Una storia per capire cos’è l’accoglienza

I sogni sono lo specchio fedele dei sentimenti inconsci. Nel sono siamo sempre sinceri perché perdiamo tutte quelle sovrastrutture coscienti con cui siamo soliti interpretare la realtà.

L’altra notte mentre dormivo, sognavo di essere solo sopra una zattera in mezzo al mare. Ci stavo bene. Avevo pesce a volontà, un marchingegno per distillare l’acqua salmastra e renderla bevibile, una tenda per ripararmi dal sole. Tutto era perfetto e la mia vita procedeva inesorabile e tranquilla.

Poi, a un certo punto scorgo una strana figura tra le onde. Si avvicina e alla fine la capisco. È un uomo.

Viene verso di me, nuota tra le onde, si sbraccia, mi sorride. Mi agito un po’.

Mi agito perché capisco che ha intenzione di salire con me sulla zattera. Per lui rappresento la salvezza. Ma non ci stiamo. La zattera è troppo piccola per tutti e due.

Ma che pensiero vergognoso. Io per lui rappresento la salvezza. Se non lo faccio salire affogherà. Non possono lasciarlo morire io che ho sempre creduto nell’accoglienza, nella solidarietà, nell’aiutare gli altri. Ma qui non si tratta di aiutare, si tratta di scegliere tra me e lui. In due sulla zattera non ci stiamo.

È sempre più vicino. Saranno dieci metri, ora otto, sei…

Potrei tendergli il remo della barca e aiutarlo a salire. Oppure potrei sbattergli il remo sulla testa e basta. Mors tua vita mea. 

Mi sveglio.

Maledizione! Non saprò mai se in me prevale il senso umanitario dell’accoglienza o la grande paura della minaccia. Voglio scoprirlo, non posso continuare a vivere nel dubbio morale. Devo finire il mio sogno per scoprire chi sono veramente. Cosa c’è nel mio intimo. Provo a rilassarmi, funziona e riprendo a dormire e a sognare.

Perfetto! L’acqua, l’oceano, le onde… un uomo su una zattera…giusto. Un altro che nuota arranca, annaspa disperato, sento il cuore che mi scoppia. Oddio, che succede? Sono io, sono io quello che nuota. No, io ero quell’altro eh, non è giusto, non è giusto, a me piaceva di più stare sulla zattera. Ma quale dubbio morale, ho le idee chiarissime. Sono per l’accoglienza!

Mi avvicino, nuoto disperato verso la salvezza e quando sto per toccare la zattera… sbam, mi arriva il remo in testa.

Mi sveglio.

A questo punto non voglio più sapere come va a finire.

Accendo la luce e vado in cucina a prendere un bicchiere d’acqua. Non saprò mai cosa prevale nel mio inconscio. Però ho capito quante insidie nasconde il termine aiutare. In giro c’è tanta falsa solidarietà, esibizionismo umanitario, bontà di mestiere che se per caso mi capitasse di fare del bene a qualcuno mi sentirei più onesto se potessi dire che non l’ho fatto apposta.

 

Sogno in due tempi – Gaber

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