande sulla realtà (Ricolfi). Non si tratta di spiegare la realtà, ma di costruire alcuni delimitati “isolotti di intelligibilità semanticamente autosufficienti” (Passeron).

Successione di operazioni organizzata in 4 fasi in relazione circolare:

    1. Progettazione dello studio (elaborazione del disegno di ricerca);
    2. Costruzione della documentazione empirica (lavoro sul campo);
    3. Analisi dei materiali empirici e comunicazione dei risultati;
    4. Scrittura.

3 diverse procedure empiriche:

  1. Osservazione
  2. Esperimento
  3. Simulazione

Osservazione: connessione del ricercatore all’universo attraverso l’esperienza, oggettivata in uncorpus testuale, documento poi sottoposto all’analisi.

Esperimento: strumento principe per il controllo delle ipotesi causali che richiede 3 condizioni empiriche: a)covariazione tra la variabile indipendente (causa) e la variabile dipendente (effetto); b) controllo della direziona causale (la variabile cui si imputa un impatto causale deve essere la fonte di variazione della variabile dipendente); c) controllo delle variabili terze: si deve accertare che la relazione tra variabile indipendente e variabile dipendente non sia perturbata da altre variabili.

Tipi di esperimento:

Tipo Manipolazione della variabile indipendente Controllo dei fattori di disturbo (variabili terze)
Esperimento
Quasi-esperimento sul campo No
Quasi-esperimento naturale No No

 

Simulazione: il ricercatore osserva o sottopone a trattamento non l’oggetto, ma una copia dell’oggetto disegnata da un insieme di algoritmi eseguiti al computer, un sostituto, regolato dalle medesime leggi formali dell’originale. Ha come requisito fondamentale la coerenza interna (non deve contenere assunti, descrizioni o istruzioni in conflitto tra loro). Occorre tenere presente anche gli effetti perversi (Boudon), ossia effetti individuali o collettivi che risultano dalla giustapposizione di comportamenti individuali, senza essere inclusi negli obiettivi perseguiti dagli attori. Tali effetti possono essere non desiderati anche se desiderabili, o non desiderati e indesiderabili.

I tre obiettivi che spingono all’uso della simulazione sono sperimentazione, osservazione e proiezione.

 

  1. L’osservazione: una tassonomia delle tecniche di costruzione della documentazione empirica

Classificazione in considerazione delle caratteristiche dell’oggetto cui le diverse tecniche si applicano (Duverger): osservazione di comportamenti (azione di individui, di norma si privilegiano comportamenti linguistici, e collettivi di individui, in cui grande attenzione è data anche ai comportamenti non linguistici); osservazione dei prodotti dei comportamenti (prodotti dell’agire sedimentati in un documento, in cui si studia il linguaggio delle cose). I documenti si intendono naturali, cioè prodotti per uno scopo diverso da quello scientifico, e si dividono in segnici (testi scritti, documenti iconici come fotografie e dipinti, audiovisivi, ipertesti, process product data, cioè documenti prodotti da istituzioni e organizzazioni) e non segnici (manufatti).

Tecniche per l’osservazione di individui: intervista strutturata o discorsiva (che comprende l’intervista guidata o semistrutturata e l’intervista libera o non-strutturata). Quando un’intervista è impiegata prevalentemente per sollecitare una narrazione abbiamo a che fare con un’intervista narrativa biografica (Bertaux). Quando l’intento prevalente è l’esplorazione dell’universo di valori, delle disposizioni cognitive o della personalità dei soggetti abbiamo a che fare con un’intervista tematica.

Altri tipi di intervista riguardano la somministrazione di domande in assenza dell’intervistatore, in cui il testo, frutto di un’auto-osservazione, rappresenta l’azione da osservare (condizione subottimale).

