RAPPORTO GENITORI-FIGLI: COMUNICAZIONE E RISPETTO

Il rapporto genitori-figli rappresenta forse una delle più difficili relazioni da gestire, caratterizzata da vissuti, aspettative e spesso frustrazioni che non sempre la rendono facile e serena. Può infatti degenerare in comportamenti davvero ingestibili, come litigi, parolacce, gesti cattivi da parte dei figli nei confronti del genitore che mette delle regole e non accoglie sempre le sue richieste.
Il controllo e la gestione della propria aggressività rappresentano un compito di sviluppo fondamentale per un adolescente, che questi potrà imparare solo in famiglia. L’adolescente che si trova di fronte a continui cambiamenti fisici e psichici, dovuti alla crescita, ai cambiamenti ormonali, alle nuove e continue relazioni che intesse, cerca dei modelli comportamentali e spesso, i più vicini sono quelli genitoriali.

Quando i genitori fanno fatica a tenere sotto controllo le proprie emozioni riversandole su chi gli sta vicino capita che i figli colgano messaggi ambigui relativi alla violenza ed all’uso di essa nei rapporti con gli altri.
Facciamo un esempio: uno degli insegnanti di nostro figlio ci convoca a scuola perché il ragazzo o la ragazza ha messo in atto un comportamento violento nei confronti di un compagno. Il genitore, durante il colloquio, alla presenza del figlio, appresa la notizia potrebbe non riuscire a controllare delusione, frustrazione, rabbia e cominciare a sgridare il figlio, fino a mollargli un ceffone, ma al contempo gli dirà che non si usa la violenza nel rapporto con gli altri. Bene, quale messaggio passerà all’adolescente? Sicuramente un messaggio ambiguo, per cui egli si domanderà: “Allora devo essere aggressivo e violento oppure no?”; nel dubbio sceglierà il comportamento messo in atto dal genitore, comportamento che reitererà generalizzando tutte le situazioni con cui si cimenterà.

È necessario fare attenzione alle modalità comunicative che si mettono in atto con i propri figli, ma soprattutto rendersi conto che certi atteggiamenti, spesso prepotenti ed eccessivi tra i coniugi, caratterizzati da rabbia manifestata con gesti ed urla, diventano un esempio negativo sul quale spesso i figli basano la costruzione dei propri comportamenti, soprattutto quando questi “confronti” non sono corredati dalla capacità di chiedere scusa o di dare il perdono. Peggio ancora è fare entrare i propri figli nelle dinamiche di coppia, sfogando le proprie insoddisfazioni e frustrazioni, o criticando il coniuge con commenti sarcastici e lesivi. Minare agli occhi dei figli l’autorevolezza dell’altro coniuge danneggia anche se stessi, ma soprattutto crea in loro un disamoramento nei confronti di uno dei due genitori e gli mette sulle spalle un fardello enorme che egli non è in grado di sostenere. Così facendo, nasce negli adolescenti l’incapacità di controllare la propria aggressività sottovalutando la possibilità di ferire il proprio genitore o entrambi con i suoi comportamenti. Essi infatti pensano che i genitori siano invulnerabili perché li percepiscono ancora come i supereroi della loro infanzia.

Un legame del genere, per quanto forte, può essere indebolito dai continui attacchi. È quindi necessario soffermarsi a pensare quanto i genitori con i loro comportamenti siano esasperanti per i figli, suscitando in loro reazioni aggressive e spropositate. Infatti atteggiamenti che tendono a sminuire il coniuge, irosi, caratterizzati da giudizi sprezzanti, senza dare al figlio il diritto di replica o di poter affermare il proprio parere vengono percepiti dagli adolescenti, che non hanno ancora sviluppato quelle sovrastrutture mentali di mediazione, come veri e propri attacchi. Ma diventano ancora più forti ed ingestibili quando rappresentano l’unico modo di rapportarsi ad essi.
Il rispetto in famiglia deve essere la conditio sine qua non per qualunque tipo di comunicazione. Quando questo viene meno è necessario sforzarsi affinché venga ripristinato da parte di tutti, poiché quella che all’inizio è solo una crepa nel muro, a lungo andare corre il rischio di allargarsi e far crollare tutto.
I problemi coniugali vanno affrontati nella coppia, lasciando fuori il resto della famiglia, non vanno scaricati sui figli nel vano tentativo di alleggerirsi o di trovare un alleato, o una soluzione che difficilmente arriverà così facendo.

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Pasquale Saviano

Psicologo - Psicoterapeuta
Specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapia Psicanalitica
Corso Europa, 12 - Frattamaggiore (NA)
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