(RE)IMPARARE AD EMOZIONARSI

Da bambini la nostra anima, straordinariamente pura, possiede un enorme repertorio di espressioni emotive, dirette e spontanee. Crescendo, diminuisce drasticamente la libertà di viverle e sperimentarle sulla propria pelle, oltre che nella propria mente e nelle interazioni sociali, a causa di diversi motivi, tra i quali l’educazione familiare, il rispetto di convenzioni sociali o tacite regole imposte dal contesto culturale. Gradualmente, in modo spesso inconsapevole e silente, potenziamo abitudini che, anzichè farci evolvere nella serenità e nella felicità, come sarebbe lecito e di diritto per la nostra stessa natura (non si tratta di un mero capriccio egocentrico) ci mantengono impauriti dal proprio ed altrui universo emotivo portandoci a reprimere le sensazioni spontanee o a resistervi.

FOBIA DELLE EMOZIONI
Il timore inconsapevole di sentire o di percepire negli altri le emozioni porta ad evitare gli stimoli che potrebbero attivarle: ad esempio, non vengono apprezzati i complimenti, si prova vergogna nel piangere, o si evita di andare a visitare un amico in ospedale per non rischiare di sperimentare tristezza. Alcune persone temono di provare rabbia, al punto da farsi andar bene una situazione che in realtà non tollerano piuttosto che andare incontro ad un conflitto, minimizzando il disagio provato. Altre invece sono impaurite dalla vicinanza emotiva e difficilmente condividono gioia, oltre ad essere infastidite dalle manifestazioni d’affetto anche se altrui; ritengono di non saper parlare di sentimenti e possono passare per scorbutiche.  Ironia e cinismo sono le armi più utilizzate quando insorge un’emozione; l’obiettivo è difendersi dall’intensità dell’esperienza, perché si sente di non meritarla o perché si teme l’abbandono.

REPRESSIONE DELLE EMOZIONI
Impedire alle emozioni di esprimersi spontaneamente, di sentirle e manifestarle è un atteggiamento spesso accompagnato ad una tendenza al controllo razionale e ad una rigidità di fondo. Questa modalità di pensiero ed azione costituisce un terreno fertile per lo sviluppo di depressione, disturbi somatici e patologie fisiche. Infatti, in molti casi il senso di colpa, relativo a qualcosa di fatto, e la vergogna, relativa a sé, risultano essere stati repressi per anni in alcuni pazienti con patologie gravi, come il cancro.

RESISTENZA EMOTIVA
Correre ai ripari non appena sorgono emozioni forti è in parte necessario ad affrontare lo stress della vita quotidiana. Le difese, come un anestetico per ridurre il dolore, possono essere rivolte sia al nostro mondo interno che all’esterno: quando, però, vengono utilizzate in modo rigido e pervasivo, possono agire come una corazza che può ferire la stessa persona oltre che danneggiare le relazioni interpersonali o mantenerle ad un livello superficiale.
Ad esempio, l’atteggiamento eccessivamente sfidante di una persona che si mostra sicura e sempre vincente impedisce di costruire relazioni positive e profonde; ciò può essere causato da un passato episodio in cui ci si è sentiti abbandonati da qualcuno nel quale si era riposta la propria fiducia, ed il dolore provato ha impedito di fidarsi nuovamente di qualcuno, con la necessità di sentirsi sempre forti e dominanti nelle situazioni.

Imparare a riconoscere una reazione difensiva in se stessi è tanto importante quanto difficile, ma durante un percorso psicologico è necessario per giungere all’autenticità di una persona e permetterle di liberarsi da quella corazza che essa stessa si è costruita con cura, anche nell’arco di un’intera vita.

Bibliografia: “Anatomia della guarigione”, Erica Francesca Poli

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