A metà strada tra le tecniche individuali e collettive si trova l’intervista di gruppo, l’intervistatore all’interno di un gruppo pone domande individuali alle persone che in questo modo sono influenzati dalla pressione sociale, oggetto verso cui si rivolge l’attenzione del ricercatore: l’impatto che la pressione normativa del gruppo esercita sull’espressione delle opinioni individuali.

Tecniche per l’osservazione di collettivi: consentono di osservare ciò che Blumer considera l’oggetto specifico della sociologia: l’interazione sociale.

Si dividono due criteri: tecniche applicate in un ambiente naturale da quelle applicate in un ambiente artificiale; tecniche intrusive (procedure che in qualche modo perturbano l’oggetto di osservazione – questo criterio si applica solo alle tecniche in ambiente naturale in quanto tutte le pratiche in ambiente artificiale sono in qualche modo intrusive, noto come effetto Hawthorne che provoca comportamenti in qualche modo desiderabili ed etichettati come “reattività”) e non intrusive.

L’uso dei due criteri porta all’individuazione di tre insiemi di tecniche:

  • Osservazione partecipante (cuore dell’etnografia) e shadowing (il ricercatore segue come un’ombra un individuo e ne registra le interazioni sociali – permette la rottura con l’atteggiamento naturale (Schutz) e rende possibile l’osservazione delle proprie routines): tecniche intrusive in ambiente naturale;
  • Osservazione naturalistica (si basa su un approccio etologico (Eibl-Eibesfeldt), non comprende la cooperazione del soggetto in studio; impossibile ricorrere a procedure dimember-validation, per cui si cerca di ampliare al massimo le osservazioni usando tecniche visuali di registrazione e si scelgono eventi in base a procedure probabilistiche, vedi tabella): tecniche non intrusive in ambiente naturale;
  • Focus group: (come anche giochi – interazioni di soggetti che seguono un copione – e osservazioni in laboratorio), tecniche in ambiente artificiale.

Procedure per la stesura dei protocolli osservativi nell’osservazione naturalistica

Tipo di rilevamento Procedura
Uno-zero si annota la comparsa o meno di un comportamento in un individuo o in un gruppo in un intervallo di tempo stabilito
Istantaneo Si annota il comportamento di un individuo a intervalli di tempo regolari e prestabiliti
Attività principale Si annota il modulo comportamentale che entro un intervallo di tempo prestabilito compare con maggior frequenza
Sequenziale Si annotano tutti i moduli comportamentali che hanno luogo dall’inizio alla fine dell’interazione osservata
Focalizzata sull’individuo Si annotano tutte le azioni e le interazioni di un individuo che hanno luogo entro un lasso di tempo abbastanza prolungato

 

Tecniche per l’osservazione di documenti naturali: la produzione di documenti non è sollecitata dal ricercatore. Ripartiti in due classi testi (si riconosce un’intenzione comunicativa) emanufatti.

Rari sono i casi in cui sono stati condotti studi esclusivamente su queste tecniche, solitamente si uniscono alle tecniche di osservazioni degli individui in fase istruttoria o nelle fasi più mature, per facilitare l’interpretazione dei materiali empirici.

Particolare importanza riveste il momento che divide la raccolta dall’analisi dei materiali: la criticadelle fonti, che riguarda l’autenticità della fonte e la credibilità dell’informatore, per cui occorre un atto di qualificazione del documento (critica esterna) e dell’autore (critica interna). L’analisi critica permette di trasformare l’insieme di informazioni presenti nei documenti in dati suscettibili di analisi.

 

  1. L’intervista discorsiva

L’intervista di ricerca è una forma speciale di conversazione nella quale due (o più) persone si impegna in un’interazione verbale nell’intento di raggiungere una meta cognitiva precedentemente definita. Maggiore potere è dato all’intervistatore, che definisce gli obiettivi e il ritmo. Intervista come “evento comunicativo” (Briggs) capace di sollecitare l’atteggiamento critico dell’intervistato, sospinto ad abbandonare “l’atteggiamento naturale” (Schutz), a sospendere la sospensione del dubbio (Montesperelli).

