Il ruolo dello psiconcologo

Nonostante il numero di diagnosi per le svariate forme di cancro sia in lievissima diminuzione in Italia, questa patologia costituisce uno dei grandi mali della società moderna.

Si stima che nel 2019 saranno 373 mila le persone che andranno incontro ad una diagnosi positiva per tumore e che dovranno quindi affrontare il complesso percorso terapeutico.

Tra le forme di cancro più numerose, troviamo quella al seno (che colpisce una netta prevalenza di donne, ma alla quale gli uomini non sono immuni), al colon-retto, al polmone e alla prostata.

Tuttavia, cresce anche la sopravvivenza dopo la diagnosi e la terapia. Questo fattore, oltre alla crescente attenzione per la salute psicologica come determinante del benessere globale della persona, fanno si che l’attenzione della Sanità italiana si stia spostando lentamente verso l’accudimento dei bisogni psicosociali dei malati di cancro.

Infatti, le patologie sopra citate impongono una serie di limitazioni più o meno nette alla vita quotidiana del paziente. Per esempio, si pensi alle persone con stomia oppure a chi deve affrontare percorsi di cura lunghi e faticosi per il proprio fisico e per la propria mente. Queste persone fanno i conti con i limiti giorno dopo giorno, ma non sempre le risorse individuali e della rete sociale sono sufficienti.

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Chi è lo psiconcologo?

Per tali motivi, sul panorama nazionale sta guadagnando spazio, anche se con estrema lentezza e difficoltà, la figura dello psiconcologo.

Lo psiconcologo è uno psicologo che ha maturato una serie di esperienze professionali in ambito oncologico oltre a titoli di studio che gli permettono di assumere questo delicato ruolo.

Solitamente, il professionista che acquisisce tale titolo ha frequentato un master universitario di secondo livello, oppure corsi di formazione specialistica di almeno 150 ore, oltre ad aver svolto una formazione sul campo di notevole importanza. In base alla formazione, lo psiconcologo può essere di primo o di secondo livello.

Cosa fa lo psiconcologo?

Qual è il ruolo dello psiconcologo? Di cosa si occupa questa figura professionale?

L’intervento dello psicologo perfezionato in oncologia si articola su diversi livelli. Infatti, la complessità della patologia trattata e la pervasività all’interno della vita privata, sociale e relazionale della persona richiedono che questo operi coinvolgendo molte figure e che faccia da legante tra di esse. In particolare, gli interventi più frequentemente messi in atto si rivolgono a:

  1. Singolo: la parte nucleare dell’intervento psiconcologico. Il paziente deve affrontare gli esami diagnostici, fonte di ansia e incertezza, che si concludono con l’esito positivo degli stessi. La comunicazione della cattiva notizia assume un ruolo fondamentale perché segna l’inizio effettivo del percorso terapeutico. Già da questo momento si prendono in considerazione varie ipotesi di trattamento e la persona può sentirsi disorientata, sia per la comunicazione di malattia sia perchè deve fare i conti con la complessità del Sistema Sanitario. In questa occasione, lo psiconcologo può fare da ponte tra le figure specialistiche coinvolte per meglio chiarire i dubbi e le perplessità del paziente, oltre ad arginare le emozioni negative con tecniche cognitivo comportamentali rapide ed efficaci. Inoltre, l’intervento continua anche nella fase che precede l’eventuale operazione chirurgica e quella che la segue, al fine di arginare l’ansia data dalla situazione. infine, anche durante il trattamento chemioterapico, radioterapico e ormonale, la figura dello psiconcologo può servire al paziente come appoggio per superare la transizione da una fase all’altra. In particolare, è possibile che il paziente sperimenti i limiti e le difficoltà iatrogene imposte dai farmaci e possa andare incontro a stati mentali negativi: umore depresso, attacchi di panico, anedonia, rabbia e problematiche relazionali sono solo alcune di queste.
  2. Gruppo: affrontare il percorso di cura insieme a persone che condividono alcuni aspetti può senza dubbio essere una forma di aiuto per il paziente. Lo psiconcologo può porsi come facilitatore e conduttore di gruppi relativi a tematiche oncologiche, con lo scopo di far condividere esperienze e informazioni che possano fornire da esempio a chi si trova nella stessa situazione.
  3. Famiglia: solitamente, i parenti più stretti sono coinvolti nella vita del paziente oncologico. Quando ciò avviene, anch’essi possono vivere momenti di difficoltà ed incertezza. Per esempio, potrebbero non sapere come fare per relazionarsi al loro caro, il quale sta vivendo un periodo di cambiamento; oppure, potrebbero sperimentare ansia per il futuro, o rabbia per non aver fatto nulla per evitare la situazione. L’intervento familiare dello psiconcologo può servire per creare un clima tranquillo che favorisca lo scambio di informazioni e la condivisione delle emozioni, anche negative, senza che queste debbano necessariamente essere mascherate. Inoltre, può servire da collegamento con l’istituzione sanitaria.
  4. Operatori sanitari: Medici, infermieri, OSS e tutto il personale sanitario è considerato il caregiver, ossia colui che si occupa della salute e del benessere del bisognoso. come tutte le professioni di aiuto, possono andare incontro al fenomeno del “burnout”, ovvero un accumulo di stress lavorativo che porta ad un peggioramento della qualità di vita, oltre ad un distacco più o meno marcato dalle attività professionali, condotte con minor impegno ed empatia. In particolare, le professioni sanitarie che operano nel campo oncologico, sono frequentemente esposte a temi difficili come la morte, le limitazioni, l’incertezza e la sofferenza. Lo psiconcologo può aiutare il personale sanitario intervenendo sul singolo, sul gruppo oppure attuando programmi di prevenzione e informazione che aiutino a ridurre la possibilità dell’insrogenza di stati mentali negativi.
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