Irvin D. Yalom – Sul lettino di Freud

Irvin D. Yalom insegna psichiatria alla Stanford University e vive e svolge il suo lavoro di psichiatra a Palo Alto, California.

Sul lettino di Freud, libro del 1996 (Titolo Originale: Lying on the Couch) e pubblicato in Italia nel 2015 da Neri Pozza Editore, è un libro che parla dell’onestà terapeutica.

Sul lettino di freud

I protagonisti sono due psichiatri, Ernest Lash e Marshal Streider. Il primo, più giovane tra i due, è affascinato dalla possibilità di instaurare un legame autentico con il paziente. Vuole sperimentare la sincerità del terapeuta all’interno della psicoanalisi per indagarne i benefici. Il secondo, più vecchio e tradizionale, rappresenta la psicoanalisi tradizionale, fatta di regole e della necessità di rispettarle senza poterle mettere in discussione. Ci sono dei confini che non devono essere superati.

Marshal è il supervisore di Ernest.

L’intreccio del romanzo è avvincente, ma l’aspetto stupefacente di “Sul lettino di Freud” è la descrizione dei pensieri che scorrono nella mente dei protagonisti. Se volete capire veramente come funziona la mente di uno psicoterapeuta, questo è il libro da leggere.

Aforismi tratti da Sul lettino di Freud di Irvin D. Yalom

No! Non era un rapporto reale, lei mi stava usando come se fossi un’icona. E poi la sua ossessione di succhiare e ingoiare il mio sperma. Era la stessa cosa, del tutto irreale. Si sentiva vuota e voleva che la riempissi della mia essenza. Non riusciva a vedere quello che stava facendo, l’errore di trattare un aspetto simbolico come se fosse la realtà concreta?


 

Non bisogna confondere il valore e la permanenza, questa è la via che porta al nichilismo” mormorò Ernest mentre cercava di scrollarsi di dosso quel senso di depressione. Invocò le frasi abituali: “Tutto svanisce” si rammentò. “Tale è la natura dell’esperienza. Nulla persiste. La permanenza è illusione, un giorno anche dell’intero sistema solare rimarranno solo rovine”.


 

Questo è il modus operandi dell’ortodossia. Per un certo numero di anni soffocano un cervello giovane, promettente, pericoloso, con il letame della dottrina, fino a quando non va in malora. Poi, quando l’ultimo sbuffo di creatività se n’è volato via, concedono la laurea all’iniziato e possono contare sul suo rincoglionimento per perpetuare il libro sacro. È così che funziona non è vero? Qualsiasi sfida da parte di un tirocinante verrebbe interpretata come una forma di resistenza, o sbaglio?


 

Ed è vero anche per la vita, rifletteva Marshal. Non c’è nulla di peggio che vivere una vita di cui nessuno si accorge.

Di continuo, nel suo lavoro di analisi, aveva notato la straordinaria necessità della sua attenzione da parte dei pazienti…in effetti, il bisogno di un pubblico è uno dei fattori principali nelle terapie prolungate e interminabili. Quando aveva lavorato con pazienti colpiti da lutto, li aveva spesso visti precipitare nella disperazione proprio perché avevano perso il pubblico: le loro vite non erano più osservate (a meno che non avessero la fortuna di credere in una divinità che aveva il tempo di non perdere d’occhio ogni loro azione).


 

Dopo qualche mese di matrimonio, cominciai a vedere le qualità di Wayne in modo più realistico. In breve capii che il suo essere gentile serviva in realtà a mascherare una natura da codardo. La sua ponderazione si rivelò una mostruosa incapacità di decidere. E la devozione si tramutò in una dipendenza appiccicosa.


 

Penso che tante persone siano così a disagio con la pura e semplice contingenza della propria vita da trovare conforto nel credere in una qualche forma di interconnessione cosmica. È una cosa che non mi ha mai coinvolto. In qualche modo non sono mai stato turbato dell’idea della causalità o dall’indifferenza della natura. Perché una semplice coincidenza è un tale orrore? Perché dev’essere considerata per forza qualcosa di diverso da una coincidenza?


 

Leggi la recensione del libro Sul lettino di Freud nella pagina dell’editore Neri Pozza