Criteri di distinzione: in base all’osservazione del comportamento linguistico dell’intervistato si suddivide in intervista discorsiva (risponde con parole sue, costruendo la propria argomentazione nel modo più congeniale) e intervista strutturata (risponde con parole scelte da un copione predefinito, lo stesso che governa il comportamento verbale dell’intervistatore); in base al comportamento linguistico dell’intervistatore: intervista guidata (c’è una traccia ma lascia all’intervistatore la facoltà di seguirla e svilupparla come preferisce sul momento) e intervista libera.

Nell’intervista libera il materiale si raccoglie sotto forma di discorso, in cui le opinioni e gli atteggiamenti si presentano colorati emotivamente e iscritti in una struttura argomentativa che determina la sequenza dei temi e le interconnessioni. Le espressioni sono fortemente legate alle forme espressive.

L’analisi dei documenti prodotti dall’intervista discorsiva si distribuisce lungo un continuum compreso tra le due posizioni estreme definite testualista (Demaziere e Dubar – l’intervista consegna al ricercatore non fatti, ma parole che costituiscono un insieme di definizioni delle situazioni vissute, si dà quindi particolare importanza al processo ermeneutico di interpretazione dei significati nella produzione della propria autobiografia) e realista (Bertaux – il materiale raccolto consente di raccogliere informazioni, indizi utili a cogliere un particolare frammento di realtà storico-sociale).

Tre forme principali di impiego dell’intervista discorsiva:

  • Intervista discorsiva da sola utilizzata nell’approccio biografico;
  • Intervista discorsiva impiegata insieme ad altre tecniche di ricerca come inchieste campionarie per contribuire alla specificazione delle domande cognitive o al collaudo del questionario in fase di studio pilota o pre-test;
  • Combinazione alla pari con altre tecniche di ricerca qualitativa o quantitativa (multimethod o triangolazione).

L’intervista discorsiva è appropriata quando si intende approfondire la rappresentazione individuale di una persona, mentre è meno pregnante per le ricerche in cui si intendono studiare le interazioni sociali in quanto rispecchia solo un punto di vista.

Il disegno della ricerca:

  • Definizione della domanda cognitiva (la domanda non deve necessariamente essere un’ipotesi, ma deve comunque essere ben formulata per sapere che cosa si sta cercando);
  • Definizione del profilo dei soggetti da interpellare (individuazione del tipo di interlocutore appropriato e definizione della procedura empirica che consentirà di reclutare gli individui – campionamento a scelta ragionata, snow ball sample… – Glaser e Strauss definiscono il criterio di costruzione del campione “saturazione teorica” ossia ci si ferma di raccogliere dati nel momento in cui ci si rende conto che ogni ulteriore intervista darebbe un contributo nullo alla ricerca. Secondo la grounded theory la costruzione della documentazione empirica segue la formazione della teoria che induttivamente emerge dai dati prodotti. Attraverso la “comparazione costante” i diversi materiali sono integrati per delineare in modo sempre più accurato la teoria emergente; ad essa si lega poi un percorso di codifica, suddiviso in tre passi: codifica aperta, assiale e selettiva);
  • Definizione della forma di intervista (nel caso dell’intervista discorsiva, scegliere se libera o guidata. La definizione della domanda nel primo caso e del canovaccio nel secondo deve seguire le indicazioni di “buona tecnica” (Corbetta) coniugando brevità, chiarezza e precisione);
  • Identificazione dell’intervistatore (deve essere parte del gruppo di ricerca o aver partecipato alla progettazione, deve avere esperienza nella conduzione delle interviste, deve aver familiarità con i temi esplorati. Per quanto riguarda il rapporto è auspicabile la reciproca estraneità, con eccezioni nel caso della ricerca etnografica che richiede un certo grado di fiducia e una conoscenza dei codici linguistici e del contesto sociale-ambientale).

Costruzione della documentazione empirica:

  • Contatto con gli intervistati e presentazione della ricerca (ottenere il consenso, riflessione su quanto spiegare la ricerca in relazione al grado di sofisticazione intellettuale del ricercatore e al fatto che si ritenga più opportuno stimolare una riflessione precedente o che le risposte vengano date su due piedi. Fornire rassicurazioni sulla competenza, sull’anonimato e sul tempo necessario);
  • Conduzione dell’intervista (porsi in atteggiamento di ascolto, favorire l’osservazione critica di sé e del proprio agire e l’articolazione di un discorso che organizzi gli esiti di questa analisi – funzione Maieutica (Demaziere, Dubar) – favorita da domande brevi e incisive, e l’uso della ricapitolazione. L’intervista deve sembrare un’ordinaria conversazione ma occorre stare attenti quando l’intervistato chiede l’opinione all’intervistatore);
  • Trascrizione (deve comprendere tutti gli interventi sia dell’intervistato che dell’intervistatore ed essere corredata dagli elementi non verbali)

Analisi della documentazione empirica: lettura metodica del corpus testuale costituito dalla trascrizione dei colloqui d’intervista, sia ricostruendo le intenzioni comunicative dei loro estensori (intentio autoris), sia soffermandosi su quanto il testo ci dice indipendentemente o addirittura a dispetto delle intenzioni dell’autore (intentio operis). Alla lettura metodica segue, con movimento circolare l’articolazione di una cornice teorica in cui inscrivere i testi d’intervista. Secondo Glaser e Strauss lo schema teorica sviluppato attraverso la lettura metodica della documentazione empirica deve adattarsi ad essa (fit) e, al contempo penetrare la superficie di questi materiali, elaborarli (work), offrendone una lettura più profonda.

Strategia di lettura dei dati:

  • Ogni intervista ha attributi formali (es. preferenza per taluni modelli argomentativi) che la contraddistinguono, e attributi sostantivi (es. espressioni ricorrente di contenuti). Tali attributi non hanno comunque autonomia rispetto al testo in cui sono inseriti. Ciascuna intervista equivale a un caso à primato dei casi sulle variabili.
  • Particolare attenzione può essere data alle modalità in cui i contenuti sono espressi, ossia all’analisi delle forme che l’intervistato dà al discorso utilizzando teorie dell’argomentazione.
  • L’analisi del contenuto può seguire una procedura informale (valorizza la competenza teorica del ricercatore, che può diventare particolarmente complicata da esplicare nei casi in cui si basa su una competenza tacita del ricercatore) o formalizzata (suddivise a sua volta tra procedure che si basano su uno specifico modello semiotico di analisi del discorso (es. Roland Barthes: livello delle funzioni, livello delle azioni, livello della narrazione; oppure Glaser e Strauss, grounded theory) e procedure che si basano su di un insieme di princìpi metodologici posti alla guida dell’analisi). Quale che sia la procedura utilizzata, l’analisi segue tre operazioni fondamentali: caratterizzazione di ogni singola intervista, comparazione tra interviste e la loro classificazione in una tipologia (classificazione incrociata di due o più variabili che permette di identificare dei tipi all’interno dei quali ricondurre i dati) o tassonomia (classificazione che partendo da una variabile considerata di fondamentale importanza per la suddivisione del campione, prosegue formando una tassonomia attribuendo le caratteristiche delle altre variabili in esame).
  • Classificazione dei testi: segue il modello di Weber basato sul concetto di tipo-ideale (vedi introduzione). Classificando i testi ne vengono ampliate le caratteristiche ed esasperate come in una caricatura. Si basa su una funzione di appartenenza discreta: appartenenza versus non-appartenenza. Per diversificare i testi all’interno della categoria di appartenenza si può applicare una funzione di appartenenza fuzzy (vedi introduzione).

La comunicazione dei risultati: ciò che accomuna perlopiù tutti i lavori è la necessità di includere nel testo almeno due sezioni: un dettagliato resoconto metodologico e l’illustrazione dello schema interpretativo maturato con l’analisi e del rapporto che lo lega alla documentazione empirica.

  1. Osservazione partecipante e ricerca etnografica

Con l’osservazione partecipante si nega l’idea di impersonalità e distacco che avvolge la definizione tradizionale di osservazione scientifica. Oggetto di ricerca dell’osservazione partecipante è l’interazione sociale (Goffman) che viene colta, osservata, in un contesto naturale nel quale l’osservatore si immerge e impara a conoscere sincronizzando il suo agire con quelle delle persone che gli stanno accanto; che impara a conoscere vivendo con e talvolta come le persone su cui ha orientato la propria attenzione. Parte fondamentale ricopre l’assunzione di un ruolo, che necessita una particolare risocializzazione attraverso l’apprendimento di valori, norme, precetti comportamentali propri della cultura ospite.

Una buona ricerca etnografica deve in qualche modo contenere un buon impiego dell’osservazione partecipante, anche se congiunto ad altre tecniche, in quanto permette di ricostruire dall’interno il profilo culturale della società ospitante. Compito del ricercatore è di comprendere le definizioni delle situazioni dalla bocca dei “nativi” e di completare l’analisi aggiungendo quello che è sconosciuto ai nativi, ossia le assunzioni tacite di significati considerai impliciti.

Ogni studio etnografico segue un metodo personale che si riferisce alle caratteristiche individuali del ricercatore, è impossibile tentare di standardizzare il metodo, ma è possibile fissare alcuni punti fondamentali cui una buona ricerca etnografica non può prescindere.

Elaborazione del disegno di ricerca. Di norma segue la conduzione dello studio. L’insieme dei suoi elementi, la domanda cognitiva, l’oggetto di studio, la natura della relazione osservativa, acquista una fisionomia definita solo dopo che la ricerca è stata avviata.

  • L’oggetto: tre percorsi tipici. 1) da una specifica domanda cognitiva che guida il ricercatore si procede alla ricerca dell’oggetto da cui è ragionevole aspettarsi una risposta; 2) dall’oggetto osservato che consegna al ricercatore la domanda pertinente o quantomeno contribuisce alla sua definizione; 3) sia la domanda sia l’oggetto sono ben delineati sin dalle prime battute dello studio.

Forma della partecipazione. Osservazione coperta (in incognito, pro: non necessita il passaggio attraverso i guardiani , riduce al minimo la reattività o effetto Hawthorne, permette al ricercatore di sviluppare la competenza nel ruolo che ricopre; contro: l’osservatore ha meno possibilità di muoversi sul campo per via della rigidità imposta dal ruolo assunto, potrebbe esserci un eccessivo coinvolgimento nella cultura ospite, è difficile prendere commiato una volta conclusa la ricerca, può creare problemi nel momento della pubblicazione e smascherare il “tradimento”) o scoperta (rende noto lo status di ricercatore, contro: il ricercatore dovrà persuadere i guardiani di non rappresentare una minaccia, problema risolvibile grazie ad un mediatore culturale, può esservi una manipolazione strumentale da parte degli intervistati che usano la ricerca per farsi una buona pubblicità non necessariamente verosimile, reattività effetto Hawthorne, può essere richiesto al ricercatore, in quanto individuo colto e al di sopra delle parti di assumere il ruolo di arbitro nelle dispute; pro: flessibilità e varietà di esperienze che il ricercatore può raccogliere, potrà ricorrere più spesso al backtalk, potrà cioè interpellare i nativi sull’appropriatezza delle proprie interpretazioni della loro cultura e sull’adeguatezza delle procedure osservative impiegate, potrà garantire un miglior distacco bilanciando la continua tensione tra ruolo insider e outsider).

 

Mario Cardano – Tecniche di ricerca qualitativa